Alberto da Giussano è una fake news: l'eroe della Lega non è mai esistito

Gli storici da tempo hanno stabilito che il cavaliere con la spada sguainata simbolo della Lega è una leggenda inventata dal frate domenicano Galvano Fiamma

La statua di Alberto da Giussano a Legnano

La statua di Alberto da Giussano a Legnano

globalist 14 settembre 2019
Se dagli anni '80 di Umberto Bossi la Lega ad oggi è molto cambiata (non si chiama più Nord, mira a tutta l'Italia, esistono meridionali che la votano...), una cosa è rimasta tale e quale: il raduno di Pontida. 
Domani, domenica 15 settembre, il grande prato verde della provincia di Bergamo verrà invaso da i sostenitori di Matteo Salvini e della sua Lega. Già dall'anno scorso, a Pontida era avvenuta una trasformazione non da poco: in quello che era un santuario della vecchia guardia della Lega, degli elmi vichinghi e delle ampolle con l'acqua del Po, sono spuntati gli un tempo odiatissimi terroni. Ma il cuore immacolato di Salvini unisce tutti, tutti sono accomunati dalla devozione verso la spilla che Salvini e i vari leghisti portano ancora sul petto, unica altra reliquia della Lega del tempo che fu: la spada sguainata tenuta in mano dal condottiero Alberto da Giussano. 
Chi era Alberto da Giussano: la spilla è ispirata a una statua di Butti che si trova a Legnano, luogo in cui la leggenda dell'eroe è nata perché qui, al comando della Lega Lombarda, nel 1176, sconfisse l'esercito di Federico Barbarossa. O almeno, questo è quello che racconta il frate domenicano Galvano Fiamma che un secolo e mezzo dopo la battaglia scrive la Chronica Galvanica, in cui si dice che Alberto da Giussano era il comandante della Compagnia della Morte, uno squadrone composto da 900 cavalieri lombardi. 
Gli storici hanno combattuto a lungo per incastrare storicamente la figura di Alberto da Giussano, che non compare in nessuna altra cronaca dell'epoca. Non solo: la Galvanica è un'opera nota per i suoi voli di fantasia (si trova scritto che la battaglia di Legnano fu vinta grazie all'intervento di tre colombe che misero in fuga l'esercito del Barbarossa) e le imprecisioni storiche (la data della battaglia è riportata sbagliata). Già questo aveva fatto alzare non pochi sopraccigli agli storici, specie dopo che si scoprì che il vero nome del capitano lombardo presente alla battaglia era Guido da Landriano. 
Insomma, una bufala. O meglio, una leggenda che sta alla base della mitologia leghista, tanto da esserne diventato il simbolo principale, ancora oggi utilizzato anche da chi, come i meridionali, non possono essere in alcun modo legati a quello che è una parte della mitologia lombarda.