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Assalto a Capitol Hill, le prove del tentato golpe di Trump aumentano

Tra i documenti acquisiti dalla commissione del Congresso che indaga sull'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 c'è anche la una bozza di un ordine esecutivo con cui Donald Trump...

Assalto a Capitol Hill, le prove del tentato golpe di Trump aumentano
L'assalto a Capitol Hill dei seguaci di Trump

Umberto De Giovannangeli

22 Gennaio 2022 - 17.12


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Tra i documenti acquisiti dalla commissione del Congresso che indaga sull’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 c’è anche la una bozza di un ordine esecutivo con cui Donald Trump, dopo la sconfitta elettorale del novembre 2020, dava pieni poteri al Pentagono per sequestrare le macchine elettorali utilizzate per l’Election Day negli stati contestati. È uno dei documenti che i legali di Donald Trump hanno cercato di nascondere fino a ricorrere alla Corte Suprema. Lo riporta il sito ‘Politico’.  L’ordine non è mai diventato effettivo e non è chiaro chi fosse stato l’autore del testo, datato 16 dicembre 2020, ma può essere fatto risalire alla strategia di negare la sconfitta, parlando di brogli inesistenti, orchestarta da Trump con i suoi consiglieri legali. Una delle più controverse consigliere dell’ex presidente, Sidney Powell, l’ex consigliere alla Sicurezza Michael Flynn, l’ex legale dell’amministrazione, Emily Newman, e l’ex amministratore delegato di Overstock.com, Patricky Byrne, avevano incontrato Trump nello Studio Ovale, alla Casa Bianca il 18 dicembre. In quella riunione, secondo l’agenzia Axios, Powell fece pressione su Trump perchè sequestrasse le macchine elettorali.

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Le bozze dell’esecutivo disegnerebbero uno scenario inquietante. Nelle settimane tra l’Election Day e quello dell’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio 2021, la situazione poteva diventare molto più caotica. L’ordine esecutivo avrebbe dato al segretario della Difesa il potere di “sequestrare, raccogliere e analizzare tutti i macchinari, l’equipaggiamento e le informazioni conservate elettronicamente”. Inoltre veniva assegnato al segretario alla Difesa un tempo di sessanta giorni per stilare un documento finale sulle elezioni. Un escamotage che sarebbe servito a Trump per restare al potere ben oltre la scadenza naturale, almeno fino a metà febbraio 2021. 

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L’azione sarebbe stata giustificata dai poteri di emergenza che possono essere esercitati dal governo federale. Ad eseguire l’ordine, datato 15 dicembre 2020, sarebbe dovuto essere l’allora segretario alla difesa mark esper e nel testo si parlava anche di “interferenze straniere e internazionali sul voto”, accusando la societa’ di software elettorali dominion di essere controllata da agenti, paesi e interessi stranieri”. Il decreto alla fine rimase lettera morta. I sospetti su chi abbia messo a punto la bozza ricadono soprattutto su uno dei componenti del team legale di trump guidato da rudolph giuliani e che cerco’ in tutti i modi di dimostrare la teoria delle elezioni rubate: L’avvocatessa sidney powell, nota per le sue posizioni cospirazioniste.

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Se c’è un giornalista e scrittore che conosce ogni sfaccettatura del “pianeta Usa”, questi è Furio Colombo.  Negli Stati Uniti è stato corrispondente de La Stampa e di La Repubblica. Ha scritto per il New York Times e la New York Review of Books.E’ stato presidente della Fiat Usa, professore di giornalismo alla Columbia University, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York. Al “pianeta Usa”, Colombo ha dedicato una parte importante della sua ricca produzione saggistica. Tra i suoi libri, ricordiamo La scoperta dell’America (Aragno, 2020); Trump power. Dalla Nuova Frontiera di JFK al Muro di Donald. Che cosa è successo all’America (Feltrinelli, 2017); America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W.Bush (Dalai Editore, 2005); Religione e politica in Usa (Mondadori); e L’America di Kennedy (Dalai Editore, 2004.).

In un suo libro di successo, Trump power, come sottotitolo c’è questa affermazione: “Un corpo estraneo è entrato dentro la Casa Bianca. Ed è cominciata una crisi di rigetto”. Il libro è del 2017.Oggi lo riaffermerebbe?

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Sì. Per capire quanto forte sia stato quel rigetto, occorre considerare due fattori: il primo è il numero altissimo di collaboratori che Trump ha continuamente cambiato. Il secondo, è il fatto che molti di questi collaboratori che Trump ha continuamente e rapidamente cambiato, erano repubblicani della più stretta osservanza conservatrice. Tutto questo ci dimostra che Trump è andato al di là di quella che chiamiamo il percorso reazionario-conservatore tipico di certi settori della destra americana. Poi, però, è accaduto che il rigetto che la Casa Bianca stava mostrando di fare, si è ritirato a confronto con il potere che Trump è stato in grado di esercitare. E’ una storia molto simile alle storie tremende delle destre europee. Diciamo che non è la storia di Mussolini, ma è certamente la storia di Hitler, nel senso che ai suoi tempi era ragionevole scrivere che era in corso una crisi di rigetto. Basta pensare ai diari di Christopher Isherwood, che prevedeva addirittura una crisi di rigetto, e ha avuto delle difficoltà notevoli ad essere accettata, poi però Hitler ha vinto. Non dico che Trump abbia vinto, non lo sappiamo ancora e speriamo che non sia il caso, speriamo nell’aver esagerato nel pessimismo, ma resta il fatto che la crisi di rigetto, che è avvenuta proprio alla Casa Bianca ed è avvenuta proprio nei settori conservativi del Partito repubblicano, non ha agganciato davvero l’opinione pubblica come ci saremmo aspettati. 

Si scrive QAnon. Si legge fascismo. Fascismo made in Usa.. Non si tratta di “sciamani” o fenomeni folcloristici, ma di qualcosa di ben più inquietante. E non solo per l’America. Un fenomeno in crescita anche in Europa. E in Italia.

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A darne conto è un report di uno dei più autorevoli studiosi dei movimenti fascisti americani: il professor Alexander Reid Ross docente alla Portland State University, autore di Against the Fascist Creep (AK Press, 2017).

Cospirazionisti crescono

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“Emersa dalle paludi febbrili di 4Chan e YouTube nel novembre 2017, la comunità della teoria della cospirazione QAnon si è diffusa rapidamente dalla frangia dei pazzi al mainstream dei pazzi – esordisce il professor Reid Ross – Alcuni commentatori suggeriscono che abbia tutte le caratteristiche di un culto politico laico.

Promette ai suoi seguaci la salvezza finale, la creazione di un’utopia di unione umana, di pace e di amore, realizzata attraverso una brutale repressione militare contro lo ‘Stato profondo’. E anche se può sembrare uno spettacolo secondario, il fenomeno Q potrebbe dirci di più sulla vita politica di quanto la maggior parte dei commentatori non riconosca.

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QAnon è una teoria cospirativa tentacolare e mutevole che ha iniziato la sua vita come un intruglio ultra-frangente nelle bacheche online amate dall’alt-destra, ma che ora è presente in piattaforme più mainstream come Twitter, Facebook, YouTube e Reddit. 

I credenti della ‘Q’ assegnano alla loro visione apocalittica del mondo il termine ‘il Grande Risveglio’, una chiara invocazione della storia del messianismo religioso negli Stati Uniti. Come ogni buona teoria della cospirazione, danno la colpa del crimine e della povertà ai ‘criminali’, conosciuti alternativamente come ‘Stato profondo’ e ‘cabala’. Non c’è da stupirsi che ci sia una forte vena di antisemitismo nel mondo QAnon. 

Radiografia dei gruppi dell’odio

A luglio 2020 il direttore della polizia federale, Christopher Wray, ha assicurato che erano state aperte 850 inchieste per “terrorismo interno” e che i suoi agenti avevano effettuato cento arresti.

Di questo universo impastato di odio antisemita fa parteJohn Earnest, il diciannovenne autore dell’attacco, il 28 aprile 2019, alla sinagoga di Poway, nella contea di San Diego, California, che ha provocato un morto e tre feriti. Come i suoi “eroi” anche Earnest ha postato prima dell’attacco il suo “manifesto”. 

Il manifesto di Earnest è zeppo di dichiarazioni d’odio contro ebrei, musulmani, africano-americani, ispanici, immigrati e femministe, così come altri gruppi e minoranze. Ogni ebreo è responsabile del genocidio meticolosamente pianificato della razza europea, delira il diciannovenne terrorista. Earnest ripropone anche la teoria, molto popolare negli ambienti di estrema destra americani, del “complotto giudaico”, e cioè del piano pilotato dagli ebrei di “sostituire” americani bianchi con immigrati provenienti da altri paesi. Nel documento, scrive il Washington Post, Earnest rivendica di aver dato fuoco a una moschea nella località californiana di Escondido, a poche miglia dalla sinagoga in cui è avvenuta la sparatoria. Gli estremisti del white power si passano il testimone, indicano a chi li vuole seguire cosa fare. 

Gli attentatori suprematisti amano l’esibizione mediatica, agiscono rivolgendosi sempre a un’audience a un pubblico che credono ricettivo alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali. E a quel mondo appartiene anche Christopher Paul Hasson, 49 anni, tenente della Guardia costiera americana, arrestato nella cittadina di Silver Spring in Maryland con la grave accusa di terrorismo interno. A fermarlo l’Fbi e i servizi investigativi della Guardia costiera dopo che un’indagine federale aveva portato alla luce un piano criminale per un attacco terroristico su larga scala contro civili e personaggi noti. Nel mirino anche una lista di giornalisti e politici democratici. 

La rete del terrore si radica

Tra le personalità della lista vi erano la Speaker, riconfermata,  della Camera Nancy Pelosi, il leader dell’opposizione democratica al Senato Chuck Schumer, la deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez, ma anche i giornalisti della Cnn Don Lemon e Chris Cuomo e della MsnbcChris Hayes e Joe Scarborough. Nell’abitazione di Hasson, non distante da Washington, gli inquirenti hanno ritrovato una consistente scorta di quindici armi da fuoco e migliaia di munizioni, ma anche steroidi e ormoni. Rinvenuti nel suo computer lettere e documenti impregnati di odio e piani omicidi.

Nella cronologia delle sue ricerche in rete c’erano “il miglior posto a Washington per vedere persone del Congresso” o anche “i giudici della Corte Suprema hanno la scorta?”. L’uomo, che si è autodefinito un nazionalista bianco e filo-russo, era ossessionato da neofascismo e neonazismo. Hasson aveva anche studiato il manifesto di Anders Behring Breivik, il suprematista norvegese di cui era un ammiratore e che nel 2011 uccise 77 persone. Secondo la documentazione raccolta dalle forze dell’ordine e depositata al tribunale distrettuale del Maryland, l’obiettivo finale era quello di “stabilire una patria bianca”. 

Attualmente sono 1124 i gruppi razzisti che sostengono idee come la supremazia bianca basata sulla teorica superiorità di questa razza su africano-americani, ispanici, arabi o ebrei. Queste credenze, basate sull’odio, hanno fondamenta politiche e sociali che a volte partono da una base religiosa spesso legata al cristianesimo fondamentalista. Nel biennio 2018-2019 secondo i dati americani, il sessanta-settanta per cento degli omicidi di stampo politico, ideologico o religioso sono stati messi in atto da suprematisti bianchi o da gruppi di estrema destra, neonazisti. E sono largamente superiori a quelli commessi dagli estremisti islamici.

È stato stimato che un numero tra le 150mila e le 200mila persone s’iscrivono a pubblicazioni razziste, partecipano alle loro marce e manifestazioni e donano denaro. Circa centocinquanta programmi radiofonici e televisivi indipendenti sono trasmessi settimanalmente e raggiungono centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Saint Tarrant, il nuovo cavaliere crociato che “pulisce il mondo dalla feccia musulmana”. Ma anche James Mason, un membro del partito neonazista americano che idolatrava Hitler e Charles Manson, ispiratore del gruppo Atomwaffen, sospettato di diversi omicidi. O ancora il norvegese Andres Breivik, autore della strage di Utoya, o lo youtuber da 53 milioni di follower PewDiePie, accusato di antisemitismo. Sono questi gli eroi dei lupi solitari di destra che si radicalizzano in rete, nei canali come 8chan trovano manifesti preconfezionati per motivare le loro azioni e sul deep web comprano armi, abbigliamento militare per entrare in azione, magari utilizzando bitcoin per evitare di essere rintracciati o per finanziare le loro ricerche “sul campo”.

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