Le confidenze di Amanda al suo amico di penna
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Le confidenze di Amanda al suo amico di penna

Amanda Knox scriveva lettere al giornalista del Guardian, del quale si fidava e con il quale parlava di tutto, ma non del crimine per il quale era stata condannata.

Le confidenze di Amanda al suo amico di penna
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27 Aprile 2013 - 09.58


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di Simon Hattenstone

Ho scritto di Amanda Knox dopo aver intervistato la madre, Edda Mellas, nel settembre 2009. A quei tempi Amanda era stata in carcere, in Italia, per quasi due anni, accusata di aver ucciso la studentessa Meredith Kercher.

Mandai una copia della mia intervista ad Amanda, che mi rispose per ringraziarmi, dicendo che nel mio pezzo poteva ascoltare la voce della madre. Mi ha detto che le piaceva molto “Guardian Weekend”, in particolare la sua moda e le ricette.

Knox disse di aver notato una penna diversa dai soliti giornalisti, nei quali aveva perso la fiducia per come l’avevano trattata dopo il suo arresto.
C’era qualcosa di infantile e di ingenuo nella lettera di Amanda Knox: la scrittura arrotondata, il suo disegnare il contorno della propria mano sulla carta, disse che sentiva che la sua vita era nelle mani di altri e lo fece citando le canzoni dei Beatles “Let it be” e “Here Comes The sole” e chiuse quella lettera dicendo: “I know I am not alone even when I am alone” (lo so che non sono sola anche quando sono sola).

Dopo di che, le ho inviato le copie della rivista. Lei rispondeva, commentava gli articoli, dicendomi quello che stava facendo.
A volte, è possibile avvertire il suo timore nelle lettere. Poco prima del suo appello, ha detto che sognava il tribunale e che si sentiva morta dentro. Si preoccupava che quando sarebbe stata rlasciata sarebbe stata come uno zombie, solo un guscio.

Nella lettera successiva si scusò per suonare così miserabile, perché il suo stato d’animo solitamente è ottimista.
Le piaceva sapere dei miei figli, delle vacanze che stavamo programmando. Un giorno mi disse che aveva appena letto On The Road di Jack Kerouac e le era venuta voglia di viaggiare. Da sempre avrebbe voluto percorrere il Pacific Crest Trail dalla cima di Washington alla fine della California.

Con il passare del tempo le sue lettere divennero più elaborate con una calligrafia fantasiosa e simboli che evocavano un senso di libertà: un uccello, una farfalla o un fiore.

Lei raramente ha parlato del crimine per il quale è stata condannata, preferendo concentrarsi sulle zanzare in carcere, sul canto hippy, sul suonare la chitarra in chiesa e il visitare la nonna che sembrava sempre più fragile. Parlava della morte del cane di famiglia, della pallavolo femminile, dello studio nel pomeriggio e del suo bel compagno di cella.

Uno dei momenti più positivi per Amanda, è stato quando la sua amica Madison è venuta a vivere a Perugia, per tenerle compagnia. L’atto di amicizia e di sacrificio sembrava dare alla Knox una rinnovata speranza e un nuovo obiettivo.
Nel marzo 2010 è stato riferito che Rudy Guede, l’uomo che era stato condannato nell’ottobre 2008 per l’omicidio Kercher, aveva confessato a un compagno di cella di essere stato l’unico assassino.

Chiesi a Amanda se questo le avesse ridato un po’ di speranza. Mi disse di no, che non voleva essere assolta per sentito dire o perché qualcuno aveva detto qualcosa, ma voleva essere assolta perché era innocente.

Amanda Knox è stato rilasciata nel mese di ottobre 2011. Non siamo più penfriend, ma siamo amici via email. Per lei questo sembra essere stato un anno positivo, a studiare e scrivere il suo libro, ma l’ha devastata il solo sentire che potrebbe esserci un nuovo processo.

Nell’ultima email mi ha detto che aveva iniziato dei corsi di autodifese per aiutare il suo cervello a superare determinate situazioni spaventose.
Chiede spesso di me. La settimana scorsa le ho raccontato che avevo visitato una miniera di carbone a Easington, County Durham, dove gli ex minatori festeggiano la morte di Lady Thatcher che avevano provocato il caos nella loro industria. Lei ha risposto dicendomi che ne aveva sentito parlare, ma non avrebbe mai potuto capire come qualcuno possa festeggiare la morte di qualcun altro.

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