Sequestro di persona e abuso di potere: il testo delle accuse a Salvini che M5s ha nascosto

La relazione del tribunale dei ministri è impietosa: violate le leggi e le norme internazionali, lasciati soffrire i migranti.

La nave Diciotti

La nave Diciotti

globalist 17 febbraio 2019

Quelli che pubblichiamo sono ampi stralci della richiesta di autorizzazione a procedere che il tribunale dei ministri ha inviato al Senato.


Sono elencate tutte le violazioni, gli abusi e le illegalità

IV. IL REATO IPOTIZZABILE E LA SUA QUALIFICAZIONE GIURIDICA
E’ convincimento di questo Tribunale che le risultanze delle indagini preliminari consentano di ritenere fondata la notitia criminis a carico dell’attuale Ministro dell’Interno in ordine al delitto di sequestro di persona contemplato dall’art. 605 c.p., essendo ipotizzabile che il Sen. Matteo Salvini, nella sua veste di Ministro e pubblico ufficiale, abbia abusato delle funzioni amministrative attribuitegli nell’ambito dell’iter procedurale per la determinazione del place of safety, ponendo arbitrariamente il proprio veto all’indicazione del POS da parte del competente Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, quale atto amministrativo propedeutico e necessario per autorizzare lo sbarco, così determinando la forzosa permanenza dei migranti a bordo dell’unità navale “U. Diciotti”, con conseguente illegittima privazione della loro libertà personale per un arco temporale giuridicamente apprezzabile ed al di fuori dei casi consentiti dalla legge.
IV.a. Elemento oggettivo del reato: la privazione della libertà dei migranti per un arco temporale giuridicamente “apprezzabile”
La condizione di stallo che ha imposto ai migranti di rimanere confinati a bordo della nave “U. Diciotti” fino alle prime ore del giorno 26 agosto costituisce obiettiva conseguenza della mancata indicazione del POS, dietro precise direttive del Ministro dell’Interno, da parte del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione.
Tuttavia, nella vicenda in esame risulta che MRCC Roma, per il tramite del Centro Nazionale di Coordinamento (NCC), ha avanzato tre distinte richieste di POS al competente Dipartimento (rispettivamente in data 15, 17 e 24 agosto) per cui, al fine di poter valutare la “rilevanza penale” della protratta permanenza a bordo della “U. Diciotti” dei migranti, fondamentale risulta la preliminare indagine su quale delle tre richieste di POS possa ritenersi “tipica” e, in quanto tale, idonea a fondare in capo al Dipartimento
l’obbligo normativo a provvedere tempestivamente.
Va infatti ricordato che “Il delitto di sequestro di persona è integrato
da qualsiasi condotta che privi la vittima della libertà fisica e di locomozione, sia pure non in modo assoluto, per un tempo apprezzabile, a nulla rilevando la circostanza che il sequestrato non faccia alcun tentativo per riacquistare la propria libertà di movimento, non recuperabile con immediatezza, agevolmente e senza rischi” - Cass. Pen., sez. III, n. 15443/2014.
La prima richiesta di POS delle ore 20:24 del 15 agosto è stata formulata da IMRCC con la seguente motivazione: “ ... è prevedibile che il barcone arrivi nell’area di responsabilità per il soccorso in mare italiana presumibilmente alle 00:30 del 16 agosto ... lo scrivente ha in corso la pianificazione per soccorrere i circa 170 migranti a bordo nel momento in cui il barcone entrerà nell’area di responsabilità italiana ... per quanto sopra si chiede sin d’ora il POS per lo sbarco dei migranti in questione”.
A parere di questo Tribunale, tale richiesta deve ritenersi caratterizzata da evidente “atipicità” e priva dei presupposti normativi che la legittimassero, in quanto:
a)  La Convenzione di Amburgo individua specificatamente la richiesta di POS come fase conclusiva di un “evento SAR” e, dunque, presuppone che vi sia stata la dichiarazione di tale evento e l’assunzione dell’attività di coordinamento dei soccorsi (punto 3.1.4 conv.); 

b)  Le Linee Guida dell’IMO sul trattamento delle persone soccorse in mare (Risoluzione MSC 167-78) prevedono espressamente che l’indicazione del “luogo sicuro” (place of safety) segua il “recupero dei sopravvissuti” (para. 2.5). 
Nel caso in esame, invece, la richiesta di POS delle ore 20:24 del 15 

agosto è stata formulata da MRCC Roma quando ancora le unità navali della Guardia Costiera si trovavano in acque SAR italiane, conducendo una mera attività di “monitoraggio” a distanza del barcone con i migranti a bordo, che ancora navigava in acque SAR maltesi.
L’atipicità della richiesta di POS del 15 agosto, dunque, è legata alla sua formulazione “preventiva”, che teneva conto solo del potenziale sviluppo degli eventi (ingresso del barcone con i migranti nelle acque SAR italiane previsto per le ore 0:30 del 16 agosto) e della potenziale necessità di dover procedere ad un’attività di salvataggio dei migranti, con l’ovvia conseguenza che non vi fosse, in quel momento, alcun obbligo normativo in capo al Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione di dare seguito a tale richiesta.
Diversamente, invece, per la seconda richiesta di POS formulata da IMRCC alle ore 22:30 del 17 agosto con la seguente motivazione: “... nella giornata del 14 agosto un velivolo di Eunavfor Med informava i Libici e IMRCC della presenza di un barcone con circa 120 persone in navigazione con rotta nord a circa 40 miglia dalle coste libiche ... il barcone veniva nuovamente localizzato da un velivolo Eunavfor Med in navigazione con una rotta che, se seguita, avrebbe portato l’imbarcazione a Malta ... Le autorità maltesi assumevano la responsabilità del caso ... IMRCC continuava a monitorare l’evento e il giorno 15 agosto riceveva anche telefonate satellitari con un Thuraya, in possesso dei migranti a bordo del barcone in oggetto, che veniva localizzato in area SAR maltese. Sempre nella giornata del 15 agosto, un assetto aereo di Eunavfor Med riportava di avere avvistato il barcone, nonché due unità militari maltesi nelle vicinanze
... la posizione segnalata evidenziava un deciso cambiamento di rotta verso il versante orientale che intersecava perfettamente una rotta di intercetto per l’isola di Lampedusa ... al calare della notte tra il 15 e 16 agosto, a meno di 4 miglia dall’area SAR italiana, i migranti (che avevano telefonato più volte via satellitare questo IMRCC) chiamavano nuovamente riportando di essere fermi, di imbarcare acqua e di essere in pericolo. Questo MRCC disponeva alle unità Guardia Costiera poste all’interno dell’area SAR italiana di intervenire poiché si ravvisava un concreto ed imminente pericolo di vita dei migranti ... Per tutto quanto sopra descritto, questo MRCC ha reiterato molteplici richieste di assegnazione POS alle autorità maltesi, le quali hanno sempre espresso diniego adducendo motivazioni non corrispondenti a norma internazionale ... questo MRCC ha inviato nella serata odierna un’ulteriore richiesta POS alle autorità maltesi; nondimeno, si prega voler considerare di assegnare un POS su territorio nazionale, atteso che i migranti sono presenti a bordo dell’unità italiana da più di 36 ore e lo sbarco deve avvenire senza ritardo, non potendosi pertanto attendere oltre nel caso di un nuovo diniego da parte del RCC di La Valletta”.
Tutti i maggiori protagonisti della vicenda, in possesso di specifiche competenze in ragione delle qualifiche ricoperte ai vertici degli Uffici investiti della questione, nelle s.i.t. rese al P.M. di Agrigento in data 25 agosto, hanno fatto puntualmente riferimento al carattere “formale” della richiesta di assegnazione POS del 17 agosto, distinguendola da quella precedente del 15 agosto.
Contrammiraglio Sergio Liardo, nella sua qualità di Capo III Reparto – Piani e Operazioni del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera (da cui dipende la centrale operativa MRCC Roma): “... abbiamo ritenuto già il 15 agosto alle 20:24, prima delle operazioni di salvataggio, di richiedere il POS idoneo in via preventiva ... il POS vero e proprio lo abbiamo chiesto a NCC Italia il 17 agosto alle ore 22:30, dopo un corposo scambio di e-mail con l’Autorità maltese ... noi abbiamo ritenuto, a prescindere dalla zona SAR di competenza, di dover intervenire sulla base delle telefonate ricevute e sulla base delle valutazioni delle motovedette intervenute. Il nostro intervento è prescritto dalle disposizioni internazionali in materia di salvataggio, senza dire che il salvataggio è avvenuto a soli 17 miglia dall’isola di Lampedusa ...”.
Ugualmente, il Prefetto Gerarda Maria Pantalone, nella sua qualità di Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, ha qualificato la richiesta di POS del 17 agosto come “formale” ed ha fatto riferimento all’ordine ricevuto dal Prefetto Piantedosi, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno e costantemente in contatto con il Ministro Sen. Matteo Salvini, di rimanere in attesa e di non assegnare il POS (“il 17 agosto, intorno alle 22:30, MRCC ha avanzato una formale richiesta di POS ... questa formale richiesta di POS è stata girata al Prefetto Piantedosi, il quale ribadì che non poteva indicare un POS e che occorreva attendere ...”), aggiungendo come l’intera catena di comando risultasse “paralizzata” in attesa delle determinazioni politiche del Ministro (“... il Ministro dell’Interno non ha ancora formalmente comunicato il POS e quindi tutta la catena di comando, dal centro verso la periferia, rimane bloccata in attesa delle determinazioni di carattere politico del signor Ministro dell’Interno ...”).
Dello stesso tenore le dichiarazioni del Prefetto Bruno Corda (Vicario del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, in servizio in quei giorni in sostituzione del Prefetto Gerarda Pantalone, che era entrata in ferie), avendo anche lui differenziato nettamente la richiesta di POS “anomala” del 15 agosto dalla richiesta di POS “formale” del 17 agosto, aggiungendo di avere costantemente tenuto informato della vicenda il Prefetto Piantedosi, Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, che a sua volta si interfacciava con il Ministro Sen. Matteo Salvini (“il 15 agosto intorno alle 20:37 è pervenuta nell’Ufficio da me diretto, in sostituzione del prefetto Gerarda Pantalone in ferie, una richiesta preventiva di POS, che ritengo anomala atteso che, come indicato da MRCC, il barcone non era stato ancora soccorso e sarebbe giunto in acque SAR italiane solo intorno alle ore 00:30. Ho prontamente informato telefonicamente il Capo di Gabinetto del Ministro, Prefetto Piantedosi, il quale mi ha detto di non rispondere ufficialmente e di attendere ... Solo il 17 agosto, alle ore 22:30, è pervenuta al mio ufficio una vera richiesta di POS, ancorché nella stessa richiesta si continuava a far riferimento ad una trattativa con le Autorità maltesi per la gestione dei migranti salvati ... informavo il Prefetto Piantedosi, il quale mi diceva di attendere disposizioni ... a tutt’oggi la richiesta di POS non è stata evasa, nonostante la stessa sia stata formalmente reiterata il 24 agosto ... ho più volte conferito e sollecitato il Prefetto Piantedosi, il quale in un paio d’occasioni mi ha detto di attendere perché questa era l’indicazione del Ministro Salvini ...”).
Alquanto peculiare appare la circostanza che il Prefetto Pantalone ed il Prefetto Corda, nuovamente sentiti dal Tribunale dei Ministri di Palermo in data 25 settembre 2018, abbiano “rettificato” le precedenti dichiarazioni, qualificando anche la richiesta di POS del 17 agosto come “anomala”.
Prefetto Gerarda Maria Pantalone: “... non considero una richiesta di 20
POS neanche quella successiva del 17 agosto. Anche tale comunicazione lasciava aperto un canale con Malta, lasciando presupporre che le autorità maltesi potessero ancora intervenire nelle procedure di soccorso. L’unica richiesta di POS tecnicamente inteso, probabilmente, è quella del 24 agosto
...”.
Prefetto Bruno Corda: “... anche una ulteriore comunicazione di
IMRCC a NCC del 17 agosto2018, in ordine alla reiterazione di POS in caso di diniego di Malta, è stata ritenuta “anomala” in quanto la Guardia Costiera italiana era ancora in attesa di risposta da Malta e chiedeva preventivamente anche l’individuazione di un POS in Italia ...”.
Al di là della “sospetta” rettifica delle precedenti dichiarazioni da parte dei Prefetti Pantalone e Corda, è convincimento di questo Tribunale – in ragione di una valutazione unitaria delle prescrizioni normative e delle risultanze fattuali inerenti all’attività di soccorso prestata dalla Guardia Costiera italiana – che la richiesta di POS del 17 agosto presentasse tutti i requisiti che giustificassero una pronta risposta da parte del competente Dipartimento del Ministero dell’Interno.
Ed invero, la Convenzione di Amburgo “SAR”, premesso che le “zone di ricerca e salvataggio” non corrispondono necessariamente con le frontiere marittime esistenti, prevede sostanzialmente un obbligo dello Stato di “primo contatto” ad intervenire nel caso in cui l’autorità nazionale competente secondo le acque SAR decida di non intervenire (“Sarà l’autorità nazionale che ha avuto il primo contatto con la per¬sona in pericolo in mare a coordinare le operazioni di salvataggio, tanto nel caso in cui l’autorità nazionale competente SAR dia risposta negativa alla possibilità di intervenire in tempi utili, quanto in assenza di ogni riscontro da parte di quest’ultima”). Inoltre, va anche segnalato come la Conferenza IMO di Valencia del 1995, in cui sono state delimitate le zone di competenza SAR, non è stata accettata da Malta che, pur reclamando unilateralmente una vastissima zona SAR coincidente con la propria Flight Information Region (F.I.R.) ed in parte sovrapposta alla zona SAR italiana, non ha ancora ratificato quanto accettato dagli altri Stati nella citata Conferenza, con la motivazione che la sua ridotta consistenza territoriale non le consentirebbe di mantenere gli impegni che ne conseguirebbero.
Tanto premesso, nel caso di specie, pur avendo le unità navali della Guardia Costiera italiana operato il salvataggio dei migranti in acque SAR maltesi, sulla scorta del quadro normativo richiamato non è possibile inferire dalla controversia scaturita con Malta, in ordine allo Stato obbligato a rilasciare il POS, il carattere “anomalo” della richiesta formulata in data 17 agosto da MRCC Roma al competente Dipartimento del Ministero dell’Interno, che potesse a sua volta giustificare l’attendismo da parte di quest’ultimo (su precise disposizioni del Ministro) ad esitare la richiesta.
Ed invero:
a)  Le autorità dello Stato di Malta, pur avendo costantemente monitorato il 
passaggio del barcone con i migranti all’interno delle acque SAR di competenza, non hanno mai assunto formalmente il coordinamento dell’attività di soccorso, limitandosi a “monitorare” l’imbarcazione durante la sua navigazione; 

b)  Alle ore 00:30 del 16.08.2018, la motovedetta CP 324 della Guardia Costiera italiana (ovvero tre ore prima che, unitamente alla CP 305, ricevesse da MRCC l’ordine di dirigersi verso il barcone dei migranti per operare il salvataggio in acque SAR maltesi), veniva nominata da MRCC “coordinatrice SAR” e, alle successive ore 05:07, la stessa Centrale Operativa di Roma, dopo aver disposto il trasbordo dei migranti materialmente soccorsi dalle motovedette CP 324 e 305 sull’unità navale “U. Diciotti”, nominava quest’ultima “coordinatrice SAR”; 

c)  La nomina da parte di MRCC Roma di “coordinatrice SAR” prima della CP 324 e poi della “U. Diciotti” risulta pienamente conforme a quanto statuito dalla Convenzione SAR nei termini sopra rassegnati, prevedendo invero detta Convenzione che nel caso in cui l’autorità SAR competente non risponda, non sia disponibile o non assuma il coordinamento dell’evento SAR (Malta), l’RCC della “prima autorità che ha ricevuto la richiesta di soccorso” deve coordinare le operazioni fino al loro termine, cioè fino allo sbarco dei naufraghi nel “place of safety”; 

d)  Lo Stato di “primo contatto”, nel caso di specie, non può che essere identificato nello Stato italiano in ragione delle seguenti evidenze fattuali accertate: 1) il velivolo dell’operazione UE “Eunavfor Med”, che nella giornata del 14 agosto avvistava il barcone, aveva segnalato la sua presenza in primo luogo a MRCC Roma; 2) la richiesta di soccorso in data 15 agosto da parte dei migranti stessi, mediante utilizzo di telefono satellitare Thuraya, era stata avanzata per prima a MRCC Roma; 

e)  Al momento della richiesta di POS delle ore 22:30 del 17 agosto, i migranti si trovavano già da oltre 36 ore a bordo di unità navale della Guardia Costiera italiana, costituente Corpo della Marina Militare italiana, che stazionava nei pressi dell’isola di Lampedusa (territorio italiano). 
Dunque, la decisione di MRCC Roma di intervenire quando il barcone 
con i migranti in difficoltà si trovava a sole 4 miglia dall’ingresso nelle acque SAR italiane (e comunque a sole 14 miglia dall’isola di Lampedusa) deve ritenersi adottata non soltanto in conformità alla normativa di diritto internazionale che disciplina il soccorso in mare, ma anche con tempi e modalità che hanno fatto insorgere sullo Stato italiano, quale “coordinatore dell’evento SAR e Stato di primo contatto”, l’obbligo di concludere la procedura con il trasferimento dei migranti in un “luogo sicuro” e di qui la piena legittimità formale e sostanziale della richiesta di POS avanzata da MRCC Roma in data 17 agosto.
Al di là del comportamento moralmente censurabile delle autorità maltesi, costituisce un dato di fatto, per come documentato dallo scambio di mail acquisite in atti e dalle dichiarazioni del Contrammiraglio Liardo che ha seguito l’intera operazione per conto di MRCC Roma (cfr. verbale del 24 settembre di assunzione informazioni ex art. 362 c.p.p. dinanzi al Tribunale dei Ministri di Palermo), che ogni contatto con Malta avente ad oggetto il rimpallo di responsabilità (Roma accusava Malta di non avere dichiarato l’evento SAR nelle acque di rispettiva competenza nonostante l’evidenza del pericolo e la invitava ad assumere la “primaria responsabilità dell’evento”, mentre Malta accusava Roma di avere compiuto un illegittimo “intercetto” nelle acque di propria competenza al fine di evitare che il barcone con i profughi a bordo giungesse in acque SAR italiane), si è protratto per tutto il giorno 15 agosto per poi interrompersi il giorno 16 agosto con l’ultima mail proveniente da RCC Malta delle ore 21:02 (cfr. anche dichiarazioni del 24 settembre rese ex art. 362 c.p.p. al Tribunale di Palermo dal Capitano di Fregata Gianluca D’Agostino, operativo presso il Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera: “... esaurita la fase di soccorso, è iniziato uno scambio di mail con Malta, finalizzato a far passare la nostra linea: ovvero quella che noi avevamo operato in nome e per conto di Malta. Noi chiedevamo il POS a Malta, cosa che quelle autorità hanno sempre negato, affermando che la nostra operazione fosse stata un’interferenza alla loro sovranità ...”). Pertanto, nel momento in cui MRCC Roma ha richiesto, mediante NCC, al Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione il rilascio di POS alle ore 22:30 del 17 agosto, le comunicazioni con Malta si erano interrotte da circa 24 ore e, dunque, era chiaro che Malta non avrebbe più assunto alcuna responsabilità in ordine all’evento SAR dichiarato dalla Guardia Costiera italiana (pur in acque SAR maltesi).
Ma anche a voler ritenere che la richiesta da parte di MRCC Roma dell’indicazione di un POS a RCC Malta formulata alle ore 22:44 del 17 agosto 2018 (dunque contestualmente alla richiesta di POS che sempre MRCC Roma aveva alle ore 22:30 dello stesso giorno indirizzato al competente Dipartimento del Ministero dell’Interno) lasciasse “aperta una porta” alla risposta di Malta (in realtà mai pervenuta: cfr. dichiarazioni D’Agostino: “... l’ultima richiesta a Malta, quella delle 22:44 del 17 agosto, è rimasta inascoltata ...”), la situazione di “incertezza”, che poteva all’inizio giustificare un attendismo da parte del competente Dipartimento del Ministero dell’Interno ad esitare la richiesta di POS del 17 agosto, deve ritenersi con certezza venuta meno allorquando il Comandante Kothmeir della “U. Diciotti”, che fino a quel momento era rimasto in attesa di decisioni a largo di Lampedusa, riceveva alle ore 19:50 del 19 agosto dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, nella persona del Capitano di Fregata D’Agostino, l’ordine di dirigersi verso Pozzallo (con  successiva modifica della destinazione verso Catania). E’ questo, infatti, il momento in cui l’autorità marittima italiana, preso atto del silenzio definitivo di Malta, ha abbandonato di fatto ogni questione sull’individuazione dello Stato responsabile, così radicando in capo al Governo italiano la “primaria responsabilità” dell’evento SAR.
(...)
Non vi è dubbio, invero, che la protratta permanenza dei migranti per cinque giorni a bordo di una nave ormeggiata sotto il sole in piena estate dopo aver già affrontato un estenuante viaggio durato numerosi giorni, la necessità di dormire sul ponte della nave, le condizioni di salute precarie di numerosi migranti, la presenza a bordo di donne e bambini, costituiscono circostanze che manifestano le condizioni di assoluto disagio psico – fisico sofferte dai migranti a causa di una situazione di “costrizione” a bordo non voluta e subita, sì da potersi qualificare come “apprezzabile” e, dunque, penalmente rilevante, l’arco temporale di privazione della libertà personale sofferto.
Le condizioni precarie dei migranti a bordo della “U. Diciotti” erano assolutamente note al Ministro, costantemente informato della situazione dalla “catena di comando” che faceva a lui riferimento, ed in tal senso emblematiche appaiono le s.i.t. dell’Ammiraglio Liardo del 25 agosto: “la situazione a bordo resta sempre precaria e tende ad aggravarsi. I migranti dormono sul ponte adagiati su dei cartoni. Sono stati evidenziati dei casi di sospetta TBC e 11 donne hanno affermato di avere subito violenza sessuale in Libia e pertanto nei loro confronti è scattato il protocollo internazionale di protezione. Il comandante della Diciotti si sta attivando per rendere le condizioni di vita dei migranti a bordo meno traumatiche possibili, allestendo tende da campo sul ponte e montando delle docce”.
La condizione di effettiva privazione della libertà personale dei migranti risulta tra l’altro avvalorata anche dal significativo intervento del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale che, in data 22 agosto, presentava un esposto denunciando la condizione dei migranti come equiparabile a quella dei detenuti, chiedendo il rispetto delle relative garanzie.
IV.b. Elemento soggettivo del reato
Il reato di sequestro di persona non richiede un dolo specifico, essendo invero sufficiente il dolo generico “consistente nella consapevolezza di infliggere alla vittima la illegittima restrizione della sua libertà fisica, intesa come libertà di locomozione” (Cass. Pen., sez. V, n. 19548/2013).
La qualifica come “illegittima” della privazione dell’altrui libertà era un attributo previsto espressamente dal codice del 1889, che peraltro costituisce il presupposto logico del reato, tanto che il legislatore del 1930 ha ritenuto superfluo menzionarlo nell’art. 605 c.p.
Va anche precisato che la sufficienza del dolo generico esclude che possa assumere rilevanza lo scopo perseguito dall’agente (Cass. Pen., sez. I, n. 206/2017), a meno che lo stesso costituisca il risultato del “corretto esercizio” di un potere, potendo solo in quest’ultima ipotesi ritenersi la condotta privativa della libertà altrui non antigiuridica, in quanto scriminata dalla causa di giustificazione dell’esercizio di un diritto o dell’adempimento di un dovere prevista dall’art. 51 c.p.
Dunque, affinché l’elemento oggettivo dell’apprezzabile limitazione della libertà di locomozione dei migranti, quale diretta conseguenza dell’omessa indicazione del POS e del correlato divieto di sbarco, possa assumere rilevanza penale nei termini dell’ipotizzato reato di sequestro di persona a carico del Ministro dell’Interno Sen. Matteo Salvini, occorre
verificare, dal punto di vista soggettivo, la sussistenza e configurabilità dei seguenti elementi positivi e negativi del reato:
i)  La riconducibilità dell’omessa indicazione del POS e del correlato divieto di sbarco ad una precisa direttiva del Ministro dell’Interno; 

ii)  L’accertamento del carattere illegittimo della privazione dell’altrui libertà, in quanto adottata contra legem; 

iii)  L’assenza di cause di giustificazione con valenza scriminante ex art. 51 c.p. 

i. La riconducibilità dell’omessa indicazione del POS e del correlato divieto di sbarco ad una precisa direttiva del Ministro dell’Interno
La circostanza che dietro la decisione del Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione di non esitare tempestivamente la richiesta di indicazione di POS avanzata in data 17 agosto da MRCC Roma vi sia stata la precisa volontà del Ministro dell’Interno risulta desumibile con certezza, oltre che dalle numerose esternazioni del Ministro stesso agli organi di stampa nei giorni antecedenti e susseguenti l’ormeggio della nave “U. Diciotti” nel porto di Catania, anche dalle dichiarazioni rese dai massimi vertici amministrativi preposti al comando delle strutture interne del Ministero dell’Interno investite della questione.
(,,,)
Prescindendo dalle “ragioni politiche” (su cui si tornerà infra) che hanno indotto il Ministro a negare l’autorizzazione allo sbarco fino al 25 agosto, è convincimento di questo Tribunale che la condotta in esame abbia determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali, connotandosi per ciò solo di quella indubbia “illegittimità” integrante il reato ipotizzato.
Violazione della Convenzione internazionale SAR (ratificata in Italia con Legge n. 147/89), del decreto di attuazione D.P.R. n. 662/1994, della Risoluzione MSC 167/78 e della direttiva SOP 009/15
(...)
Poiché l’evento SAR dichiarato e coordinato dalla Guardia Costiera italiana non può ritenersi concluso senza l’arrivo dei naufraghi in un place of safety, la mancata indicazione dello stesso nel più breve tempo possibile ha determinato la violazione della normativa internazionale di riferimento.
(...)
Nel caso di specie, invece, le ragioni che hanno determinato il trattenimento a bordo dei migranti esulano da valutazioni di tipo “tecnico” inerenti all’individuazione del porto più adeguato per offrire il necessario servizio di assistenza durante le operazioni di sbarco, investendo invece profili di indirizzo prettamente “politico” connessi al controllo dei flussi migratori (la cui incidenza sulla configurabilità dell’ipotizzato reato verrà valutata infra), attesa la volontà manifestata dal Ministro di investire della problematica dei migranti sbarcati in Italia le istituzioni dell’Unione Europea.
Quanto sopra è emerso chiaramente dalle indagini preliminari espletate, che hanno evidenziato come non vi fossero “ragioni tecniche” ostative all’autorizzazione allo sbarco, atteso che l’intera “macchina organizzativa” era da subito pronta a procedere all’accoglienza, ai controlli sanitari, all’identificazione ed al trasporto dei migranti nell’hotspot di prima accoglienza, che già il Prefetto Pantalone aveva individuato in quello di Messina (dove poi sono stati effettivamente condotti con dei pullman, una volta autorizzato lo sbarco).
(...)
Ne consegue che l’assenza di reali motivazioni che, nell’ambito e nei limiti della normativa che disciplina l’accoglienza dei migranti soccorsi in mare, potesse giustificare il veto posto dal Ministro al rilascio del POS ed all’avvio della procedura di sbarco, manifesta il carattere “illegittimo” della conseguente condizione di coercizione a bordo patita dai migranti.
Violazione della legge n. 47/2017 (legge Zampa) – Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati
Tra i migranti soccorsi dalla “U. Diciotti” vi erano anche diversi minorenni non accompagnati e tale circostanza era sicuramente nota anche al Ministro, atteso che già allorquando MRCC Roma veniva contattata alle ore 11:52 del 15 agosto da una telefonata satellitare proveniente dal barcone, si dava atto della presenza a bordo di circa 190 migranti, in maggioranza di nazionalità eritrea e somala, tra cui diversi minori. Lo stesso Comandante Kothmeir della “U. Diciotti”, sentito dal P.M. di Agrigento in data 22 agosto, confermava come a bordo vi fossero 29 soggetti minorenni.
La legge Zampa n. 47/17 ed il D. Lgs. n. 142/15 prevedono espressamente il diritto dei minori non accompagnati di essere accolti in strutture idonee e di ottenere il permesso di soggiorno per minore età, sancendo il divieto assoluto – espressione anche di prescrizioni contenute in Convenzioni internazionali – di respingimento ed espulsione dei minori extracomunitari non accompagnati.
Ciononostante, lo sbarco dei 29 minori veniva autorizzato dal Ministro Sen. Salvini, attraverso la nota “catena di comando”, solamente la sera del 22 agosto e solo dopo l’intervento della Procura della Repubblica per i Minorenni di Catania che, con nota del 21 agosto indirizzata al Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione, aveva intimato l’immediato sbarco dei minori non accompagnati presenti a bordo (Prefetto Pantalone: “ho appreso dal Prefetto Corda che il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno, prefetto Piantedosi, aveva dato il benestare allo sbarco dei minori sulla scorta di quanto esposto dalla Procura dei Minori e, conseguentemente, il Prefetto Corda aveva autorizzato il Prefetto di Catania a procedere allo sbarco dei minori”).
Violazione dell’art. 10 ter D. Lgs. n. 286/98 – Testo Unico Immigrazione
La circostanza che le persone a bordo della “U. Diciotti” fossero non solo naufraghi ma, al contempo, migranti, non giustificava alcuna differenziazione di trattamento nella procedura di sbarco.
(...)
Nel caso di specie, non risulta che il permanere sulla “U. Diciotti”, tra l’altro per un tempo prolungato, sia stato determinato dalla necessità di procedere alle attività preliminari allo smistamento a terra dei migranti, per cui, anche sotto tale profilo, priva di giustificazione e, dunque, illegittima, risulta la coercizione a bordo patita dai migranti.
iii. L’assenza di cause di giustificazione e le “finalità politiche” perseguite dal Ministro dell’Interno
(...)
Un’ultima considerazione attiene poi alla circostanza che la linea politica promossa dal Ministro dell’Interno non fosse, in concreto, incompatibile con il rispetto delle Convenzioni internazionali vigenti, in quanto l’attesa della riunione europea del 24 agosto non costituiva condizione propedeutica e necessaria per autorizzare lo sbarco dei migranti confinati sulla “U. Diciotti”. Le persone soccorse, invero, ben potevano – in conformità alle Convenzioni internazionali vigenti – essere tempestivamente sbarcate ed avviate all’hotspot di prima accoglienza per l’attività di identificazione, salvo poi, in caso di esito positivo della riunione del 24 agosto, essere smistate negli hotspot di destinazione secondo gli accordi eventualmente raggiunti a livello europeo.
(...)


L’atto del Ministro Sen. Matteo Salvini costituisce piuttosto un atto amministrativo che, perseguendo finalità politiche ultronee rispetto a quelle prescritte dalla normativa di riferimento, ha determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali, che hanno comportato l’intrinseca illegittimità dell’atto amministrativo censurata da questo Tribunale.
Del resto, conferma del fatto che non ci si trovi dinanzi ad un “atto politico” discende dalla circostanza che la decisione del Ministro dell’Interno ha avuto diretta ed immediata refluenza sulla sfera giuridica soggettiva ed individuale dei migranti, lesi nel diritto inviolabile della libertà personale, dovendosi altrimenti ritenere che non possa esservi tutela giurisdizionale a fronte della lesione di un diritto qualificato come inviolabile dalla Carta Costituzionale italiana, nonché dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo.
Va dunque sgomberato il campo da un possibile equivoco e ribadito come questo Tribunale intenda censurare non già un “atto politico” dell’Esecutivo, bensì lo strumentale ed illegittimo utilizzo di una potestà amministrativa di cui era titolare il Dipartimento delle Libertà Civili e per l’Immigrazione, che costituisce articolazione del Ministero dell’Interno presieduto dal Sen. Matteo Salvini, essendo stata l’intera vicenda caratterizzata da un’evidente presa di posizione di quest’ultimo, che ha bloccato ed influenzato l’iter della procedura amministrativa.
Per mera completezza va, infine, evidenziato come la possibilità del sindacato del Giudice penale non sarebbe esclusa nemmeno dall’astratta qualificazione della condotta del Ministro Sen. Matteo Salvini come atto di “alta amministrazione”, categoria cui si riconduce l’attività amministrativa immediatamente esecutiva dell’indirizzo politico, la quale si caratterizza come anello di congiunzione tra la fase della programmazione politica e l’attività di gestione amministrativa (Cons. St. 4502/2011). Ed invero, l’atto di alta amministrazione è pur sempre attività amministrativa (non politica) e si distingue dall’atto politico non soltanto per essere vincolato nel fine e soggetto alla legge, ma soprattutto perché esso è giustiziabile.
Altro discorso, invece, è quello che attiene alla valutazione delle “ragioni politiche” che hanno “condizionato” il corretto iter amministrativo della procedura di rilascio del POS, ma qui il sindacato di questo Tribunale deve necessariamente fermarsi, costituendo tale materia prerogativa  esclusiva della Camera di appartenenza del Ministro.
Ed invero, per come già in precedenza evidenziato, la legge Costituzionale n. 1/89 prevede che ove il Tribunale dei Ministri, all’esito delle indagini espletate, ritenga i fatti accertati idonei ad integrare una fattispecie di reato, deve trasmettere gli atti al Procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione al Presidente della Camera competente (art. 8, comma 1), spettando poi a detto ramo del Parlamento (nel caso di specie, il Senato) valutare se rilasciare ai sensi dell’art. 96 Cost. l’autorizzazione a procedere, potendo negare la stessa, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ove ritenga con valutazione insindacabile che l’inquisito abbia agito “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo”.
VI. CONCLUSIONI
Il Tribunale dei Ministri, visto l’art. 8, comma 1, Legge Costituzionale n. 1/89, dispone la trasmissione degli atti e del presente provvedimento al Procuratore della Repubblica di Catania affinché ne curi l’immediata rimessione al Presidente del Senato per l’avvio della procedura prevista dall’art. 9 Legge Cost. citata per il rilascio dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Senatore Matteo Salvini in ordine al reato di sequestro di persona aggravato p. e p. dall’art. 605, comma I, II n. 2 e III, c.p., “per avere, nella sua qualità di Ministro dell’Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo dell’unità navale di soccorso “U. Diciotti” della Guardia Costiera italiana alle ore 23:49 del 20 agosto 2018. In particolare, il Sen. Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, Risoluzione MSC 167-78, Direttiva SOP 009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili e per l’Immigrazione – costituente articolazione del Ministero dell’Interno – di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave “U. Diciotti” ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età. Fatto commesso in Catania, dal 20 al 25 agosto 2018”.