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Il primario del San Paolo di Milano: "Ricoveri per Covid raddoppiati in 2 settimane, ma il sistema per il momento regge"

Davide Chiumello: "Tra i ricoverati la percentuale dei non vaccinati ricoverati resta predominante"

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globalist

3 Dicembre 2021


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Davide Chiumello, direttore terapia intensiva dell’ospedale San Paolo di Milano e direttore del dipartimento area critica dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano ha fatto il punto sulla situazione Covid nel capoluogo lombardo e nel resto della Regione: “Negli ospedali lombardi ad oggi abbiamo 120 letti occupati in rianimazione e siamo sui 900 ricoveri non intubati, quindi significa a bassa e media intensità. Per avere un quadro basti pensare che il 20 novembre scorso avevamo circa 60 malati in terapia intensiva: siamo raddoppiati nel giro di due settimane”. 

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“Per i ricoveri non in terapia intensiva la fotografia è simile – spiega ancora – il 19 novembre ne contavamo 620 ora siamo a 900”. Sia al San Paolo sia al San Carlo, sottolinea Chiumello, “abbiamo aperto un modulo da 8 letti martedì, e stiamo salendo progressivamente. Abbiamo aumentato i letti di assistenza a bassa intensità e siamo arrivati a un totale di 44 letti. Ne apriremo altri 20 nei prossimi giorni, d’accordo con Regione Lombardia”. 

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“Non riesco a fare previsioni – ragiona Chiumello – ma stiamo assistendo a un aumento di ricoveri”. C’è però il discorso vaccinazioni “quello potrebbe attenuare la curva di crescita – osserva – La problematica che ci potrebbe essere riguarda la variante Omicron, della quale non sappiamo niente in termini di contagiosità e letalità. È prematuro dire cosa succederà nei prossimi giorni, la curva ora sta disegnando i primi passi di crescita ma non sappiamo prevedere quando arriverà a un picco e poi scenderà”.

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Quel che è certo, sottolinea Chiumello, è che il sistema lombardo sta rispondendo bene. “Stiamo tornado a fare la rimodulazione delle attività all’interno dell’ospedale – afferma – significa apertura di nuovi letti per assistenza a vari livelli, a bassa, media, ed elevata intensità. Vuol dire che se un malato non riesce ad essere allocato ai Santi andrà al Policlinico o all’Humanitas e così via e questo aiuta molto. C’è un forte network e un link a livello regionale”. 

Tra i ricoverati, rimarca ancora, la percentuale dei non vaccinati ricoverati resta predominante. “I ricoverati no vax con casco sono all’80% – evidenzia – e poi c’è una parte di pazienti che ha concluso il secondo ciclo vaccinale ma non ha effettuato il booster. Sappiamo che dopo 5 mesi purtroppo la risposta immunitaria non è più in grado di antagonizzare la malattia”. L’età media dei non vaccinati è di 55-60 anni. E la maggior parte, ammette Chiumello, anche dopo il ricovero, resta irremovibile sul Covid: “I no vax pentiti saranno il 10-20% – dice Chiumello – il resto è fermo nelle proprie posizioni. Neanche di fronte alla malattia grave riescono a cambiare idea”.

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