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Cartabianca, come l'ossessione dello share porta Bianca Berlinguer ad inseguire Barbara D'Urso

Dall'ossessione all'incubo il passo è breve soprattutto se lo share lascia a desiderare, come nel caso di Cartabianca sempre dietro a Floris, il più delle volte anche dietro a Mario Giordano che dalla sua ha forse uno strillo ancora più penetrante.

Cartabianca, come l'ossessione dello share porta Bianca Berlinguer ad inseguire Barbara D'Urso

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7 Aprile 2022 - 18.50


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di Adelmina Meier
Forse non è un caso che chiasso e polvere attorno a Cartabianca di Rai3 si siano sollevati alla vigilia del nuovo ciclo di “Che ci faccio qui”, di Domenico Iannacone. Sono le due cose più distanti che si possano avere, oggi, mettendosi davanti alla tv. Quello che propone Domenico Iannacone è un racconto, un viaggio per conoscere e per capire. Nella tradizione – in grandissima parte smarrita – della televisione italiana, direi della cultura italiana che la tv dovrebbe contribuire a rinsaldare e rinnovare insieme. 

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In Domenico Iannacone, protagonisti sono immagini e voci, la centralità è del Paese reale, attori sono le periferie, non solo urbane ma soprattutto umane, l’ambiente, la legalità, l’accoglienza, i sentimenti, e tra questi la pietas, anche questa sempre più spesso la troviamo nelle cose smarrite. “Che ci faccio qui” è un viaggio che ci cattura, ci imbarca, fa sosta nelle fragilità e vulnerabilità dell’uomo, ma anche nella forza di rialzarsi, magari prendendo la mano di chi, coraggioso testimone della pietas, quella mano la offre. Sentimenti e vita vera, non chiacchiere, non un falò delle vanità.

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Racconto, dunque, prezioso. E se avessimo la possibilità di chiedere e ottenere al Servizio Pubblico, avremmo chiesto un viaggio di Iannacone, con questa sua cifra rara, anche nell’umanità attraversata dalla guerra. Non l’avremo, peccato.                                                                                 
   Al confronto con quello di cui abbiamo or ora parlato, Cartabianca e tanti altri spazi tv cosa appaiono.   

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  All’indomani della messa in onda di questo o quell’altro salottino televisivo ( Cartabianca compreso ) è utile scorrere quanto viene scritto sui social. Molti commenti appaiono una sorta di Tripadvisor, coi post che sono l’equivalente delle recensioni dopo una pizza, sulla pizza, sul servizio in sala. Ne ricordo uno dei tanti incrociati. Si leggeva: “I talkshow ormai sono un teatrino per variegate personalità bordeline”. Letto questo, si potrebbe passare oltre e chiudere le polemiche – a mio parare costruite ad arte – sollevate da due, tre settimane attorno al famoso professor Orsini. Dove Orsini ( senza restituirlo alla montagna ) ha preso il posto di Mauro Corona nella testardaggine della conduttrice, convinta nel risultato della sua crociata da una vecchia, quasi dovuta, tolleranza dai vertici di viale Mazzini.             

L’ossessione di Cartabianca, ma non solo dell’appuntamento del martedì sera di Rai3, è lo share. Dall’ossessione all’incubo il passo è breve soprattutto se lo share lascia a desiderare, come nel caso di Cartabianca sempre dietro a Floris, il più delle volte anche dietro a Mario Giordano che dalla sua ha forse uno strillo ancora più penetrante.

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Teatro nel teatro, le polemiche sull’affaire Orsini che a Cartabianca si occupa di bambini, bombe e dittatura con una sua particolare ricetta difficilmente inquadrabile in una corrente della pedagogia, hanno regalato anche uno scontro in famiglia Berlinguer. Con Luigi che, raggiunto dal Foglio, della conduttrice di Cartabianca dice “Protegga il cognome che porta, mi dispiace sentire che nel suo programma c’è spazio per gli svalvolati”. Questo e tant’altro affidato al Foglio, tanto da scatenare le ire della conduttrice. Lo si intuisce da una successiva dichiarazione “riparatrice” dello stesso Luigi Berlinguer. In premessa dice di aver provato a chiamare, a spiegarsi ma senza risposta. E allora, Luigi Berlinguer si scusa con Bianchina e ne tesse le lodi, precisando che quel cognome da difendere non è stato mai utile alla presentatrice di Cartabianca, brava di suo. Amen. Fatti di famiglia che poco interessano all’economia delle cose di cui si parla. Pochissimo interessa pure la difesa offerta da Cuperlo, che di Cartabianca era ospite nell’ultima performance di Orsini quella sui bambini felici in dittatura. Vabbè, ci sta, se una persona è educata come Cuperlo ci sta.                   

 Diatribe familiari, scambio di cortesie, a parte, il Servizio Pubblico anche in questa vicenda appare allo sbando. Probabile che per le passate esperienze l’AD della RAI in tv segua con più trasporto la Turandot o Bolla, e che poco si accorga di come tutto o quasi si stia sfilacciando: contratti senza controllo, fatti e poi stracciati e disconosciuti, capricci a palate, via vai degli stessi ospiti sempre, quasi appartenessero ad un menu fisso. Manca una linea editoriale, la sintesi di un progetto culturale, sia nell’intrattenimento che nell’informazione. I cambiamenti annunciati si dimostrano inadeguati ancor prima di dispiegarsi. Fasce o canali poco cambierà. Nei talk si continua a fare confusione tra libertà di parola e parole in libertà. Gli spazi in palinsesto non appaiono – come invece dovrebbero – tasselli di un progetto, ma solo una serie di stand in un suk chiassoso.

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“Cartabianca – dice Marco Zonetti, critico televisivo – pare essersi trasformato in una sorta di epigono dei programmi di Barbara D’Urso, con la differenza che quest’ultima non pretende di fare informazione né tanto meno si fregia indebitamente delle prestigiose mostrine del Servizio Pubblico”.

Per il direttore di Vigilanzatv, ” si ha sempre più l’idea che il talk di Rai3, l’unico in prima serata sui canali generalisti della Rai, sia una sorta di teatrino dove vale tutto, dove tutti fanno come vogliono”, dove, appunto, “si scambia la libertà di parola con le parole in libertà”. In questo teatrino – aggiunge Marco Zonetti – la missione di informare parrebbe finita in secondo piano rispetto alla smania di audience tout court. Per il critico televisivo si assiste così, impotenti, a “diatribe mediatiche a colpi di dichiarazioni a mezzo stampa che non portano a nulla” e allontanano i telespettatori che si ritrovano puntualmente il canone in bolletta.

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E i vertici Rai? E l’Amministratore Delegato con quel suo decisionismo ad intermittenza ma sensibile agli input di sempre? E la Presidente, è effettiva o onoraria?

Ma c’è una nota positiva, finalmente la Commissione Parlamentare di Vigilanza dice la sua, pare cogliere l’occasione offerta dall’affaire Orsini per piantare alcuni paletti su un tema che ha registrato fin qui solo la caparbietà del suo segretario, Michele Anzaldi. Udite, udite, la Commissione di Vigilanza si è decisa a regolamentare il passaggio degli opinionisti nei programmi di approfondimento e nei talk politici. Proprio VigilanzaTv.it pubblica in esclusiva il testo inviato dal Presidente della Commissione, Alberto Barachini a senatori e deputati che ne fanno parte. La discussione è prevista per la prossima settimana.                           

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In sintesi, vengono esclusi i “tuttologi”, si dovrà favorire la reale competenza, assicurare una rotazione delle presenze che favorisca la pluralità delle voci. Niente più la stanca sfilata dei soliti noti, “di amici, amichetti, amiconi, cognati, cugini, comari e compari”, aggiunge VigilanzaTv.  Andranno privilegiate, poi, le presenze a titolo gratuito, scoraggiata la disinformazione. La parte più importante delle indicazioni della Commissione di Viigilanza ci riportano al teatrino di cui sopra. Dice, infatti, il documento anticipato dal sito di Marco Zonetti: “Non si dovrà favorire la rappresentazione teatrale degli opposti e delle contraddizioni alla ricerca della spettacolarizzazione e del dato di ascolto”. Il Direttore di Rai 3 Franco Di Mare si prende una soddisfazione. Noi tutti speriamo.

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