La bimbetta e la madre rifatta come piace a Silvio
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La bimbetta e la madre rifatta come piace a Silvio

Un incontro a Cagliari. Una famiglia griffata, con ragazzina brufolosa e madre come una maschera dal botox pesante. Volgarità dell'era di Silvio. Ma finirà... [Antonio Cipriani]

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Antonio Cipriani Modifica articolo

5 Gennaio 2013 - 19.44


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di Antonio Cipriani

Aspettando di prendere un volo per Roma da Cagliari, qualche giorno fa, mi sono imbattuto in una simpatica famigliola casteddaia classica. Mamma trassatissima biondissima impellicciata, papà grigio sportivo in maglioncino e hogan d’ordinanza, figlia adolescente brufoli tredicenni e in tiro. Tutti e tre griffati dalla testa ai piedi. Eccessivi, eppure non fuori contesto nella fantastica Cagliari, dove la sovrabbondanza di firme sembra una caratteristica fondante dell’eleganza.

Al di là di questo dettaglio griffato, una cosa saltava agli occhi: la signora, ancora giovane – che un tempo doveva essere stata bella – era completamente rifatta. E, oltre alle firme per sottolineare lo status, evidenziava tutto il posticcio con una arroganza estetica quasi surreale. Tette altissime e scollatura mozzafiato, pantalone incollato alla chiappa risistemata per l’occasione. E il viso… Uno spettacolo del ritocco al botox: due labbrone a copertone Pirelli staccate dal resto della bocca ed evidenziate (ce ne fosse stato il bisogno) da un rossetto fucsia acceso; zigomi rimodellati da un chirurgo plastico che non deve aver mai visto un’opera di perfezione artistica. Due promontori a restituire, agli occhi allungati orientali a tiranti, uno sguardo vacuo, da cartone animato.

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A un certo punto il mascherone ha parlato. Le labbrone hanno tentato di sillabare qualcosa, impedite dalla paccottiglia facciale nella pronuncia di labiali semplici. Delle dentali si era persa la traccia sulla deriva di una fonetica chirurgico-plastica a trasformare tutto un discorso sonoro in blatero-facciale. Fricative spiranti labio-dentali sparite tra il botulino e il senso plastico della storia.

Si sono imbarcati come andassero al circo, i tre splendori della Cagliari bene. Ma non dalla parte del pubblico…

D’improvviso ho capito. Berlusconiani cagliaritani, con l’aspirazione a frequentare gente che conta. Costi quel che costi. E la povera signora – che un tempo doveva avere un bel viso, visto che la brufolosa mostrava un’impacciata ma evidente bellezza – si era fatta rimodellare seguendo i dettami estetici del Sultano Silvio. Ricostruita maldestramente come le donne che circolano nell’harem e che, ritocchino dopo ritocchino, trasformano i loro volti in un clone gonfio di chissà quale sogno perverso.

Una bruttezza assoluta laddove la natura aveva lasciato una traccia di bellezza gentile. Come in tutte le donne di Silvio, da acqua e sapone e mascheroni tutti uguali. Tante, giovani o meno giovani, ma identiche in una forma ricostruita con quella volgarità che solo i ricchi possiedono con tanta tenacia. La volgarità del finto nuraghe di Villa Certosa, della cultura di cartapesta a rendere sontuoso e falso ogni luogo, anche il più straordinario.

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E mi ha fatto pena, la signora che marciava come una Noemi Letizia di venti anni più grande, tenendo per mano una virgulta brufolosa ma carina. Che brutto pensiero che mi è venuto in testa (sarà per le tante storie vere che ho letto sulle ragazzette di famiglia gettate in pasto…). Neanche lo scrivo, lo penso ma non lo scrivo.

Sperando in un futuro diverso, con bellezza e meno volgarità. Con quella ricchezza che il denaro non dà, con la voglia di cambiare il mondo senza cambiarsi i connotati per indossare la maschera che il potere impone.

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