Casa Impastato diventa un bene culturale
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Casa Impastato diventa un bene culturale

La casa in cui hanno vissuto Peppino Impastato e sua madre Felicia è stato dichiarato "bene culturale". E' la prima volta che accade a un luogo simbolo della lotta alla mafia.

Casa Impastato diventa un bene culturale
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7 Dicembre 2012 - 20.03


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La casa di Peppino Impastato, dove ha vissuto con la sua famiglia,e quindi anche con sua madre Felicia, è diventato un “bene culturale”. Oggi il presidente della Regione Rosario Crocetta ha scoperto la medaglia che riconosce a un posto già diventato nella coscienza collettiva del paese un simbolo della lotta alla mafia e un luogo di pellegrinaggio, un vero e proprio riconoscimento istituzionale. A suo modo è un passaggio storico perché in Italia – ebbene sì – non esistono altri riconoscimenti del genere per dei luoghi che rappresentino la lotta alla mafia. Forse perché non ne esistono molti.

La cerimonia si è svolta nel giorno dell’anniversario della morte di Felicia Impastato, la mamma di Peppino, una data non causale non solo per l’anniversario,ma perché è stata donna Felicia a tenere quella casa aperta, a tenere viva la memoria del figlio e della sua coraggiosa battaglia nella piccola, infliltratissima Cinisi, come ha ricordato l’altro suo figlio, Giovanni, che oggi porta avanti la battaglia attraverso numerose iniziative.

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Crocetta ha percorso i famosi “cento passi” che separano la casa di Peppino da quella del boss Badalamenti “Toro Seduto”, come lo chiamava Peppino dalla sua Radio libera, che oggi è stata sequestrata ed è la sede dell’Associazione Peppino Impastato e Casa della Memoria.

“Il riconoscimento che ha ottenuto
oggi casa della memoria viene da lontano, da quando 34 anni fa
mia madre Felicia decise di tenere aperte le porte di questa
casa per non dimenticare mai. E questa casa rappresenta la sua
eredità, un patrimonio simbolo della lotta alla mafia e oggi
e’ un momento storico perché è la prima volta che si riconosce
un bene culturale con la questa motivazione – ha detto Giovanni – Noi non ci siamo limitati al ricordo di Peppino – ha proseguito
il fratello – ma abbiamo perpetuato il suo esempio, assumendoci
la responsabilità della sua memoria”

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