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Parliamo di aborto negli Usa per non parlare delle ingiustizie italiane sull'aborto

Perché se volessimo davvero parlare di aborto dovremmo parlare dell’ingiustizia profonda di un tasso di obiezione di coscienza che supera il 70% e la legge 194 è disapplicata

Parliamo di aborto negli Usa per non parlare delle ingiustizie italiane sull'aborto
Proteste per la mancara applicazione della legge sull'aborto

Valentina Mira

28 Giugno 2022 - 18.26


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di Valentina Mira

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È di pochi giorni fa la sentenza della Corte Suprema statunitense che di fatto rende illegale l’aborto negli Usa. 

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Ora: il dibattito che si è scatenato, e che sembra già scemato, in Italia ha avuto qualche elemento ricorrente. Si è usata questa notizia per dimostrare che gli Stati Uniti sono un pessimo modello culturale e politico (caduta dal pero, indignazione); niente di meno che una strumentalizzazione che ha spostato il discorso per il tempo di un tweet. Già sapevamo che gli Usa non sono degni di assurgere a modello culturale e politico, e che la loro supremazia internazionale nel nostro quadrante di mondo non si basa certo sul “merito”. 

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Poi si è usata retoricamente l’arma dei casi limite. Quindi – da chi non sa neanche cosa sia e quanto sia difficile da denunciare – si è continuato a strumentalizzare il fatto che non è concesso neanche l’aborto in caso di gravidanza indesiderata dopo uno stupro. Perché, negli altri casi va bene negarlo? La gravidanza indesiderata dev’essere per forza una punizione? E per non essere maltrattate dalla legge bisogna non essersela cercata, quella gravidanza? Se sei rimasta incinta dopo una più o meno degna scopata consenziente l’aborto diventa meno difendibile? Ma per cortesia. Di nuovo, si sposta il discorso su altro. Si è infine parlato di armi, e della contraddizione tra armi legali e facilmente reperibili e uno sbandierato quanto falso “rispetto per la vita”; peccato che, di nuovo, la vita non rispettata dalla decisione della Supreme Court non sia quella di chi subisce la presenza di quelle armi, ma quella delle donne private del diritto di abortire. È esattamente quello il diritto alla vita e alla salute sul cui cadavere si sta saltando sopra con le scarpe sporche, non altri. Troppo difficile anche ammettere questo? Troppo più divertente parlare di sparatorie che di donne che fino a pochi decenni fa anche in Italia abortivano perfino infilandosi dentro un rametto di prezzemolo? 

La verità è che in Italia si sta parlando di aborto per parlare di altro. Per dimostrare che gli Usa fanno schifo, per dimostrare che le armi così facilmente reperibili sono un’aberrazione, per dimostrare che la questione di classe esiste ed è una chiave di lettura necessaria del discorso femminista e del mondo in generale (molti di noi lo sapevano già, grazie). Parliamo di tutto, qui, tranne che di aborto. 

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Perché se volessimo davvero parlare di aborto dovremmo parlare dell’ingiustizia profonda di un tasso di obiezione di coscienza che supera il 70%. Del fatto che questo vuol dire di fatto che in troppi posti la l.194/1978 è già disapplicata. In Molise, per dire, c’è il 96% di medici obiettori. È proprio in Italia che Bergoglio definiva i non obiettori di coscienza “dei sicari”. Qua commentando gli Usa si parla di ritorno al Medioevo senza ricordarsi che nel Medioevo per la chiesa cattolica il feto non aveva un’anima. Poi ha cambiato idea, precisamente (data non casuale) nel 1968, con l’enciclica di Paolo VI contro l’aborto. 

Se dovessimo parlare di aborto e di leggi infami dovremmo ricordare che nel 2016, l’anno in cui veniva eletto Trump negli Usa e dalle colonne dei giornali proveniva lo stesso grido allarmato sulla civiltà occidentale in decadenza che abbiamo sentito in questi giorni, da noi veniva cambiata la legge sull’aborto clandestino, introducendo un meccanismo che prendeva in giro le donne. Precisamente: si depenalizzava l’aborto clandestino appunto, ma era solo uno scherzo, perché nel frattempo si alzava la sanzione da 51€ a un’ammenda che va dai 5000€ ai 10.000€. Tanto ci doveva, a quanto pare, il paese di Pillon. 

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Lo stesso Pillon che offende quella donna su 4 che ha abortito in Italia, per l’ennesima volta con un post in cui definisce quella statunitense di questi giorni una “vittoria”. Saremmo niente più e niente meno, per uno che non è mai rimasto incinto a meno che non ci abbia nascosto qualcosa (scherzo Pillon, fattela una risata), delle assassine. Magari un giorno a forza di chiamarci così ci diventeremo davvero, chissà. Forse Valerie Solanas aveva solo preso male la mira. 

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