La chiusura della redazione di Wired Italia segna un passaggio significativo per il giornalismo culturale e tecnologico. La decisione del gruppo Condé Nast, comunicata dal Ceo Roger Lynch, arriva in un momento simbolico: durante lo sciopero dei giornalisti italiani per il rinnovo del contratto.
Fondata da Riccardo Luna e oggi diretta da Luca Zorloni, Wired Italia ha rappresentato per anni un punto di riferimento nel racconto dell’innovazione. Tra carta, digitale ed eventi come il Wired Next Fest, la testata aveva costruito un ecosistema editoriale articolato.
Nonostante segnali positivi nel 2026, la testata è stata considerata marginale nei ricavi globali e non sufficientemente redditizia. Emerge così una tensione tra valore culturale e sostenibilità economica, sempre più centrale nel sistema dei media. A complicare il quadro, il riferimento all’intelligenza artificiale nella riorganizzazione aziendale. L’AI viene vista come strumento per accelerare la produzione, ma apre interrogativi sul ruolo del giornalismo umano.
Il rischio è una standardizzazione dei contenuti, con traduzioni automatiche al posto di redazioni locali. Non è solo una questione occupazionale, ma culturale: viene messa in discussione la capacità dei media di interpretare i contesti. La chiusura di Wired Italia diventa così un caso emblematico delle trasformazioni in atto. Raccontare l’innovazione, oggi, sembra sempre più difficile proprio per chi dovrebbe farne la cronaca.