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Doppio allarme sulla Rai di Corte dei Conti e sindacati: intervengano Governo e Parlamento

Dopo un anno di gestione Fuortes non si sono visti miglioramenti, ma abbiamo assistito all’imbarazzante retromarcia dell’amministratore delegato che aveva annunciato cambiamenti a informazione e talk show salvo poi fare marcia indietro

Doppio allarme sulla Rai di Corte dei Conti e sindacati: intervengano Governo e Parlamento
Rai

Michele Anzaldi

1 Luglio 2022 - 12.55


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l doppio allarme della Corte dei Conti e dei sindacati unitari sulla gestione della Rai richiede un intervento immediato di Governo e Parlamento. La commissione di Vigilanza convochi il magistrato contabile vigilante sulla Rai, che ha scritto nella sua relazione che la Rai deve eliminare sprechi e inefficienze, e convochi i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fnc Ugl, Snater Libersind che, in maniera unitaria e per ben due volte in pochi giorni, hanno paventato rischi di sopravvivenza per il servizio pubblico, alla luce dell’attuale gestione.

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Dopo un anno di gestione Fuortes non si sono visti gli auspicati miglioramenti, addirittura abbiamo assistito all’imbarazzante retromarcia dell’amministratore delegato che in Vigilanza aveva annunciato i tanto attesi cambiamenti all’informazione e ai talk show, dopo i disastri su novax e Russia, salvo fare marcia indietro al momento di presentare i palinsesti. Buio fitto anche sui conflitti di interessi degli agenti: la risoluzione approvata all’unanimità in Vigilanza, ormai 5 anni fa, continua a non essere applicata, vediamo che interi palinsesti di rete sono affidati a questo o quell’agente, con i conflitti di interessi che sono addirittura aumentati invece di diminuire.

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Basti vedere il nuovo show appena partito su Rai2, Tim Summer Hits, dove secondo il sito VigilanzaTv ben 11 artisti su 22, compresa la conduttrice, sarebbero riconducibili alla stessa agenzia dello spettacolo, che peraltro produce anche il programma. Altro che rispetto del tetto del 30% di artisti con lo stesso agente. Abbiamo visto anche forzature immotivate, come l’aver posto un talk show quale “Che tempo che fa” sotto la direzione Cultura ed Educational, decisione che rende di fatto impossibile che possa continuare ad ospitare politici.

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A lanciare l’allarme sulla Rai è addirittura Pier Silvio Berlusconi, che ha puntato il dito contro gli sprechi in Rai e si è chiesto come sia possibile che la tv pubblica abbia pagato quasi il triplo i diritti dei Mondiali di Calcio rispetto a quando, 4 anni fa, se li accaparrò Mediaset. I diritti 2022 sono costati alla Rai 180 milioni, senza mettere nessuna clausola sulla partecipazione dell’Italia, mentre Mediaset per i mondiali 2018 in Russia, senza la nazionale italiana, aveva speso 70 milioni di euro. Come ha ricordato il presidente di Mediaset, nel 2022 il consumo di tv lineare in Italia diminuisce del 5% rispetto al 2019 ma il calo viene più che compensato dagli effetti positivi della total audience: tra gennaio e maggio 2022 Mediaset ha una media di 1,745 milioni di video visti al giorno rispetto ai 530.000 della Rai.

Come è possibile che su questo Viale Mazzini sia ancora così in ritardo? Non a caso Mediaset è tornata a chiudere i bilanci in utile, mentre la Rai è in profondo rosso e per far quadrare i conti pensa addirittura a smantellare e svendere il proprio patrimonio, a partire dalle torri di Rai Way e le sedi come Viale Mazzini. A proposito di Rai Way, il prossimo 7 luglio il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti sarà di nuovo in commissione di Vigilanza: in quell’occasione sarebbe opportuno riprendere la proposta avanzata dal ministro di affidare le torri ad una società terza, indipendente, a prevalente capitale pubblico, che garantisca questa infrastruttura strategica per il Paese.

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