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Come i russi riusciranno ad aggirare l'embargo al petrolio? (Perché lo faranno)

Secondo il Wall Street Journal Mosca starebbe studiando 'navi fantasma' che disconnettono i sistemi di localizzazione e registrano le petroliere in paradisi fiscali

Come i russi riusciranno ad aggirare l'embargo al petrolio? (Perché lo faranno)

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6 Dicembre 2022 - 09.42


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La Russia starebbe già studiando sistemi per aggirare il blocco attraverso ‘navi fantasma’ che disconnettono i sistemi di localizzazione e registrano le petroliere in paradisi fiscali dove vengono offerte bandiere di copertura, come spiega Giandomenico Serrao su Agi.it. Altro escamotage, scrive il Wall Street Journal, è il trasbordo del greggio in navi più grandi mischiandolo con un olio dalle caratteristiche simili. La legge prevede infatti che per essere considerato russo, il petrolio deve provenire almeno per il 51% da aziende del paese.

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Secondo l’International Energy Forum l’embargo porterà ad avere almeno 3 milioni di barili in meno ogni giorno per i Paesi dell’Unione europea che unito ai tagli Opec (2 milioni di barili decisi a ottobre), se la situazione in Cina si stabilizzerà, potrebbe portare a una nuova impennata delle quotazioni con pesanti ricadute per l’inflazione. L’embargo europeo infatti si aggiunge a quello deciso a primavera da Usa, Canada, Gran Bretagna e Australia.

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Nell’ultimo mese, il prezzo del greggio russo (il cosiddetto Ural) è sceso a 69 dollari, in calo del 10%. La decisione, spiegano gli analisti, potrebbe avere una tendenza rialzista sulle quotazioni del greggio a livello globale. Lunedì insieme all’embargo scatterà anche il price cap per quello trasportato via nave (60 dollari al barile) e consentirà agli operatori europei di trasportare (e assicurare) il petrolio russo verso Paesi terzi solo quando questo ha un prezzo inferiore al tetto stabilito. “Il limite di prezzo è stato pensato per ridurre ulteriormente le entrate della Russia, mantenendo stabili i mercati energetici globali attraverso l’approvvigionamento continuo.

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Contribuirà quindi anche ad affrontare l’inflazione e a mantenere stabili i costi energetici in un momento in cui i costi elevati – in particolare i prezzi elevati del carburante – sono una grande preoccupazione nell’Unione europea e in tutto il mondo”, spiega la Commissione europea. Come detto, il price cap sul greggio entrerà in vigore dal 5 dicembre mentre il 5 febbraio 2023 si estenderà ai prodotti petroliferi raffinati (con un prezzo ancora da definire).

Secondo molti broker tuttavia Mosca si sta attrezzando per aggirare l’ostacolo mettendo in piedi una flotta di 100 vecchie petrolioere per aggirare le restrizioni occidentali. I trader affermano che la flotta ombra ridurrà l’impatto di tali misure, ma non riuscirà a eliminarlo completamente. Le misure punitive di Ue e G7 taglieranno fuori Mosca da gran parte della flotta globale di petroliere, spiega il Financial Times, perchè agli assicuratori come i Lloyd’s di Londra sarà impedito di coprire le navi che trasportano greggio russo, qualunque sia la loro destinazione, a meno che non venga venduto al di sotto del prezzo massimo. La Russia ha risposto che non tratterà con nessun paese che impone il tetto.

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La Russia dovrebbe ancora affrontare una mancanza di petroliere e avere difficoltà nei primi mesi del 2023 per mantenere i suoi livelli di esportazione, il che aumenterebbe i prezzi, affermano gli analisti. Il deficit potrebbe aumentare quando il divieto dell’Ue si estenderà anche ai combustibili raffinati russi a febbraio, ha affermato Kennedy.

La Russia avrà bisogno di accedere a un numero ancora maggiore di petroliere rispetto al solito perchè la durata di ogni viaggio sarà maggiore e il petrolio che in precedenza veniva venduto in Europa sarà inviato a nuovi acquirenti in Asia. Braemar prevede che il deficit russo sarà compreso tra 700.000 e 1,5 milioni di barili al giorno.

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Rystad stima che la Russia sarà a corto di 60-70 navi cisterna e prevede che le esportazioni via mare diminuiranno di circa 200.000 barili al giorno. Alla fine i volumi totali russi persi sul mercato potrebbero raggiungere i 600.000 barili al giorno se Mosca dovesse vendicarsi tagliando le forniture via oleodotto verso l’Europa – che non sono soggette a sanzioni – prima di avere abbastanza petroliere per dirottarli, ha detto Rystad. “La Russia ha bisogno di più di 240 petroliere per mantenere il flusso delle sue attuali esportazioni”, ha tagliato corto Viktor Kurilov, analista di Rystad.

“Puoi escogitare ogni sorta di furbizia, ma c’è troppo petrolio da spostare: i russi faranno sempre fatica per mantenere intatte le proprie esportazioni, senza limite di prezzo”, ha chiosato Kennedy. 

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