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Papa Francesco e la 'Santa Alleanza' per il Mediterraneo che unisce le religioni

“Figli dello stesso mare. Francesco e la nuova alleanza per il Mediterraneo”. E’ questo il titolo del volume con cui Riccardo Cristiano ricostruisce il magistero mediterraneo di Francesco.

Papa Francesco e la 'Santa Alleanza' per il Mediterraneo che unisce le religioni
Papa Francesco

globalist

24 Marzo 2022 - 18.05


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“Figli dello stesso mare. Francesco e la nuova alleanza per il Mediterraneo”. E’ questo il titolo del volume con cui Riccardo Cristiano ricostruisce il magistero mediterraneo di Francesco. Un viaggio che si sofferma soprattutto sui viaggi nel mondo arabo e il dialogo con l’Islam. La proposta del papa per l’autore è una “Nuova Santa Alleanza” per il Mediterraneo, che questa volta non unisce Stati o potenze, ma le religioni, sottraendole all’abbraccio mortale dei poteri.

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Per questo il volume parla per la prima di una guerra tra Iran sciita e Paesi del Golfo sunnita che è in corso da quarant’anni, attraverso faci diverse. Il suo obiettivo è la conquista militare dell’Islam. Per superarla è fondamentale anche la soluzione della secolare incomprensione euro-araba e islamo-cristiana.

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Il volume  ricostruisce il cammino della fratellanza mediterranea secondo Bergoglio dal 2013 a oggi, ponendo al centro del racconto il Documento sulla Fratellanza Umana firmato nel 2019 da Francesco  e dall’imam  di al-Azhar, la principale università teologica dell’islam sunnita, Ahmad al-Tayyib. Partendo dalla prima esortazione apostolica del papa scritta pochi mesi dopo l’elezione, il volume si sofferma su altri importanti documenti e sui grandi viaggi a Lampedusa, Lesbo, negli Emirati Arabi Uniti, in Egitto, in Marocco, in Iraq. Inoltre viene approfondito il pensiero islamico, quello di riformatori tanti importanti quanto pochi noti in Italia e quello degli opposti integralismi, sia dell’Islam sunnita che dell’Islam sciita.  

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Per gentile concessione dell’Editore ne pubblichiamo uno stralcio. 

Nel nostro mondo c’è un altro mondo, quello degli oceani. Appare un mondo vuoto, uno spazio che separa quelli emersi. Ma tra gli oceani che dividono terre diverse e molto lontane c’è un mare chiuso che, come una cerniera, unisce tre continenti: Europa, Asia e Africa. Collega deserti che arrivano al mare e catene montuose che precipitosamente scendono a lui. Il Mediterraneo connette Nord e Sud, Oriente e Occidente. Il suo simbolo, l’olivo, piantato sulle sue rive senza che un popolo abbia insegnato all’altro come coltivarlo e senza che altri territori del mondo lo conoscano è diventato simbolo universale della pace. Tutto questo per me è chiarissimo in Francesco: «Il Mediterraneo è proprio il mare del meticciato, un mare geograficamente chiuso rispetto agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione». Ma oggi, nonostante i voli che da tanti decenni ci consentono di raggiungere i luoghi più lontani, remoti, esotici, è quasi impossibile ciò che fu possibile a Ulisse tanti secoli fa. Chi infatti potrebbe compiere il periplo del Mediterraneo? Guerre, visti che non possono essere richiesti, se in possesso di un altro visto, e divieti di attracco lo rendono di fatto impossibile. 

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Questo periplo impossibile sarebbe essenziale per oltrepassare i luoghi comuni che cancellano il Mediterraneo. Si partirebbe dal primo luogo comune, quello sugli arabi che avrebbero solo fedeltà ancestrali, quelle tribali, sebbene in tutte le piazze del 2011 abbiano sempre sventolato solo le loro bandiere nazionali. La navigazione sarebbe spedita grazie al vento della certezza del loro detestare l’America, al punto da sognare in tantissimi di potersi trasferire proprio lì. Un sogno che accomuna sciiti e sunniti, nonostante siano da sempre in guerra tra di loro, sebbene insorsero insieme per ottenere la prima indipendenza nazionale araba, quella irachena. Nel primo scalo, come in tutti gli scali del Mediterraneo orientale, ogni sera si sentirebbe narrare dell’uso contro di loro del diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu da parte degli Stati Uniti, tralasciando l’analogo uso in questo ultimo decennio dello stesso diritto di veto, sempre contro di loro, ma da parte russa, abbarbicata a quei regimi che trasformano i loro Paesi in mattatoi. Durante questo periplo si rimarrebbe ammaliati dalle sirene che cantano dalle coste dove noi italiani siamo stati talmente “brava gente” da aver bombardato con i gas i libici. Una lunga traversata notturna ci farebbe svegliare in un mondo così universalmente ritenuto estraneo al nostro stile di vita da averlo modificato grazie a quella tazza di caffè che aprendo gli occhi ci dà conforto ogni giorno. Furono loro, gli ottomani, a farcelo conoscere grazie al sultano che ne diffuse l’estratto dopo averlo scoperto durante la spedizione militare in Yemen ai tempi in cui sconfisse i mamelucchi16. Salpando proprio da quelle coste per rientrare nell’Europa, che impose l’immodificabile ordine coloniale dopo la Prima Guerra Mondiale, scopriremmo, veleggiando negli ultimi giorni di ottobre, che la grande festa in cui ci troveremmo il 29 ottobre ricorda la proclamazione della Repubblica turca, sin dal 1923, che gli accordi coloniali non prevedevano. Questo periplo allora ci spiegherebbe che è proprio una disputa di famiglia quella tra i figli di Abramo. È facile degenerare in queste dispute, ma volendo si potrebbe risolverle, più facilmente di altre. La demonizzazione dell’islam e la mostrificazione dell’Occidente cristiano e “a stelle e strisce” servono invece a perderci per sempre. Ecco perché, oltre al periplo del Mediterraneo, è impossibile anche percorrere il cammino d’Abramo, visitando insieme i suoi figli che vivono tra Ur e il Mediterraneo: vedremmo che le nostre cartine andrebbero rifatte: il bacino del Mediterraneo comincia nell’antica Mesopotamia, come il cammino d’Abramo. È da lì che si entra in questo bacino, il Grande Mare, che o è cosmopolita o non è Grande. 

I luoghi comuni a volte dicono verità, più spesso però le nascondono. Lo dimostra la convinzione dell’irresolubile conflitto tra Occidente cristiano e mondo arabo musulmano: ma l’Europa e l’Occidente non vengono detti continuamente “secolarizzati” o addirittura “scristianizzati”? Il mondo arabo poi, in larga maggioranza musulmano, è accusato di non avere riguardo per le diversità – e non lo ha – a partire dalle sue diversità: ma allora perché l’espressione “arabi cristiani” non viene mai usata? Anche qui non si ha riguardo per le diversità? Osservare questi Paesi in macerie non induce a chiedersi come mai giovani e donne siano le anime di un malessere che misteriosamente non riesce a penetrare nelle élite? Il loro malessere è: dover vivere tra il desiderio profondo di cambiamento sociale, che vuol dire rottura delle fedeltà tribali, e la necessità di tutele, che lo Stato non può dare perché sempre più colonizzato dalle grandi famiglie e dagli apparati. 

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È strano: per i sostenitori dello scontro tra civiltà saremmo in guerra con l’islam, le cui più numerose vittime sono musulmani uccisi da “loro” e in misura assai più contenuta da “noi”, che però rifiutiamo di considerarci coinvolti in conflitti come “cristiani”. 

Anni fa l’Europa chiuse la porta alla Turchia per il suo deficitario rispetto dei diritti umani, ma poi ha subappaltato proprio alla Turchia la gestione del gigantesco problema dei migranti forzati, milioni di esseri umani. Ma non erano deficitari nel rispetto dei diritti umani? Contorcimenti finalizzati a nascondere la reciprocità dei problemi e la logicità di questa Nuova Santa Alleanza contro tutte le Guerre Sante. 

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Non è proprio la Nuova Santa Alleanza quella che Francesco ha invocato il 7 ottobre 2021? Concludendo l’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio davanti al Colosseo ha detto: «Siamo chiamati, come rappresentanti delle religioni, a non cedere alle lusinghe del potere mondano, ma a farci voce di chi non ha voce, sostegno dei sofferenti, avvocati degli oppressi, delle vittime dell’odio, scartate dagli uomini in terra ma preziose davanti a Colui che abita i cieli»17. In buona sostanza la Nuova Santa Alleanza che vede Francesco non è un’alleanza tra Im- peri, ma tra fedi che così facendo tolgono a ogni Impero la possibilità di usare una fede per legittimare la propria guerra. Nessuno si salva da solo nel Grande Mare, ma tutti ci salviamo con una teologia mediterranea. Questa teologia non è un sogno irraggiungibile, non è un Godot che si può aspettare per sempre tanto non arriverà mai, ma è già qui, il Documento sulla Fratellanza ne pone le basi, per riportare le grandi religioni a costruire insieme – e non le une contro le altre – la loro casa comune intorno al Grande Mare. 

Questo documento è stato presentato il 4 febbraio del 2019 e in esso si legge: 

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“La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”.

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