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La moglie di Strada racconta gli ultimi giorni con Gino: "Il 'rifugio' in Normandia, i libri che mi leggeva"

Simonetta Gola a tre mesi dalla scomparsa del fondatore di Emergency: "Gino ha lasciato un vuoto enorme nel privato e nel lavoro, ma anche tanti progetti"

Gino Strada
Gino Strada

globalist

16 Novembre 2021 - 08.21


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A tre mesi dalla scomparsa del fondatore di Emergency Gino Strada, la moglie Simonetta Gola ha raccontato gli ultimi giorni di vita con lui. “Gino ha lasciato un vuoto enorme nel privato e nel lavoro. Ma ci ha lasciato anche un grande pieno, fatto di tanti progetti”. Accanto a lui da tanti anni, prima come responsabile della comunicazione di Emergency e poi come compagna, la donna parla della scomparsa del marito, avvenuta lo scorso 13 agosto, proprio nei momenti più tragici della crisi afghana. 
“La prima volta che […] Gino […] ha visitato il Paese era il 1998, lo prendevano per pazzo quando diceva che voleva aprire un ospedale lì per curare la gente. È finita che ne ha costruiti quattro. L’ultima è stato vent’anni esatti dopo. Era rimasto molto impressionato da come fosse cambiato il Paese. Di come i civili fossero ancora così esposti ad attacchi e attentati. E di come il conflitto in Afghanistan fosse a tutti gli effetti una guerra di aggressione. Per questo non gli piaceva l’espressione “siamo in Afghanistan”, riferita alla presenza militare degli italiani”.
Simonetta Gola racconta che tra gli ultimi progetti di Strada, nel febbraio 2020, c’è stato un loro viaggio a Hiroshima per raccogliere materiali per un centro culturale contro la guerra a Venezia. Alla fine avevano cercato rifugio in Normandia, un luogo che Strada amava molto.
Alla domanda “di cosa parlava più volentieri negli ultimi mesi?”, Simonetta risponde che Gino “aveva sempre tanta voglia di fare, di vedere gli amici, dopo la chiusura dei mesi precedenti a causa della pandemia. Era una persona divertente, ironica, tagliente che amava la vita”. E ancora: “La sera mi leggeva la storia del Terzo Reich di Shirer, perché non si capacitava non l’avessi letto. Due tomoni. Io mi addormentavo. Ma lui non si rassegnava e andava avanti. Era così Gino. Andava sempre avanti. Anche per me, per noi”.

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