Addio alla 'compagna Zain", leader della resistenza delle donne curde uccisa dai turchi

Sehid zin Amara, nome di battaglia Zain Kobani, è stata uccisa nei giorni scorsi dai turchi dopo l’inizio dell’invasione del Rojava. Era una comandante che lottava per la liberta e i diritti delle donne

Sehid zin Amara, nome di battaglia Zain Kobani, combattente curda uccisa dai turchi

Sehid zin Amara, nome di battaglia Zain Kobani, combattente curda uccisa dai turchi

globalist 21 ottobre 2019

Quanto era ancora viva le donne della rivoluzione del Rojava ne avevano esaltato l’impegno: “ha combattuto contro l'oppressione e tutte le forme di repressione. Ha dato un impulso per liberare le donne dall'oppressione patriarcale e ha mostrato a tutte le donne prigioniere di questa mentalità che il mondo è è migliore quando sono libere e attive nella società.
Ora Sehid zin Amara, nome di battaglia Zain Kobani, è stata uccisa nei giorni scorsi dai turchi dopo l’inizio dell’invasione del Rojava.
Un duro colpo anche perché Sehid era stata una delle più attive combattenti contro i jihadista ex al Qaida di Al Nusra nel 2013, per poi diventare una delle leader della resistenza a Kobane, dove fu ferita e infine protagonista dell’operazione finale contro lo Stato Islamico a Deir Ez Zor.



Poi la morte.
Oggi le autorità curde hanno voluto ricordare una delle loro più importanti comandanti: "La nostra compagna Zain Kobani, la donna la militante rivoluzionaria". 
E hanno aggiunto: "Nel 2013, dopo che i gruppi mercenari hanno lanciato la loro offensiva contro il nostro popolo, la compagna Zain è stata una delle prime combattenti a prendere parte alle battaglie contro i mercenari dello Stato Islamico e contro i mercenari di Jabhat al -Nusra che occupavano la città di Serekaniya.
Poi Zain ha combattuto con coraggio a Kobane, Suluk, Shadadi e Manbij. Durante le battaglie di Kobani e nonostante ferita alla spalla, non ha smesso di combattere e ha mostrato una posizione ferma e coraggiosa
Poi Manbij e infine a Deir-ez -Zor per l’eliminazione dell'Isis che per tanti ha rappresentato realizzazione delle speranze di tutti i martiri”.
Dicono ancora i comandanti curdi: “A nome delle Unità di protezione delle donne Ypj, diciamo che continueremo la lotta finché il ricordo e le anime dei martiri Habon, Rosyar, Tekoshin, Avesta, Zain e i suoi compagni vivranno nei nostri cuori e nelle nostre menti.
Con ogni martire, le nostre responsabilità verso la libertà dei popoli sono aumentate”.