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Donbass, la mossa dell'annessione di Putin per riaprire le trattative, gli Usa: "È un nonsense"

Vertice notturno all'Onu, Zelensky chiede "un chiaro sostegno" all'Occidente, "non abbiamo paura, i confini non cambiano". Giornata di riunioni: Usa, Gb e Ue decidono sulle sanzioni

Donbass, la mossa dell'annessione di Putin per riaprire le trattative, gli Usa: "È un nonsense"
Soldato ucraino

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22 Febbraio 2022 - 10.26


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Putin ha studiato la mossa prima di annunciarla in diretta tv. Dato che le trattative si erano impantanate nella palude delle cancellerie europee, il presidente russo ha deciso di alzare il tiro per vedere fino a che punto ci si può spingere per ottenere risultati concreti.

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“Le prossime ore e giorni saranno critici. Il rischio di un grande conflitto è reale e deve essere prevenuto a tutti i costi” ha detto il sottosegretario agli affari politici dell’Onu, Rosemary Dicarlo, alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza sull’Ucraina, assicurando “il pieno impegno del segretario generale a lavorare per una soluzione diplomatica dell’attuale crisi”.

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Russia: “Aperti alla diplomazia, ma l’Ucraina smetta di provocare”.

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“Rimaniamo aperti alla diplomazia e a una soluzione diplomatica, tuttavia non permetteremo nuovo bagno di sangue” nel Donbass, ha detto l’ambasciatore russo all’Onu, Vassily Nebenzia, durante la riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza, di cui la Russia è presidente di turno.

Le decisioni prese da Mosca in merito alle Repubbliche dell’est dell’Ucraina sono state attuate per “prevenire uno spargimento di sangue” e “proteggere e preservare” i residenti di quelle regioni, ha detto l’ambasciatore, sostenendo che l’Ucraina stava “parlando con i propri cittadini nell’est del paese con un linguaggio fatto di cannoni, spari, minacce e bombardamenti”.

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Leggi anche: Ucraina, la reazione di Zelensky: “Violazione della sovranità del nostro Stato”

“Più e più volte, abbiamo chiesto a Kiev di ascoltare le aspirazioni delle persone che vivono nel Donbass e dei residenti di lingua russa del paese, di rispettare il loro desiderio completamente legittimo di usare la loro lingua madre e di insegnare quella lingua ai loro figli”, ha dichiarato ancora il diplomatico, citato dalla Cnn.

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La Russia ha minacciato l’Ucraina di ulteriori conseguenze in caso di “piani militari”. Intervenendo al Palazzo di Vetro a New York, l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vassily Nebenzia ha detto che Kiev aveva in programma di bombardare e provocare Luhansk e Donetsk. Il “rifiuto netto” di Kiev di parlare direttamente con i leader separatisti nel Donbass – ha affermato – dimostra che l’Ucraina non intende adempiere alla sua parte degli accordi di Minsk. Per evitare la guerra, ha concluso, l’Ucraina deve essere costretta a porre fine alle sue “provocazioni”.

Ucraina: “Non abbiamo paura, i confini non cambiano”.

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“Siamo impegnati per la strada diplomatica ma siamo sulla nostra terra, non abbiamo paura di niente e di nessuno. Non daremo via niente a nessuno” ha detto l’ambasciatore ucraino all’Onu, Sergiy Kyslytsya, parlando alla riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza. Kyslytsya ha quindi precisato che i confini dell’Ucraina “non cambieranno”.

Per questo Kiev chiede a Mosca di rinunciare al riconoscimento delle Repubbliche autoproclamate del Donbass e “di tornare al tavolo negoziale”, ha affermato l’ambasciatore. “Condanniamo l’ordine di dispiegamento di truppe addizionali nei territori dell’Ucraina. Chiediamo un ritiro immediato, completo e verificabile delle truppe di occupazione”. La mossa del Cremlino, ha detto ancora il diplomatico ucraino, ricalca quanto già fatto dalla Russia in Georgia nel 2008 con il riconoscimento di Ossezia del sud e Abkhazia, “oggi il Cremlino ha copiato e incollato parola per parola il decreto della Georgia del 2008”, ha detto, alzando un foglio stampato.

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“Nessuna creatività, la fotocopiatrice del Cremlino funziona molto bene”.

Nel frattempo il presidente Volodymyr Zelensky chiede alla comunità internazionale un “chiaro sostegno” contro la Russia. In un discorso pronunciato dopo consultazioni urgenti con i leader mondiali, Zelensky ha detto che l’Ucraina non ha “paura di niente e di nessuno”, e ha definito il passo del Cremlino “una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale del nostro stato”. gli ucraini sono “sulla loro terra” e non hanno “paura di niente e nessuno” e non cederanno “un solo pezzo del Paese”.

Riunioni per le sanzioni. Stati Uniti e Unione europea preparano un pacchetto di sanzioni verso la Russia. Joe Biden ha già firmato un bando sugli investimenti e le attività commerciali e finanziarie da parte degli americani nelle regioni separatiste dell’Ucraina, ma saranno prese a breve nuove misure, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, incluse ulteriori sanzioni.

A Bruxelles martedì mattina si riuniscono gli ambasciatori dei Paesi Ue (Coreper), che daranno il via all’esame di un primo pacchetto di sanzioni: sul tavolo, si è appreso, ci sono misure “mirate” nei riguardi “di individui coinvolti nell’azione” messa in campo dalla Russia e il “blocco dell’export” diretto alle due repubbliche separatiste riconosciute da Mosca.

Anche Parigi, presidente di turno dell’Unione, ha parlato di sanzioni “proporzionate contro entità ed individui russi”. “L’elenco dei destinatari è in fase di elaborazione, punteremo su una serie di attività localizzate nel Donbass e direttamente legate agli interessi russi e le adatteremo agli sviluppi attuali”, ha spiegato l’Eliseo. “Dopo le decisioni di Mosca, è doveroso discutere delle sanzioni da applicare alla Russia. Nessun tentennamento, i partner europei e atlantici devono agire in maniera compatta”, ha esortato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Infine Londra. Il premier Boris Johnson riunisce il Cobra e annuncerà sanzioni “importanti” contro la Russia, ha fatto sapere Downing Street, senza però svelare quali.

Usa: improbabile vertice Biden-Putin

“Ho firmato un ordine esecutivo per negare alla Russia la possibilità di trarre profitto dalle sue palesi violazioni del diritto internazionale. Continuiamo a consultarci con alleati e partner, inclusa l’Ucraina, sui prossimi passi”. Così il presidente Usa Joe Biden su Twitter. Un vertice tra Joe Biden e Vladimir Putin è improbabile, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Usa citato dalla Cnn, a seguito di informazioni di intelligence e indicazioni sul terreno secondo cui è probabile che la Russia intraprenda un’azione militare in Ucraina.

L’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Linda Thomas-Greenfield ha definito “un nonsense” il fatto che Putin abbia affermato che le sue truppe ordinate in Ucraina orientale sarebbero state forze di pace. “Sappiamo cosa sono in realtà”, ha detto l’inviato degli Stati Uniti. Washington avrebbe chiesto al presidente ucraino Zelensky di spostarsi a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, per la “sua sicurezza”. I diplomatici americani in Ucraina sono stati spostati in Polonia, dove trascorreranno la notte, per motivi di sicurezza.

La Cina predica moderazione

“Tutte le parti interessate devono esercitare moderazione. Tutti i Paesi dovrebbero risolvere le controversie con mezzi pacifici in linea con la Carta delle Nazioni Unite” ha detto l’ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun, che nel suo brevissimo discorso ha poi incoraggiato “una soluzione diplomatica e il dialogo”, ma non ha espresso alcun sostegno al riconoscimento del Donbass da parte della Russia.

La Cina è preoccupata per l’evoluzione della situazione in Ucraina e chiede il rispetto delle preoccupazioni di tutti in tema di sicurezza, ha dichiarato poi il ministro degli Esteri, Wang Yi, nel corso di un colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Pechino, ha detto Wang, citato in una nota on line della diplomazia di Pechino, ha una posizione “coerente” sulla crisi ucraina.

“Le legittime preoccupazioni in materia di sicurezza di qualsiasi Paese dovrebbero essere rispettate e gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere rispettati”. Per la Cina, ha proseguito Wang, l’evoluzione della crisi in Ucraina finora è “strettamente correlata” al ritardo nell’attuazione effettiva degli accordi di Minsk.

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