Tav, Zita: la mia sostituzione è immotivata
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Tav, Zita: la mia sostituzione è immotivata

«Lasciai per spirito servizio», ha detto l'architetto sostituito nel 2012 nel progetto del nodo toscano del Tav. Lorenzetti lo definiva «terrorista».

Tav, Zita: la mia sostituzione è immotivata
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18 Settembre 2013 - 15.12


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“La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio”: così, oggi, l’architetto Fabio Zita ha ricostruito la sostituzione subita nel luglio 2012 da capo dell’ufficio Via.

È lui quello che [url”Maria Rita Lorenzetti”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49030&typeb=0&Inchiesta-Tav-arrestata-l-ex-presidente-dell-Umbria[/url] definisce “stronzo” e “terrorista”. Vicenda che secondo l’inchiesta della procura di Firenze e le valutazioni del gip, giudice Pezzuti, avvenne per pressioni della “squadra” della presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti sulla Regione Toscana.

Non solo: ma, annota il gip, il nuovo dirigente dell’ufficio sarebbe stato “calato dall’alto” con “nomina prima di una plausibile ragione tecnica” tanto che lo stesso dirigente avrebbe ammesso di non essersi mai occupato di impatto ambientale e ancora meno di rifiuti. Tra i progetti, l’ufficio Via, si stava occupando di rilasciare un parere sui lavori per il tunnel Tav di Firenze e l’architetto Zita, forte di pareri tecnici precisi, era contrario al desiderio di Italferr e consorzio Nodavia di far passare le terre di scavo del tunnel come sottoprodotti edili, anziché di considerarli rifiuti essendo una miscela semifluida di terra e additivi chimici come la bentonite.

Nell’estate 2012 “mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi ad un’altra esperienza lavorativa – racconta oggi Zita -. Gli dissi che non gradivo questa impostazione e poi scrissi una lettera di due pagine a lui e alla direzione del personale della Regione” esprimendo “una serie di eccezioni” quindi “venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale”.

Il 3 luglio 2012 Zita era fuori dall’ufficio Via della Toscana “dopo avervi lavorato 18 anni come dirigente avendo vinto un concorso – ricorda l’architetto – Ho valutato 950 progetti, solo meno del 10 per cento. Non ho mai perso un contenzioso, mi sono occupato di due leggi regionali”.

E le pressioni sul parere sulle terre di scavo? “Mi volevano prendere per stanchezza: arrivavano continuamente richieste di relazioni esplicative, di promemoria e altri documenti, che mettevano in difficolta’ l’ufficio, tuttavia coi miei collaboratori rispondevamo a tutto”, dice Zita.

“Diciamo che ero molto attenzionato, ci venivano chiesti continui approfondimenti”. “Il parere sulla Via si esprime è frutto del lavoro di tanti soggetti, è parere interdisciplinare” che dice se ci sono le condizioni per la compatibilità ambientale di un’opera. “Inoltre una volta al mese venivano fatti briefing con il dirigente e con gli assessori competenti di volta in volta in cui sintetizzavo le criticità dei singoli progetti”.

Per altri progetti, tra cui l’eolico nel Pisano, che l’ufficio Via doveva valutare nel periodo 2008-2009, la famiglia di Zita ha ricevuto minacce di morte e su questo è stata riaperta un’inchiesta specifica della procura di Firenze. “Ma continuo a lavorare con lo stesso spirito di servizio – dice Zita – Sono amareggiato ma non sorpreso. Da 30 anni a ora la situazione è molto peggiorata. Ora non ho fiducia in questa politica, in questa pubblica amministrazione per come è organizzata e per chi ci sta intorno: ci sono interessi e appetiti troppo grandi, è lo specchio dei tempi”.

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