Super Nato? Sì, no, forse: il dibattito è aperto. Basta che sia una cosa seria
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Super Nato? Sì, no, forse: il dibattito è aperto. Basta che sia una cosa seria

L'adesione di Svezia e Finlandia alla Nato sarebbe un "errore" con "conseguenze di vasta portata" e un "cambio radicale" dello scenario globale. Oppure no?

Super Nato? Sì, no, forse: il dibattito è aperto. Basta che sia una cosa seria
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16 Maggio 2022 - 17.40


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L’Europa sarà davvero più sicura sotto l’ombrello protettivo di una “super Nato”? Discuterne non è solo lecito. E’ d’obbligo. Perché quello che si sta determinando oggi è qualcosa che va ben al di là della guerra d’Ucraina. Discuterne senza paraocchi ideologici e senza allinearsi a un pensiero mainstream per il quale discutere della Nato significa essere al servizio del “macellaio del Cremlino”.

Il confronto delle idee è il sale della democrazia. E di una informazione corretta. Corretta non significa “asettica”, neutra, “oggettiva”, ma onesta nel proporre l’insieme delle opzioni in campo, argomentarle senza caricaturizzare e ancor meno “criminalizzare” le tesi che non si condividono. 

Super Nato? Dibattito aperto

L’adesione di Svezia e Finlandia alla Nato sarebbe un “errore” con “conseguenze di vasta portata” e un “cambio radicale” dello scenario globale. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, citato dai media russi. La Nato, ha detto il viceministro, “non deve farsi illusioni” sul fatto che la Russia possa sopportare l’adesione di Svezia e Finlandia all’Alleanza. Il modo in cui garantiremo la nostra sicurezza dipenderà dalle conseguenze pratiche” della prevista ammissione della Finlandia e della Svezia alla Nato: “Non dovrebbero farsi illusioni sul fatto che sopporteremo” questa decisione, ha affermato Ryabkov, sottolineando che la sicurezza dei due Paesi non aumenterà in seguito al loro ingresso nell’Alleanza.

Concetto ribadito dal Cremlino, secondo cui l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato “non rafforzerà” la sicurezza europea.

Vista dai due richiedenti

Resoconta Laura Aparti su Rainews: “Siamo preparati a diversi tipi di reazioni russe. Siamo pronti e ci stiamo preparando”. Lo ha detto la premier finlandese Sanna Marin, nel corso della conferenza stampa dove Helsinki ha annunciato la volontà ufficiale di entrare nella Nato. “Quando guardiamo alla Russia, vediamo oggi un paese molto diverso da quello che abbiamo visto appena qualche mese fa. Tutto è cambiato da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina e penso personalmente che non possiamo più credere che ci sarà un futuro di pace accanto alla Russia restando da soli”, ha detto, spiegando la decisione di chiedere l’adesione alla Nato. “E’ un atto di pace, non ci sarà più la guerra in Finlandia”, ha detto.”Non avremmo fatto questa scelta se non avessimo pensato che avrebbe rafforzato la nostra sicurezza nazionale. La minaccia nucleareè gravissima ma non può essere isolata in una sola regione. Penso che essere all’interno della Nato ci darà sicurezza perché anche la Nato ha armi nucleari e ci sarebbe una risposta se la Russia le usasse, quindi questa decisione ci rafforza, non ci indebolisce”. Dalla Russia non c’è alcuna minaccia militare diretta alla Finlandia ma nel quadro geopolitico attuale non è più possibile restare neutrali. Lo ha dichiarato il presidente finlandeseSauli Niinisto, in un’intervista alla Cnn.”Non credo che stessero pianificando alcun tipo di attacco contro la Finlandia”, ha detto Niinisto, “ma la situazione è cambiata. L’Europa e il mondo sono ora divisi in modo più serio. Non c’è quasi più spazio per il non allineamento”.Quando la Finlandia ha informato la Russia della decisione di chiedere l’adesione alla Nato la sorpresa è stata” che il presidente russo Vladimir Putin “l’abbia presa in modo così calmo”. A dirlo alla Cnn il presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, sottolineando tuttavia che “in politica di sicurezza, soprattutto parlando con la Russia, bisogna tenere a mente che quello che ha detto non significa che non bisogna sempre essere piuttosto consapevoli”. E il presidente finlandese Sauli Niinisto si è  detto pronto a parlare di qualsiasi questione con il leader turco  Recep Tayyip Erdogandopo le parole di quest’ultimo su Finlandia e Svezia nella Nato. Lo riporta sul suo sito Yle News, riferendo di una risposta di Niinisto a una domanda sui commenti di Erdogan. Parlando con la Cnn si è detto “stupito” dalle dichiarazioni del presidente della Turchia ma ha aggiunto: “Credo che saranno molte discussioni ma non sono preoccupato”. Intanto in Svezia il Partito socialdemocratico ha dichiarato di essere favorevole all’adesione alla Nato, uno storico mutamento di posizione che apre la strada alla candidatura ufficiale. “I socialdemocratici lavoreranno quindi per garantire che la Svezia, se la domanda sarà approvata, esprima riserve unilaterali contro il dispiegamento di armi nucleari e basi permanenti sul territorio svedese”, si legge in una nota.

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Il cadeaux di Vladimir

Argomenta Il Post: “La decisione di Finlandia e Svezia  di fare richiesta per l’ingresso nella Nato è la più recente dimostrazione di come l’invasione russa dell’Ucraina abbia provocato il più importante ritorno di centralità dell’Alleanza atlantica dalla fine della Guerra fredda.

Considerata fino a pochissimo tempo fa un’organizzazione obsoleta, dopo l’invasione dell’Ucraina la Nato è tornata ad assumere un’importanza vitale: non soltanto nel dibattito pubblico, ma anche nelle decisioni strategiche dei paesi che partecipano all’alleanza, e di quelli confinanti: nei prossimi mesi, la Nato approverà importanti spostamenti di truppe sul suo fronte est, sovrintenderà a un complessivo riarmo dei paesi europei e, con ogni probabilità, accoglierà Finlandia e Svezia come nuovi membri, un’eventualità che ancora pochi mesi fa era ritenuta praticamente impensabile.

L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato è un evento per molti versi storico. Dalla fine della Seconda guerra mondiale e per tutta la Guerra fredda i due paesi scandinavi erano stati esempio di neutralità, e prima dell’invasione russa alcuni leader mondiali avevano perfino indicato nella neutralità della Finlandia un modello che l’Ucraina avrebbe dovuto adottare per scongiurare l’aggressività della Russia: si era parlato di «finlandizzazione » dell’Ucraina come di un perfetto esempio di un paese che non si schiera né con l’Occidente né con la Russia, e che per questo riesce a mantenersi in equilibrio tra i due. Le discussioni sulla «finlandizzazione», però, non hanno fermato l’invasione, e tre mesi dopo la Finlandia sta chiedendo di entrare nella Nato.

Che sia stata l’invasione russa dell’Ucraina a far cambiare idea radicalmente a Finlandia e Svezia lo si può desumere in maniera chiara da vari elementi. Anzitutto i sondaggi, che mostrano come negli ultimi tre mesi il sostegno della popolazione nei confronti dell’ingresso nell’alleanza sia passato da minoritario a maggioritario.

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Soprattutto, gli stessi leader finlandesi e svedesi hanno citato più volte l’invasione russa come il fattore determinante della loro decisione: nel report pubblicato dal governo finlandese sulla questione, si legge che l’invasione è stata «il cambiamento decisivo all’interno del sistema di sicurezza della Finlandia e dell’Europa».

L’invasione dell’Ucraina, in pratica, ha reso chiaro a tutti i paesi europei che davanti a una Russia revanscista e aggressiva, il cui leader è pronto a usare la forza militare per raggiungere i suoi obiettivi espansionisti, la via di mezzo non è più applicabile: chi è 

Nella Nato è protetto, chi è fuori è a rischio. E sia Finlandia sia Svezia sono piuttosto esposte all’aggressività russa: la Finlandia condivide con la Russia un confine di 1.340 chilometri, mentre la Svezia è preoccupata soprattutto per le manovre della Russia nel mar Baltico, e attorno strategia isola di Gotland.

Il probabile ingresso di Finlandia e Svezia non è l’unico evento che mostra come la Nato sia tornata centrale.

Ancora nel 2019, meno di tre anni fa, il presidente francese Emmanuel Macron disse in un’intervista ormai famosa che la NAto era «cerebralmente morta»: era il periodo in cui l’isolazionismo dell’allora presidente americano Donald Trump lasciava pensare che l’Alleanza atlantica sarebbe stata gradualmente abbandonata, e per questo Macron cercava di spingere l’Europa ad accettare maggiori responsabilità e ad abituarsi all’idea di fare a meno degli Stati Uniti quando si tratta di difesa e sicurezza.

Oggi non soltanto la Nato sembra «rinata», come ha scritto il New York Times, ma i paesi che compongono l’alleanza stanno dimostrando un’unità d’intenti che non si vedeva da decenni. Per molti anni, la Nato era stata oggetto di divisioni e contrasti, soprattutto quando si parlava dei rapporti con la Russia: i paesi dell’est chiedevano di agire con maggiore decisione contro la minaccia russa, mentre quelli dell’Europa continentale favorivano un approccio più morbido. Dopo l’invasione dell’Ucraina, queste divisioni sono di fatto sparite.

Anche per questo, l’invasione russa sta provocando uno dei più importanti rafforzamenti della Nato negli ultimi anni: i paesi dell’Alleanza hanno deciso un imponente invio di truppe lungo il cosiddetto “fianco est” dell’Alleanza, cioè i paesi più orientali della Nato, che vanno dall’Estonia a nord alla Bulgaria a sud (parte di queste decisioni saranno formalizzate durante il vertice Nato di Madrid, a fine giugno).

Inoltre, come ha detto a marzo il segretario generale Jens Stoltenberg, è probabile che ci saranno aumenti di forze «in tutti i domini… su terra, aria e mare». «C’è un nuovo senso d’urgenza, perché non possiamo più dare la pace per scontata», ha detto Stoltenberg”.

Così Il Post.

Le richieste inascoltate dei pacifisti

A darne conto è una delle persone più serie e preparate sull’argomento in circolazione: Gilio Marcon.

Scrive tra l’altro Marcon nell’utilissimo ebook I pacifisti e l’Ucraina, pubblicato da Sbilanciamoci: “Nell’Europa del dopo-guerra fredda i pacifisti, anche con esperienze la Helsinki Citizen Assembly, hanno chiesto il superamento della Nato accanto alla fine del Patto di Varsavia, per costruire una nuova casa comune europea inclusiva, all’insegna della sicurezza comune, della cooperazione, del disarmo nucleare e convenzionale. Richieste tutte rimaste inascoltate. I pacifisti avevano messo in guardia contro i rischi di nuove guerre – inaugurate dai conflitti nell’ex-Jugoslavia – segnate dal nazionalismo, da rivalità etniche e religiose, daderive autoritarie, dall’impoverimento economico e dall’assenza di prospettive politiche.

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Che fare, adesso?

Che fare, adesso? È fallito il disegno della Nato di diventare, dopo il 1989, l’asse dominante dell’ordine mondiale. Russia e Cina non ci stanno e l’espansione della Nato in Europa può significare solo guerre. Con questo approccio stiamo rischiando un nuovo scontro tra blocchi, con la strategia degli Stati Uniti che spinge Russia e Cina ad avvicinarsi, in una improbabile e instabile alleanza. 

Sul fronte del Pacifico l’idea di fare una sorta di Nato asiatica, il cosiddetto Quad – Quadrilateral Security Dialogue -, con Usa, Giappone, India e Australia – per accerchiare Russia e Cina è un altro grave errore di Washington, una provocazione verso la Cina. La geopolitica delle alleanze militari non dà più sicurezza, ma più instabilità al Pianeta, è ora di imparare questa lezione.

Oltre la guerra

Per l’Europa bisogna allora tornare all’idea degli anni Ottanta di Olof Palme e Willy Brandt di un sistema di sicurezza comune, con una fascia di Paesi neutrali tra Nato e Russia, con l’eliminazione delle armi nucleari dall’Atlantico agli Urali – per tornare a un obiettivo pacifista dell’epoca – e delle basi militari straniere, con un rigido controllo degli armamenti per evitare una nuova corsa al riarmo basata sulle tecnologie digitali e il contenimento delle spese militari e del commercio di armi. Tutto il contrario di un’Unione europea che diventa potenza militare, come si sta decidendo ora a Bruxelles.

Serve una nuova conferenza di Helsinki per un nuovo ordine policentrico

Andrebbe preparata e convocata una nuova conferenza di Helsinki – dopo quella del 1975 – che vari un sistema di sicurezza comune basato sul ruolo dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, mentre a livello globale la riforma delle Nazioni Unite diventa improrogabile per mettere in campo politiche e strumenti di prevenzione dei conflitti e di mantenimento della pace.  Serve insomma un nuovo assetto delle relazioni internazionali fondato non sull’idea di una progressiva omologazione delle altre aree del mondo ai principi e sistemi dell’Occidente, ma sull’emergere di un ordine policentrico, con il declino del potere americano, una maggior autonomia dell’Europa, l’emergere del ruolo globale della Cina e dell’importanza dell’Asia, l’integrazione di altre aree del mondo. È necessario riconoscere la profonda diversità, irriducibile, dei sistemi politici esistenti. Quelli che non ci piacciono – dove manca la democrazia, la libertà, l’uguaglianza – dovranno evolvere sulle base delle proprie dinamiche interne, agevolate da un clima internazionale di pace e sicurezza reciproca e di cooperazione economica e sociale…”.

Così Marcon.

La discussione è aperta. Basta che sia seria. 

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