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I vaccini negati sono costati 600mila morti: un crimine "targato" G7

Ad oggi i Paesi del G7 hanno donato ai Paesi più poveri solo il 49% dei 2,1 miliardi di vaccini Covid annunciati. Una promessa che se fosse stata mantenuta, avrebbe consentito di salvare quasi 600 mila vittime

I vaccini negati sono costati 600mila morti: un crimine "targato" G7
Covid in Africa

Umberto De Giovannangeli

25 Giugno 2022 - 12.03


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Quelle promesse inevasi, quegli impegni rimasti sulla carta,  hanno provocato 600mila morti. Seicentomila. Un crimine contro l’umanità “targato” G7.

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Ad oggi i Paesi del G7 hanno donato ai Paesi più poveri solo il 49% dei 2,1 miliardi di vaccini Covid annunciati. Una promessa che se l’anno scorso fosse stata mantenuta, avrebbe consentito di salvare quasi 600 mila vittime del virus nei paesi a basso e medio reddito, circa 1 al minuto.

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 È la denuncia lanciata da Oxfam ed Emergency, membri della People’s Vaccine Alliance (Pva), in occasione del vertice G7 che si apre oggi in Germania.

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 Eloquenti i dati: alcuni Paesi sono molto lontani dal mantenere quanto promesso, come il Canada che ha consegnato solo il 30% dei 50,7 milioni di dosi annunciate, o il Regno Unito con il 39% su 100 milioni, gli Stati Uniti con il 46% su 1,2 miliardi. L’Italia ha fatto un po’ meglio con il 56% su 100,7 milioni di dosi promesse insieme alla Francia arrivata al 57% su 120 milioni, mentre Giappone e Germania raggiungono rispettivamente il 64% su 60 milioni e il 66% dei 175 milioni di dosi.

 Complessivamente i Paesi europei hanno consegnato appena il 56% dei 700 milioni di dosi promesse – hanno detto Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency- Nel frattempo hanno già iniziato ad accaparrarsi scorte della nuova generazione di vaccini per la variante Omicron sviluppati da Pfizer e Moderna. Si ripropone, in altre parole, il circolo vizioso e pericoloso che ha portato all’attuale apartheid vaccinale, con i Paesi poveri che dovranno fronteggiare i nuovi contagi con vaccini sempre meno efficaci”.

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 I Paesi ricchi si sono già assicurati il 55% dei nuovi vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e moderna per omicron

 Gli ultimi dati di Airfinity suggeriscono inoltre che i paesi ad alto reddito potrebbero essersi assicurati oltre la metà (il 55%) dei nuovi vaccini a mRNA per la variante Omicron sviluppati da Moderna e Pfizer/BioNTech, prima ancora che siano stati approvati per l’uso. Cosa che lascia ancora una volta i Paesi più poveri in fondo alla coda. Nel dettaglio si stima che i Paesi ricchi si siano già assicurati il 61% dei 409 milioni di nuovi vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e il 36% dei 113 milioni prodotti da Moderna.

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 “I Paesi ricchi hanno tradito in modo palese le promesse e continuano a farlo. Dopo aver accumulato la stragrande maggioranza delle scorte mondiali per sé stessi, avevano dichiarato di poter donare ai Paesi poveri gli avanzi, ma nemmeno questo hanno fatto – continuano Albiani e Miccio – Hanno lasciato scadere centinaia di milioni di dosi nei magazzini, anche se si trattava di vaccini che avevano deciso di non utilizzare come Johnson, inviando vaccini come Astrazeneca – sconsigliato per gli under 60 – in Paesi con una età media molto giovane. Questi numeri mostrano il totale fallimento del sistema delle donazioni di vaccini, confermando la necessità di quanto chiediamo da 2 anni: consentire la libera produzione di vaccini e terapie direttamente nei paesi a basso e medio reddito, sospendendo i diritti di proprietà intellettuale.”

Con le dosi non consegnate dal G7 sarebbe stato possibile vaccinare il 40% della popolazione mondiale

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Nuovi dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Imperial College London hanno rivelato inoltre che 599.300 decessi avrebbero potuto essere evitati nel 2021, se il 40% della popolazione in tutti i paesi del mondo fosse stato completamente vaccinato e che i miliardi di dosi non pervenuti dai Paesi del G7 sarebbero stati sufficienti per raggiungere quest’obiettivo. 

 I vaccini hanno salvato 450 mila africani, ma ad oggi solo il 18% è completamente vaccinato

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Nonostante una copertura vaccinale così bassa, la ricerca dell’Imperial College dimostra che i vaccini Covid hanno salvato 446.400 vite in Africa e 180.300 nei Paesi a basso reddito. Ad oggi solo il 14% delle persone nei Paesi a basso reddito e il 18% delle persone nel continente africano sono completamente vaccinati, ben lungi dall’obiettivo di avere una copertura del 70% in tutte le nazioni entro la metà del 2022.

Nel frattempo, le nazioni ricche guidate dall’Unione europea e dal Regno Unito hanno imposto nell’ultimo incontro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, un accordo che non prevede la sospensione alla proprietà intellettuale su vaccini, trattamenti e tecnologie che avrebbero consentito ai paesi in via di sviluppo di produrre i propri vaccini generici. Al contrario aggiunge nuovi ostacoli burocratici, proteggendo gli interessi monopolistici e molto redditizi di aziende come Pfizer/BioNTech e Moderna. 

Da qui l’appello della Pva a tutti i Paesi che devono far fronte alla carenza di vaccini, test e terapie, di mettere in atto tutte le iniziative legali e politiche possibili per salvare vite e mettere fine alla pandemia, utilizzando le clausole di flessibilità delle regole del commercio internazionale e aggirando, se necessario, le disposizioni imposte dall’Omc. Al tempo stesso chiediamo con forza che i paesi del G7 non li ostacolino nell’adozione di queste misure.

Milioni di dosi gettate in Africa perché arrivate troppo vicine alla scadenza

“Centinaia di migliaia di vite sono state salvate in Africa grazie ai vaccini, ma altrettante se ne sono perse – concludono Albiani e Miccio – Molti Paesi hanno aspettato un anno per ricevere le prime dosi, poi le hanno ricevute tutte in una volta, spesso così vicine alla scadenza da non poter esser utilizzate, soprattutto in paesi con sistemi sanitari molto fragili. Come successo nel caso dell’1,5 milioni di dosi donate dall’Italia alla Tunisia, lo scorso agosto, a 2 mesi dalla scadenza; o come successo in Nigeria, dove il Governo è stato costretto a gettare 1 milione di dosi appena ricevute. I Paesi in via sviluppo non vogliono dover aspettare l’elemosina, vogliono produrre le proprie dosi e ne hanno diritto; ma di fatto i Paesi ricchi continuano a difendere gli interessi delle società farmaceutiche, un sistema monopolistico che sta rendendo 5 volte più costoso vaccinare la popolazione mondiale e consente a chi detiene I brevetti dei vaccini di realizzare profitti per 1.000 dollari al secondo, come dimostrato dalle ultime ricerche della Pva”. 

 Vaccini a 24 volte il costo di produzione ma l’87% del mondo povero non è vaccinato

Mentre i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno permesso di realizzare utili per 1.000 dollari al secondo e creare 5 nuovi miliardari, meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito. La percentuale di persone con Covid-19 che muore a causa del virus nei Paesi in via di sviluppo è circa il doppio di quella dei Paesi ricchi, mentre ad oggi nei Paesi a basso reddito è stata vaccinata appena il 4,81% della popolazione.

In apertura del meeting annuale del World Economic Forum in presenza a Davos, nel maggio scorso,  Oxfam aveva rilasciato  nuovi allarmanti dati che fotografano scandalose iniquità a livello globale.

“I miliardari a Davos potranno brindare all’incredibile impulso che le loro fortune hanno ricevuto grazie alla pandemia e all’aumento dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, –  aveva rimarcato Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International  – ma allo stesso tempo decenni di progressi nella lotta alla povertà estrema rischiano di essere vanificati con milioni di persone lasciati senza mezzi per poter semplicemente sopravvivere”.

La pandemia ha prodotto 573 nuovi miliardari, uno ogni 30 ore, mentre, quest’anno, un milione di persone ogni 33 ore potrebbe finire in condizione di povertà estrema, vale a dire 263 milioni.

La ricchezza dei miliardari è aumentata, in termini reali, più in 24 mesi di Covid-19 che nei primi 23 anni delle rilevazioni di Forbes ed è ora equivalente al 13,9% del Pil mondiale, una quota più che triplicata dal 4,4% del 2000.

“La marcata concentrazione della ricchezza – e di potere economico – nelle mani di pochi è il risultato di politiche di lungo corso, di decenni di liberalizzazioni e deregolamentazione della finanza e del mercato del lavoro, di anni in cui le regole del gioco sono state fortemente condizionate da interessi particolari a detrimento della maggioranza dei cittadini. – aggiungeva  Bucher -Privatizzazioni, emersione di nuovi monopoli, ricorso ai paradisi fiscali e sfrenato arricchimento per pochi; insicurezza, sfruttamento, assenza di diritti e sforzi scarsamente riconosciuti e ricompensati per troppi altri. La pandemia ha esacerbato le disuguaglianze e ridotto sul lastrico molte persone. Milioni oggi non hanno sufficiente cibo o soldi per riscaldarsi. In Africa orientale, una persona rischia di morire di fame ogni minuto. Siamo di fronte a una disuguaglianza paradossale, tossica che rischia di spezzare i legami che tengono insieme la nostra società”.


Per le 5 big dell’energia oltre 2.600 dollari di profitti al secondo

Le imprese nei settori energetico, alimentare e farmaceutico – caratterizzati da situazioni di forte monopolio – registrano profitti da record, mentre i salari rimangono stagnanti e i lavoratori sono esposti a un aumento esorbitante, se paragonato agli ultimi decenni, del costo della vita. Cinque delle più grandi multinazionali energetiche (BP, Shell, Total Energies, Exxon e Chevron) fanno 2.600 dollari di profitto al secondo. 

Profitti record per i monopolisti del cibo

La pandemia ha prodotto 62 nuovi miliardari nel settore alimentare.
Insieme ad altre tre imprese, la famiglia Cargill controlla il 70% del mercato agricolo globale, e ha realizzato l’anno scorso il più grande profitto nella sua storia (5 miliardi di dollari di utile netto), record che potrebbe essere battuto nel 2022. La sola famiglia Cargill conta ora 12 miliardari, rispetto agli 8 di prima della pandemia.

Dallo Sri Lanka al Sudan, i prezzi alle stelle dei prodotti alimentari innescano dissesti sociali e politici: il 60% dei paesi a basso reddito è sull’orlo della crisi a causa del debito; l’inflazione è in aumento ovunque con conseguenze durissime per i lavoratori con basso salario. Rispetto ai paesi più ricchi, in quelli in via di sviluppo si spende più del doppio del reddito per il cibo.

Ricchezza e redditi sempre più concentrati

Oggi, 2.668 miliardari – 573 in più rispetto al 2020 – possiedono una ricchezza netta pari a 12.700 miliardi di dollari, con un incremento pandemico, in termini reali, di 3.780 miliardi di dollari.

I 20 miliardari più ricchi del mondo hanno patrimoni che valgono più dell’intero Pil dell’Africa subsahariana.

Su scala globale, un lavoratore che si trova nel 50% degli occupati con retribuzioni più basse dovrebbe lavorare per 112 anni per guadagnare quello che un lavoratore nel top 1% guadagna in media in un solo anno.

L’elevata informalità dell’economia e i sovraccarichi del lavoro cura hanno tenuto fuori dalla forza lavoro 4 milioni di donne in America Latina e nei Caraibi.

 Le richieste di Oxfam

Oxfam raccomanda ai governi di: Porre fine all’apartheid vaccinale sospendendo i brevetti, favorendo la condivisione di know-how e tecnologia sui vaccini Covid-19, investendo in centri di produzione di vaccini nel Sud del mondo, redistribuendo immediatamente ed equamente le dosi esistenti e mantenendo le promesse di donazione fatte, secondo un calendario concordato che consenta l’implementazione di un’efficace campagna vaccinale nei Paesi a basso reddito; riallocare, a favore dei Paesi vulnerabili, una generosa quota dei diritti speciali di prelievo (Dsp),assicurando la fruibilità senza condizionalità di tali risorse da parte dei Paesi beneficiari, riconoscendone la natura concessionale e il carattere addizionale rispetto ad altri impegni finanziari; introdurre imposte straordinarie sugli extra-profitti pandemici (e sugli extra-profitti delle compagnie energetiche) per finanziare trasferimenti pubblici alle famiglie in difficoltà; accanto a simili interventi solidaristici va inoltre assicurato un serio riequilibrio dei carichi fiscali con un marcato spostamento del carico impositivo dai redditi da lavoro a quelli da capitale, rafforzata la funzione redistributiva dei sistemi fiscali e perseguito il rispetto del principio di equità orizzontale.

Proposte da tempo sul tavolo. Documentate, praticabili. Ma non “neutrali”. Perché cercano di curare gli interessi e i diritti di miliardi di persone i cui interessi e diritti sono oggi giorno negati, violati, annientati da coloro che sulla pelle dei due terzi del pianeta arricchiscono a dismisura. Impegni disattesi, promesse mancate. Costate la vita a milioni e milioni di esseri umani. I responsabili di questi crimini contro l’umanità sono noti, grazie alla puntuale documentazione di organizzazioni come Oxfam ed Emergency. E questo lo sanno bene anche i Grandi del G7. Solo che non vogliono cambiare rotta. Perché imbelli o, peggio, complici.

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