Bella Ciao per una pubblicità, l’Anpi insorge
Top

Bella Ciao per una pubblicità, l’Anpi insorge

L'associazione nazionale dei partigiani italiani non ha gradito l'uso della canzone popolare - simbolo della Resistenza - in pasto alla pubblicità.

Bella Ciao per una pubblicità, l’Anpi insorge
Preroll

redazione Modifica articolo

19 Settembre 2012 - 23.12


ATF

Si arrabbia l’Anpi – associazione nazionale partigiani italiani – per l’uso “assolutamente improprio” della canzone popolare “Bella ciao”, diventata l’inno della Resistenza e del movimento partigiano italiano. Si arrabbia perché l’azienda Agenti.it, ha avuto la bella pensata di promuovere la propria attività utilizzandoil motivo della canzone, su un testo, oltretutto, monotono. “Se sei un’azienda – non solo – e cerchi agenti – e io li cerco – devi andare sul sito di Agenti.it. Se sei un’azienda – non solo – e cerchi agenti di commercio, vai su Agenti.it”.

L’Anpi, che ha visto nella pubblicità un uso dissacrante di un inno che rappresenta un valore per la “nostra Repubblica”, reagisce e attraverso le dichiarazioni di Luciano Guerzoni, vicepresidente dell’associazione, fa sapere: “Si tratta di un uso assolutamente improprio di una sigla musicale che ha grande rilevanza etica e nazionale, non solo per noi dell’Anpi, ma per tutto il Paese. Sia chiaro che non ho nulla contro gli agenti commerciali, ma bisognerebbe evitare di strumentalizzare e piegare a esigenze privatistiche questi simboli”.

Leggi anche:  L'algoritmo del successo: svelato il fascino segreto di una melodia

E uno dei responsabili della comunicazione, Davide Ricci, si difende: “Volevamo creare semplicemente un tormentone che avesse una melodia orecchiabile”. “Sinceramente – aggiunge – non abbiamo pensato che potesse infastidire qualcuno e la nostra iniziativa non ha alcun significato politico”. Una scelta del tutto casuale, dice ancora Ricci, che anticipa: “La prossima canzone sarà infatti ‘Fra Martino campanaro’. Speriamo non se la prendano i preti”.

[url”[GotoHome_Torna alla home]”]http://www.globalist.it/[/url]

Native

Articoli correlati