Il pensionato più ricco d’Italia restituisce un milione
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Il pensionato più ricco d’Italia restituisce un milione

Felice Crosta, burocrate d’oro della Regione siciliana, persa la causa firma la conciliazione: 200 mila euro li ha già restituiti, il resto con trattenute di 17mila euro al mese.<br>

Il pensionato più ricco d’Italia restituisce un milione
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18 Ottobre 2012 - 16.05


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Alla fine, Felice Crosta il burocrate d’oro, simbolo della casta dei colletti bianchi, dopo l’ultima sentenza sfavorevole, dovrà restituire oltre un milione di euro. Ha già firmato un accordo, impegnandosi a restituire a rate quanto illegittimamente percepito negli anni scorsi. Ha già versato un acconto di 200 mila euro. E ha accettato di versare la cifra rimanente con una “piccola” trattenuta in busta paga per i prossimi cinque anni:17 mila euro al mese. Una cifra che comprende gli interessi maturati nel frattempo. Pensione “alleggerita”, dunque, per l’ex dirigente, che adesso può contare “solo” su 3.500 euro al mese. Crosta ha dovuto dire addio alle cifre iperboliche che gi erano state accordate a fine carriera alla Regione: quasi 500 mila euro all’anno (lordi), 41 mila euro al mese, più o meno 1.400 al giorno.

Felice Crosta, il pensionato più ricco d’Italia, in effetti aveva dovuto dire addio già a luglio alla speranza di mantenere la sua pensione da favola. Un caso che Globalist aveva raccontato e che aveva avuto eco nella stampa nazionale. Mezzo milione di euro annui, 1.400euro al giorno, più del governatore di Bankitalia o di giudice della Consulta. Felice Crosta quel trattamento l’aveva difesa con tutta la sua forza. “Io ho lavorato per 45 anni, non è un regalo…”, si difendeva il pensionato d’oro. Da quando, nel 2006, si era dimesso, dopo pochi mesi, da capo dell’Agenzia per i rifiuti, incarico che gli aveva affidato l’allora presidente della Regione Totò Cuffaro, del quale Crosta era stato un fedelissimo.

Lo stipendio da 460 mila euro l’anno, percepito per un breve periodo, gli era valso una base pensionabile in forza di una leggina che l’Assemblea Regionale Siciliana aveva fatto uscire dal cilindro a fine 2005, alla vigilia della nomina di Crosta. Archiviato Cuffaro, il dirigente era entrato in conflitto con la nuova giunta di Raffaele Lombardo e in particolare con l’ex assessore Caterina Chinnici. La Regione si era opposta alla liquidazione della maxi-pensione, riconoscendo solo 219 mila euro. Crosta si era però rivolto alla Corte dei conti che in primo grado aveva riconosciuto dato ragione a Crosta.

Nel dicembre 2011 l’appello aveva però ribaltato il verdetto, stabilendo che al manager pubblico dovesse essere riconosciuta una pensione commisurata all’indennità percepita prima della “preziosa”leggina: 227 mila euro annui, metà di quanto percepito da Crosta. A quel punto la Regione si era subito mossa per chiedere indietro oltre un milione di euro di arretrati, cominciando con il trattenere a Crosta una piccola quota, pari al quinto dello stipendio. Il dirigente, pur dicendosi disponibile a una rateizzazione, aveva chiesto una rateizzazione del debito.

Nell’attesa si era rivolto alla Cassazione, contestando la composizione del collegio che gli aveva dimezzato l’indennità. Un cavillo che avrebbe potuto annullare la sentenza della magistratura contabile e restituire al burocrate il suo mega-assegno. A luglio,la sentenza della Cassazione. Incassata la sconfitta, per evitare la temuta Equitalia, Crosta ha accettato la conciliazione.Pazienza.

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