La Casa Bianca invita gli americani a lasciare subito la Russia dopo l'arresto di Gershkovich
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La Casa Bianca invita gli americani a lasciare subito la Russia dopo l'arresto di Gershkovich

La Casa Bianca, attraverso la portavoce Karine Jean-Pierre, si è detta «profondamente preoccupata» e ha definito «inaccettabile» l'arresto di Gershkovich, condannandolo nei «termini più forti».

La Casa Bianca invita gli americani a lasciare subito la Russia dopo l'arresto di Gershkovich
Evan Gershkovich arrestato in Russia per spionaggio
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30 Marzo 2023 - 21.17


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Ora nella guerra in Ucraina è entrata anche una spy story. Il duro confronto a distanza tra Washington e Mosca si alimenta di nuove tensioni, con l’arresto del giornalista del Wall Street Journal Evan Gershkovich. Il corrispondente da Mosca del quotidiano finanziario Usa si trovava nell’enclave russa di Ekaterinenburg per un’inchiesta sulla Wagner ed è sospettato di «attività illegali e di spionaggio nell’interesse del governo americano». 

Il 31enne giornalista Usa, hanno affermato le autorità russe, «agendo su istruzioni della parte americana, stava raccogliendo informazioni che costituivano un segreto di Stato sulle attività di una delle imprese del complesso militare-industriale russo». 

La reazione di Washington, complice anche il fuso orario, è giunta dopo qualche ora dalla diffusione della notizia. La Casa Bianca, attraverso la portavoce Karine Jean-Pierre, si è detta «profondamente preoccupata» e ha definito «inaccettabile» l’arresto di Gershkovich, condannandolo nei «termini più forti». Di «estrema preoccupazione» ha parlato anche il segretario di Stato, Antony Blinken. Sempre la Casa Bianca ha invitato i cittadini Usa che si trovano in Russia a «lasciare immediatamente» il Paese, come il dipartimento di Stato continua a consigliare dall’inizio della crisi ucraina.

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Il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, in un briefing con i giornalisti ha detto di «non sapere» se l’arresto di Gershkovich sia una «rappresaglia» delle autorità russe per altre azioni intraprese dagli Stati Uniti. «Stiamo cercando di raccogliere più informazioni possibili», ha detto Kirby, sottolineando che questo tipo di azioni «non sono una novità» per Vladimir Putin e le autorità russe. Il riferimento è alla vicenda della cestista Brittney Griner, poi liberata in uno scambio di prigionieri con Mosca, e a quella dell’altro cittadino Usa ancora detenuto in Russia, l’ex marine Paul Whelan, anch’egli accusato di spionaggio. 

La questione di un possibile scambio di prigionieri con gli Stati Uniti per liberare il reporter del Wall Street Journal «non è ancora sul tavolo», ha subito chiarito il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, mentre la portavoce del ministero, Maria Zakharova, ha affermato che «ciò che stava facendo il corrispondente del Wall Street Journal a Ekaterinburg non ha nulla a che fare con il giornalismo». Di spionaggio ha parlato anche il Cremlino, attraverso il il portavoce Dmitry Peskov: Gershkovich «è stato colto in flagrante» e le accuse nei suoi confronti non si basano su soli «sospetti».

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Accuse che vengono respinte con «veemenza» dal Wall Street Journal, che esprime «profonda preoccupazione» per la sorte del suo giornalista. Secondo quanto emerso, sono stati i vertici del quotidiano a informare l’Amministrazione Usa di quanto era accaduto. La Casa Bianca ha però riferito di avere contattato subito le autorità russe, contrariamente a quanto affermato da Mosca, che aveva smentito di aver avuto contatti immediati con Washington.

Nel frattempo, il tribunale Lefortovo di Mosca in un’udienza a porte chiuse ha confermato l’arresto per Gershkovich, che rimarrà in carcere fino al 29 maggio. Il suo fascicolo è stato classificato dall’Fsb, i servizi di intelligence russi, come `top secret´. 

Casa Bianca e dipartimento di Stato hanno chiesto «l’immediato accesso» dello staff consolare a Gershkovich, per potersi accertare delle condizioni del giornalista. È probabile che nelle prossime settimane e mesi, senza un accordo di scambio, si assisterà al copione già usato dai russi per la vicenda Griner: un processo «farsa», una condanna, e poi la trattativa per ottenere il rilascio di qualche prigioniero eccellente caro a Mosca.

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