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Marmolada, una tragedia figlia dei cambiamenti climatici

Renato Roberto Colucci, dell'Istituto di Scienze Polari del CNR, commentando il crollo del seracco sulla Marmolada che ha travolto due cordate di escursionisti.

Marmolada, una tragedia figlia dei cambiamenti climatici
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globalist

3 Luglio 2022 - 21.01


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Marmolada, una tragedia figlia dei cambiamenti climatici. “Il riscaldamento globale ha reso pericolose zone che fino a 20-30 anni fa erano sicure”. Lo spiega Renato Roberto Colucci, dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, commentando il crollo del seracco sulla Marmolada che ha travolto due cordate di escursionisti.

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“Dopo settimane e settimane con temperature straordinariamente alte e di molto superiori a quelli che sono i valori normali in questo periodo dell’anno – spiega – con i ghiacciai alpini ormai scoperti dalla neve invernale che è stata scarsissima e che invece avrebbe avuto il potere di proteggere il ghiacciaio sottostante dal caldo estivo, si è arrivati ad una grande disponibilità di acqua in questi giorni con l’ondata estrema di calore dall’Africa e temperature con valori vicini a record assoluti mai registrati per le Alpi. La grande quantità di acqua destabilizza la massa glaciale e lubrifica le porzioni deboli così che si possano innescare eventi catastrofici come questi, cioè che un pezzo intero parta verso valle”.

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“Gli alpinisti sanno bene come comportarsi in queste situazioni – sottolinea ancora l’esperto – ma negli ultimi anni i social hanno avvicinato all’alpinismo una quantità molto più ampia di persone che però spesso non sono attente all’ambiente nel quale si trovano. Il tutto è aggravato dal riscaldamento globale che ha reso pericolose zone che fino a 20-30 anni fa erano sicure e tranquille, perchè la criosfera alpina è in una fase di trasformazione molto rapida a causa delle temperature che continuano ad aumentare e sta cercando il suo nuovo equilibrio: in questo momento i ghiacciai alpini sono in totale disequilibrio a causa di questo nuovo clima, di conseguenza finchè non raggiungono un equilibrio reagiscono riducendosi oppure provocando eventi catastrofici come questo”.

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Che fare dunque? “C’è solo da adattarsi a una nuova situazione – avverte Colucci – riconoscerne i rischi e le nuove pericolosità e quindi agire di conseguenza, se invece avessimo voluto risolvere o almeno non arrivare a questo punto avremmo dovuto iniziare 30 anni fa con le politiche di conversione energetica verso le rinnovabili e magari adesso non ci troveremmo in una situazione che anno dopo anno diventa sempre più grave. La fusione glaciale alpina è solo un aspetto della medaglia, ma il riscaldamento globale ne porta con se tanti altri”.

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