Caso Sallusti e le tentazioni da Casta
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Caso Sallusti e le tentazioni da Casta

Una opinione alternativa ma anche ragionevole che ci arriva da Lugano dove forse non tutti gli anarchici sono fuggiti via. Voce di giornalista esule. [Federico Klausner]

Caso Sallusti e le tentazioni da Casta
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28 Settembre 2012 - 10.42


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Caso Sallusti: vorrei esprimere un’opinione un po’ fuori dal coro.

• Quando era direttore di Libero, è stato pubblicato un articolo, che accusava il giudice Cocilovo di procurato aborto di una minorenne.

• Tale articolo era firmato con uno pseudonimo. Quindi la responsabilità ricade sul direttore responsabile (se no perché si chiama così?).

• Cocilovo ha intentato causa per diffamazione, dichiarandosi disposto a rimettere la querela in cambio di un articolo di scuse e del versamento di 20.000 € in beneficenza.

• Non avendo ricevuto né uno né l’altro la causa è arrivata alla naturale conclusione. Cocilovo ha dimostrato che la notizia era falsa e quindi Libero è stato condannato alle pene previste dalla legislazione vigente.

• Anche a mio parere non dovrebbe essere previsto il carcere, neppure per un reato che non è di opinione, come si tenta di far passare, ma di diffamazione. Semmai una sanzione pecuniaria molto più elevata, magari proporzionale percentualmente al fatturato, in modo da dissuadere anche i soggetti facoltosi.

• Sallusti dimettendosi e rifiutando la richiesta di affidamento ai servizi sociali vuole denunciare la incongruità di questa legge già riconosciuta da un Parlamento che è tanto impegnato in ruberie da non essere riuscito a modificarla.

• La posizione della “vittima” Sallusti ha a mio parere finalità politiche di attacco alla magistratura e prepara gli argomenti per la futura campagna elettorale.

• La domanda che avrei voluto sentire dai colleghi, ma che nessuno ha fatto è: perché, sapendo che la notizia era falsa, Sallusti non ha pubblicato un articolo di rettifica e versato in beneficenza quanto richiesto per rimettere la querela?

La nostra “casta” di giornalisti chiude gli occhi, preferendo la difesa a oltranza di una malintesa immunità. Ultimo quesito, perché non risulta alcuna censura da parte dell’ordine?

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