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Yemen, per l'Italia l'apocalisse umanitaria "vale" 5 milioni di euro. Una vergogna, vero Draghi?

uno Stato fallito per un popolo devastato. L’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, chiede un corridoio sicuro per i civili in fuga per l’intensificarsi degli scontri in corso nella regione di Marib, in Yemen.

I funerali di bambini uccisi nello Yemen
I funerali di bambini uccisi nello Yemen

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

27 Febbraio 2021 - 11.56


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Yemen, l’apocalisse dimenticata. Yemen, uno Stato fallito per un popolo devastato. 

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L’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, chiede che sia garantito un corridoio sicuro per i civili in fuga in seguito all’intensificarsi degli scontri in corso nella regione di Marib, in Yemen. Le parti in conflitto devono fare tutto il possibile per assicurare protezione alla popolazione intrappolata e alleviarne l’impatto sui civili.
L’assenza di sicurezza ostacola sempre più la distribuzione di aiuti destinati ai civili a Marib, con conseguenze disastrose tra le persone più vulnerabili. Gli scontri più recenti, esplosi a pochi chilometri dalla città di Marib, hanno costretto le persone a fuggire verso le aree urbane.mI campi di sfollati interni sono già sovraffollati e i piani di risposta umanitaria sono messi a dura prova. Oltre 800.000 yemeniti in fuga hanno trovato rifugio in quest’area del Paese. La maggior parte ha trovato riparo nella regione fin dallo scoppio del conflitto nel 2015.
È necessario che alle agenzie umanitarie sia garantito accesso incondizionato alle aree colpite cosicché possano prestare assistenza salvavita agli sfollati e ad altre famiglie presenti a Marib e in altre aree in cui si rilevano condizioni disperate. 
In vista della conferenza di donatori per lo Yemen che si terrà lunedì 1marzo, l’Agenzia avverte inoltre che il crescente numero di yemeniti in fuga si trova ora esposto ad una grave insicurezza alimentare. Su quattro milioni di sfollati interni, per quasi 2,6 il rischio di essere ridotti alla fame è imminente. La maggior parte ha trovato riparo in zone del Paese colpite da carestia e carenza di cibo. Il conflitto, il protrarsi dell’insicurezza e l’assenza di accesso a servizi e mezzi di sussistenza rappresentano le principali ragioni alla base di povertà e insicurezza alimentare, fattori in aumento tra le comunità sfollate. Molte di queste vivono in tale condizione da oltre due anni, mentre altre hanno dovuto fuggire più volte, esaurendo quasi tutte le scarse risorse a propria disposizione e incrementando la propria dipendenza dagli aiuti umanitari.
Le condizioni di vita in Yemen sono ogni giorno sempre più disperate. Sulla base di valutazioni svolte dall’Unhcr, il 64 per cento delle famiglie sfollate non dispone di alcuna fonte di reddito. Altre sopravvivono guadagnando meno di 50 dollari al mese. Conseguentemente, due famiglie sfollate su tre dichiarano di dover ricorrere a pratiche di sopravvivenza che provocano seri danni: si limitano o saltano i pasti, i minori vengono obbligati a lasciare gli studi, si rinuncia alle cure mediche. Le persone si riducono a chiedere le elemosina o a vendere i propri effetti personali. I casi di matrimonio precoce sono in aumento.
Al fine di mobilitare il sostegno internazionale a favore del popolo yemenita, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, lunedì presenzierà alla conferenza di donatori virtuale di alto livello per esortare ad assicurare un supporto indispensabile per la risposta umanitaria. 
L’Unhcr ha chiesto 271 milioni di dollari da destinare alle operazioni in Yemen nel 2021. Essendo stato finanziato finora solo il sei per cento di questa somma, l’Agenzia potrebbe vedersi costretta a ridurre drasticamente il numero di persone che beneficeranno di assistenza, con conseguenze drammatiche soprattutto per minori, donne e altri soggetti vulnerabili.

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Giorno dopo giorno viviamo in un incubo. Per fortuna, fino ad ora, non abbiamo avuto bisogno di cure mediche, ma se ne avremo bisogno di certo non ce le potremo permettere”, racconta Layla Mansoor, 31 anni, costretta a fuggire con la sua famiglia dai combattimenti ad Hodeidah, tre anni or sono, solo con i vestiti che aveva addosso. La sua è una delle tante tragiche storie, simili tra loro.nIn questo momento in Yemen – come denunciato da una recente ricerca di Oxfam – oltre 2 famiglie su 5, mese dopo mese, sono intrappolate in una spirale di debiti, costrette a comprare cibo e medicine a credito dai pochi negozianti ancora aperti, che possono permettersi di concederlo solo a chi ha ancora un lavoro o riceve aiuti dalle organizzazioni umanitarie. Buona parte della popolazione, dunque, si indebita per comprare pane, farina, zucchero, riso, legumi e olio, o medicine per il diabete e l’ipertensione, febbre e diarrea. Ma nella maggior parte dei casi si deve scegliere se sfamare i propri figli o curarli.

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“Dall’inizio della guerra nel 2015 -rimarca Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam Italia –  il numero di famiglie costrette a indebitarsi per comprare beni essenziali è aumentato del 62%. Beni carissimi a causa dell’inflazione innescata dalla pandemia e del tutto insufficienti, per via dei blocchi imposti negli ultimi anni dalla Coalizione di Paesi a guida saudita in conflitto con gli Houthi. Una tempesta perfetta che coinvolge 20.7 milioni di yemeniti, il 66% della popolazione, che dipende totalmente dagli aiuti umanitari per poter sopravvivere. Altrettanti non hanno accesso a cure di base, in un paese in cui la metà delle strutture sanitarie sono state distrutte, mentre oltre 16 milioni stanno restando senza cibo. Secondo le stime, metà delle persone che sopravvivono solo grazie all’aiuto internazionale sono bambini e, in alcune zone delle Yemen, 1 su 5 è gravemente malnutrito e senza aiuto condannato a portare i segni di privazioni tanto gravi per il resto della vita”.

Vergogna internazionale

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Nel 2020 l’appello delle Nazioni Unite, per far fronte a quella che è stata definita la più grave emergenza umanitaria al mondo, è stato finanziato per appena la metà di quanto necessario dai grandi donatori internazionali e sono mancati all’appello 1.5 miliardi di dollari. Il primo marzo ricorre l’annuale conferenza internazionale dei paesi donatori per finanziare la risposta umanitaria. L’anno scorso l’Italia ha stanziato appena 5,1 milioni di euro. Una cifra sufficiente a consentire 2 mesi di lavoro nel Paese di un’organizzazione umanitaria come Oxfam. Da qui l’appello che rilanciamo con forza al nuovo Governo Draghi per un deciso aumento degli aiuti, a partire proprio dal summit di lunedì prossimo.

E l’Italia? 

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Governo che ci auguriamo si batta finalmente in sede internazionale perché si arrivi ad uno stop definitivo al conflitto, e sin da subito ad un cessate il fuoco nelle zone dove si ancora combatte, in particolar modo a Marib. Qui l’escalation del conflitto è estremamente preoccupante e si rischia la catastrofe umanitaria, con almeno 850.000 sfollati che vivono nella città e nelle aree circostanti in condizioni disperate. I campi in cui stanno riparando sono vicini alla linea del fronte e i civili sono stati coinvolti nell’offensiva. Infine, è altrettanto importante che l’Italia revochi l’export di armamenti italiani verso tutti gli Paesi che compongono la coalizione saudita (sono sei oltre Arabia Saudita ed Emirati Arabi), allargando il divieto a tutte le tipologie di armamenti.

Il prossimo 26 marzo ricorrerà il sesto anniversario dallo scoppio del conflitto, e il popolo dello Yemen non può più aspettare. Senza pace, 30 milioni di persone rischiano di non avere più un futuro”.

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I più indifesi tra gli indifesi

La direttrice dell’Unicef Henrietta Fore ha avvertito che i livelli di malnutrizione infantile in alcune parti dello Yemen, paese più povero del mondo arabo, hanno raggiunto “livelli record, con un aumento del 10% solo quest’anno, riporta Al Mayadeen.
Pertanto, ha affermato che più di 12 milioni di bambini hanno bisogno di aiuti umanitari e che quasi 325.000 bambini di età inferiore ai cinque anni sono gravemente malnutriti e “lottano per sopravvivere”. Allo stesso tempo, più di cinque milioni di bambini affrontano una crescente minaccia di colera e diarrea acuta.

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“La povertà cronica, decenni di scarso sviluppo e più di cinque anni di conflitti implacabili hanno esposto i bambini e le loro famiglie a una combinazione letale di violenza e malattie”, ha affermato la direttrice dell’Unicef.
Ha aggiunto che la pandemia del nuovo coronavirus ha trasformato una profonda crisi in una imminente catastrofe nello Yemen.

”I bambini in Yemen sono diventati danni collaterali in una guerra che infuria da più di cinque anni. È terribile pensare che, in metà del paese, quasi 100 mila bambini sotto i cinque anni siano sull’orlo della fame – denuncia Xavier Joubert, direttore di Save the Children in Yemen.- malnutriti al punto che le loro vite sono in pericolo. E i numeri potrebbero essere anche più alti”. Save the Children continua a fornire supporto sanitario e nutrizionale ai bambini più vulnerabili dello Yemen, sia nel nord che nel sud del Paese. Nelle cliniche di Hodeidah, la media mensile dei ricoveri di bambini affetti da malnutrizione acuta grave o moderata è aumentata del 60% tra marzo e luglio 2020, rispetto ai cinque mesi precedenti. Gli operatori sanitari volontari hanno identificato un aumento del 5% di minori gravemente malnutriti nelle comunità visitate Secondo Save the Children il numero crescente di bambini che soffrono la fame è un chiaro segnale del deterioramento della situazione alimentare in tutto il Paese e la popolazione non riesce più a permettersi il cibo a causa dell’aumento dei prezzi. Il costo di un paniere di cibo nelle aree settentrionali è aumentato di circa 4 dollari da gennaio, in un momento in cui le famiglie erano già in grave difficoltà. Nel sud, il costo minimo per un paniere alimentare è aumentato di quasi 8 dollari, il 15% in più rispetto alla crisi del 2018.
Nell’anno in corso Save the Children ha fornito cibo a 8.783 persone, tra cui 2.975 bambini, attraverso le distribuzioni alimentari o i trasferimenti di denaro. L’Organizzazione provvede inoltre al sostegno delle donne in gravidanza e in fase di allattamento e fornisce consulenze sull’allattamento al seno e sui temi legati alla salute e alla nutrizione.
Ma la carenza di fondi ha creato una lacuna nei programmi salvavita, il che significa che meno bambini e famiglie ricevono assistenza alimentare. Ciò ha aumentato la lotta che i bambini nello Yemen stanno affrontando. Per questo Save the Children chiede ai donatori di aumentare i finanziamenti per i programmi salvavita in Yemen e invita tutte le parti in conflitto a impegnarsi per una soluzione politica sostenibile e per consentire alle organizzazioni umanitarie di accedere senza ostacoli in tutte le aree del Paese per raggiungere le popolazioni più vulnerabili.

Da 3 anni i bambini yemeniti che vivono nel nord-ovest dello Yemen non mangiano carne, verdura e frutta: la loro alimentazione, in quantità insufficienti al loro fabbisogno, è composta solamente da pane, olio e zucchero, nient’altro. Oltre alla mancanza di cibo per la popolazione, anche gli ospedali non hanno più medicinali per combattere le infezioni dei bambini denutriti e disidratati il cui numero aumenta ogni giorno senza tregua.  Quelli che arrivano negli ospedali sono già fortunati in quanto, purtroppo, la maggior parte dei bambini che abitano nei villaggi remoti non possono arrivare: non c’è più benzina, non funziona più nessun trasporto pubblico, le mamme sono indebolite, non ce la fanno più a portare i bambini, ammalati mortalmente e denutriti, a piedi in un ospedale… e la conseguenza è che i bambini muoiono nei villaggi come le mosche. 

Gli effetti sulla salute mentale dei bambini

Guerra e violenze che hanno un impatto devastante anche sulla salute mentale dei minori”. A documentarlo è ancora Save the Children 

Più della metà dei bambini intervistati soffre di tristezza e depressione e 1 su 10 vive costantemente in questa condizione. In un periodo in cui anche in Yemen crescono i timori per la diffusione della pandemia di Covid-19 che metterebbe ancor più a dura prova servizi sanitari già allo stremo e il lavoro degli operatori umanitari. Circa 1 bambino su 5 vive nella paura costante, più della metà (il 52%) racconta di non sentirsi mai al sicuro quando non si trova con i propri genitori e il 56% quando cammina da solo.  Il 38% degli operatori sanitari –prosegue il rapporto –  segnala un aumento degli incubi nei bambini; quasi 1 genitore o un adulto di riferimento su 10 (8%) ha notato un aumento delle enuresi notturne del proprio bambino, mentre il 16% dei minori afferma di non riuscire mai o raramente a rilassarsi e il 36% di non sentirsi a proprio agio nel parlare con qualcuno della comunità dei propri stati d’animo. 
A fronte di ciò in tutto lo Yemen, secondo i dati più recenti, sono disponibili solo due psichiatri infantili e solo un infermiere per la salute mentale ogni 300.000 persone. Molti dei bambini intervistati nel corso dell’indagine hanno anche raccontato di provare sintomi di ansia, come l’aumento del battito cardiaco, dolori di stomaco, sudore alle mani e sensazione di tremore quando hanno paura. E in tanti si trovano nella paura costante di essere colpiti da armi esplosive o dai cecchini.

Se questa crisi non viene affrontata, un’intera generazione subirà conseguenze a lungo termine. I bambini in conflitto hanno bisogno di luoghi in cui possano sentirsi sicuri e possano rilassarsi”. 

Per affrontare questa apocalisse umanitaria, l’Italia ha stanziato 5,1 milioni. Una goccia nell’oceano. Una goccia di vergogna. 

 

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