L'"ammiraglio" Erdogan alla conquista del Mediterraneo. Ma Roma minimizza

La Turchia ha diffuso oggi un nuovo Navtex (avviso ai naviganti) per esercitazioni navali che si terranno dal primo al 2 settembre nel Mediterraneo orientale. La Grecia allarmata

Erdogan

Erdogan

Umberto De Giovannangeli 27 agosto 2020

Il Sultano alla conquista del Mediterraneo. E i venti di guerra spirano sempre più impetuosi nel mare nostrum. La Turchia ha diffuso oggi un nuovo Navtex (avviso ai naviganti) per esercitazioni navali che si terranno dal primo al 2 settembre nel Mediterraneo orientale. Secondo quanto riporta l’emittente turca Trt Haber, le esercitazioni riguarderanno diversi assetti navali che saranno impegnate in attività di addestramento al tiro. Il Navtex giunge in risposta alle esercitazioni Eunomia iniziate ieri al largo di Cipro e che coinvolgono Grecia, Italia, Cipro e Francia. Le manovre militari si concluderanno il 28 agosto e seguono le esercitazioni condotte da Grecia e Francia dello scorso 13 agosto e quelle tra le Marine militari greca e statunitense dello scorso 27 luglio.


Esercizi di guerra


Alle esercitazioni Eunomia sono impiegati tra i vari assetti il cacciatorpediniere lanciamissili della Marina militare italiana Durand de la Penne, la fregata francese Lafayette, che si unirà all'esercitazione nella fase finale nella giornata di venerdì, e assetti dell’aviazione tra cui tre Rafale francesi e tre F-16 greci.


Da un lato dell'Atlantico il presidente americano, Donald Trump, che ha chiamato il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, esprimendo preoccupazione per le tensioni tra Grecia e Turchia. Trump ha affermato che i due alleati della Nato devono impegnarsi per il dialogo. Dall'altra parte invece è Angela Merkel a muoversi. "Forse" domani ci sarà un colloquio telefonico tra la cancelliera tedesca e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. E' quanto ha affermato la ministra alla Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, parlando con l'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Josep Borrell: le parole della politica tedesca sono state "catturate" da un video trasmesso per errore, nel quale Akk- come viene chiamata in Germania - peraltro definisce "molto dura" la posizione di Ankara. La stessa Merkel ha poi detto: "Siamo molto allarmati per le tensioni nel Mediterraneo che riguardano anche i partner Nato" e ha poi aggiunto che la Germania è "molto impegnata" per la de-escalation. 


Espansionismo marittimo


La Grecia intende estendere le sue acque territoriali di 6-12 miglia nautiche nel Mare Ionio, al largo della sua costa occidentale, ha anticipato, nel pieno delle tensioni con la Turchia per le trivellazioni nell'Egeo, al largo della costa orientale greca, il Premier Kyriakos Mitsotakis in Parlamento dove a breve il governo presenterà un progetto di legge in questo senso. Si tratta, ha precisato il Premier, dell'esercizio di un "diritto sovrano inalienabile", previsto dall'articolo 3 della Convenzione sul diritto marittimo. Mitsotakis, si legge sul quotidiano online Ekathimerini, ha anche precisato che il Paese potrà estendere le acque territoriali anche in altre zone marittime, sempre nel rispetto della Convenzione e l'applicazione della linea mediana laddove la distanza fra le due coste è inferiore alle 24 miglia, un passo che la Turchia ha già detto di considerare come un casus belli, laddove avvenga a oriente"


Immediata la risposta turca. Erdogan ha avvertito che Ankara "non farà concessioni" nel Mediterraneo orientale e ha messo in guardia la Grecia dall'intraprendere passi che potrebbero portare alla sua "rovina". "Non abbiamo mire sul territorio, sovranità ed interessi di qualcun'altro, ma non faremo concessioni su quello che è nostro", ha assicurato Erdogan, esortando Atene a "evitare errori che sarebbero un percorso verso la rovina". "Che nessuno osi testare la pazienza della Turchia perché Ankara non ha nessuna intenzione di permettere che qualcuno prenda di mira i suoi interessi e la sua sovranità. Vogliamo che tutti prendano atto che la Turchia, a partire di oggi, non è più uno stato con cui testare la sua pazienza, determinazione, capacità e coraggio", proclama il Sultano.


Parigi avverte Ankara


La Francia avverte la Turchia: il Mediterraneo orientale non può rappresentare il "terreno di gioco" per le "ambizioni di alcuni". Lo ha dichiarato la ministra della Difesa Florence Parly, dopo l'avvio di un'esercitazione militare congiunta di Parigi con Cipro.


Ieri, la Turchia si è detta disponibile a colloqui con la Grecia senza precondizioni mentre entrambi i Paesi sono impegnati in esercitazioni militari.


Navi militari turche hanno condotto ieri delle esercitazioni militari con un cacciatorpediniere americano nel Mediterraneo orientale. Lo ha annunciato Ankara, tra le crescenti tensioni tra la Turchia e la Grecia nella regione. "La fregata turca TCG Barbaros e la corvetta TCG Burgazada hanno condotto esercitazioni di addestramento militare con il cacciatorpediniere statunitense USS Winston S. Churchill", ha precisato il ministero della Difesa su Twitter, postando foto delle navi da guerra.


La zona marittima del Mediterraneo orientale è diventata una delle principali aree di interesse energetico, quando a partire dal 2009 sono stati scoperti ingenti giacimenti di gas naturale. La scoperta ha fatto ipotizzare la realizzazione di un gasdotto EastMed, che dovrebbe collegare il Mediterraneo orientale con l’Europa continentale attraverso gli attracchi in Grecia e Italia. Dai progetti di sfruttamento energetico così concepiti tuttavia, rimaneva esclusa la Turchia: per questo a fine 2019 il governo di Ankara firmò un accordo sulle Zone economiche esclusive (Zec) con la Libia in cambio di assistenza militare al governo di Tripoli. Per tutta risposta, a inizio agosto la Grecia ha firmato un accordo con l’Egitto per delimitare una Zee, che però include alcune aree rivendicate da Ankara. Diversi Paesi della regione hanno scoperto giacimenti di gas significativi o stanno portando avanti missioni esplorative per trovarli, il che può innescare conseguenze molto inquietanti. con battaglie in corso sulla delimitazione dei confini marittimi. 


Non solo gas


Ma non è solo questione di rivalità sulle risorse energetiche. Le radici della crisi sono certamente più profonde. Tra Turchia e Grecia c’è da sempre una competizione latente, regionale e geostrategica, che mette la Turchia, oggi molto più forte, contro molti altri attori internazionali. Il “campo di battaglia” si estende dalla Libia, attraverso le acque del Mediterraneo orientale, alla Siria e oltre. Una preoccupazione è che, mentre gli altri Paesi si uniscono nella loro opposizione alle ambizioni regionali di Ankara, la stessa Turchia si senta più isolata. Il che rischierebbe di diventare molto pericoloso.


Un altro elemento cruciale del puzzle è la politica estera molto più aggressiva perseguita da Erdogan, che alcuni analisti hanno persino paragonato a una rinascita del vecchio impero ottomano. Gli orizzonti geografici del presidente si sono certamente ampliati. La posizione strategica della Turchia è cambiata notevolmente dalla fine della Guerra Fredda, con la scomparsa dello stato fermamente laico e l’imposizione, da parte di Erdogan, di un taglio decisamente più islamista alla sua politica.


Il partito al governo AKP ha capito che un’economia turca dinamica e in crescita ha contribuito a stabilire la nazione. Nonostante alcuni segnali recenti di crisi, Erdogan non molla e tira dritto. La cosiddetta dottrina “Blue Homeland” del governo, che prevede esplicitamente un ruolo marittimo molto più grande per Ankara all’interno di quelle che considera le proprie acque strategiche, sembra pagare.


Le guerre in Siria e Libia


La Turchia ha sentito minacciati quelli che percepisce come i suoi interessi nazionali vitali, non da ultimo in Siria, dove si sente delusa da molti dei suoi alleati occidentali della Nato, tra cui gli Stati Uniti. Per questo ha adottato una sua linea, giocando a fianco di altri attori, come Russia e Iran. Oggi sfrutta una notevole autonomia strategica e sta cercando di espandere la sua forza regionale.


Come tante battaglie nella regione, come la stessa Siria, anche la Libia è diventata una sorta di guerra per procura, con vari attori esterni che si schierano l’uno contro l’altro. La Turchia, qui, è osteggiata da attori potenti come l’Egitto e gli Emirati Arabi.


La Turchia è intervenuta pesantemente a fianco del governo libico sostenuto dalle Nazioni Unite, mentre gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto appoggiano le milizie orientali del generale Khalifa Haftar. Il conflitto in Libia ha così anche acuito l’inimicizia tra Turchia ed Egitto. Idem con la Francia. Sicuramente, in questo momento il Mediterraneo orientale potrebbe esplodere, ma è ancora impossibile sapere come e quando.


Ma la disputa più grave tra Grecia e Turchia è quella per l’isola di Cipro, divisa tra la Repubblica di Cipro, di influenza greca e riconosciuta a livello internazionale, e la Repubblica turca di Cipro Nord, riconosciuta soltanto dalla Turchia. Il fatto che Ankara rivendichi l’esistenza di uno stato non riconosciuto dalla comunità internazionale genera ulteriori difficoltà nelle dispute sullo sfruttamento delle risorse dell’area e nel 2019 l’Unione Europea ha imposto sanzioni alla Turchia per aver trivellato illegalmente nelle aree attorno a Cipro del Nord.


“La Turchia è sempre stata il convitato di pietra nei negoziati internazionali sul Mediterraneo orientale e ha saputo sfruttare a suo vantaggio la mancanza di una posizione unitaria a livello europeo – annota Matteo Colombo, ISPI Associate Research Fellow e ECFR Pan-European Junior Fellow-. Oggi però, la sua retorica aggressiva sembra rivolta soprattutto alla propaganda interna, mentre l’obiettivo reale di Ankara è quello di avere voce in capitolo nelle dinamiche di prezzo, estrazione e vendita del gas”.


Il disinteresse degli Usa


Come spiega bene l’esperto della Bbc Jonathan Marcus, le tensioni nel Mediterraneo orientale evidenziano anche un altro cambiamento nella regione: il declino del potere degli Stati Uniti o, meglio, il declino dell’interesse strategico dell’amministrazione Trump per ciò che accade lì.The Donald ha sospeso la Turchia dal programma di aerei da guerra F-35 dopo l’acquisto di missili terra-aria russi avanzati. Ma non c’è stata alcuna reale pressione degli Stati Uniti sulla Turchia per far fronte ai problemi che ha creato per la politica statunitense all’interno della Nato, in Siria e altrove.


L’Europa alza la voce


L'alta tensione che si respira nel Mediterraneo orientale, divenuto terreno di scontro tra Grecia e Turchia dopo il forte impulso dato di recente da Ankara alle esplorazioni, è stato uno dei principali temi che hanno tenuto banco alla riunione informale dei ministri della Difesa Ue, riuniti a Berlino sotto la presidenza semestrale tedesca.  Da oggi nella capitale tedesca ci saranno anche i ministri degli Esteri dei Paesi Ue che parteciperanno fino a domani alla riunione informale Gymnich.


"Non ci si siede al tavolo delle trattative" nel Mediterraneo orientale "se le navi da guerra sono nell'area". Lo ha detto il ministro degli Estero tedesco Heiko Maas arrivando alla riunione dei capi delle diplomazie europee. Al centro della discussione la tensione tra Turchia e Grecia, su cui lo stesso Maas ha avvertito: "Una nuova scintilla potrebbe creare un disastro".


Ma i penultimatum europei non preoccupano minimamente l’”ammiraglio” Erdogan. Lui sa bene che con l’Europa ha una carta vincente: quella del ricatto-migranti. D’altro canto, è per fare il Gendarme delle frontiere esterne che è stato pagato a suon di miliardi (tre più tre) dall’Europa.