“L’Uomo più crudele del mondo” in tournée europea
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“L’Uomo più crudele del mondo” in tournée europea

Da Aix-en-Provence a Londra, Davide Sacco, Lino Guanciale e Francesco Montanari portano in cinque città europee uno spettacolo che interroga potere, responsabilità e violenza. E rivendicano il teatro come spazio politico e culturale in un’Europa che rischia di abituarsi al male

Lino Guanciale - Francesco Montanari - L'uomo più crudele del mondo - ph Flavia Tartaglia
Lino Guanciale - Francesco Montanari - L'uomo più crudele del mondo - ph Flavia Tartaglia
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Alessia de Antoniis Modifica articolo

10 Settembre 2026 - 22.26


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Cinque città, quattro Paesi, uno spettacolo rappresentato in italiano e accompagnato dai sovratitoli nelle diverse lingue. Dal 26 settembre L’Uomo più crudele del mondo, scritto e diretto da Davide Sacco con Lino Guanciale e Francesco Montanari, attraverserà l’Europa partendo da Aix-en-Provence e passando per Barcellona, Bruxelles e Parigi, fino alla conclusione londinese del 19 ottobre. Prima della partenza, un’unica nuova data italiana, il 20 settembre al Teatro Verdi di Pisa. 

Presentato a Roma, il tour porta fuori dai confini italiani un thriller teatrale e psicologico costruito sul confronto tra Paolo Veres, proprietario della più grande azienda di armi d’Europa, e un giovane giornalista convocato per intervistarlo in un capannone abbandonato. Un duello in cui il rapporto tra vittima e carnefice continua a rovesciarsi e nel quale entrano responsabilità individuale, potere, violenza e confine tra istinto e ragione. 

Ma nelle parole di Sacco, Guanciale e Montanari la tournée non è soltanto una questione di circuitazione internazionale.

«Il teatro è sempre un teatro politico, a prescindere se parli di politica o meno», dice Davide Sacco. «Ogni volta che si apre un sipario c’è una responsabilità civile, culturale, che viene messa in campo. E mai come questa volta, con questo progetto, questo senso di responsabilità è grande, enorme».

Il regista richiama Maurizio Scaparro e una sua riflessione sulla costruzione europea: c’erano due possibilità, l’Europa economica e l’unione culturale; a prevalere fu la prima, «l’Europa unita dalle banche». Poi torna ancora più indietro, alla circolazione dei comici dell’arte: «Il senso d’Europa nasce anche da quei comici dell’arte che giravano da corte a corte e facevano capire che la cultura non ha patria, come non ha padrone».

È questa idea di attraversamento a dare al tour un significato ulteriore: «creare un legame culturale tra Paesi che confinano, ma non sempre hanno questa percezione di appartenere alla stessa terra». Una «grande sfida» che Sacco arriva a definire «un grande manifesto», proprio mentre sull’Europa, osserva, torna ad aleggiare uno spettro «scuro e oscuro» e pericoloso.

Lino Guanciale porta quella responsabilità direttamente dentro il presente.

«Viviamo un momento estremamente buio per l’Europa», afferma. E non individua una responsabilità sola: «Chi ha sdoganato si deve sentire in colpa per aver sdoganato certe mostruosità, perché lo ha fatto. Chi non è stato capace di costruire alternative si deve sentire in colpa per non averle costruite».

È qui che, per l’attore, L’Uomo più crudele del mondo mostra, forse, la propria consonanza più forte con ciò che accade fuori dal teatro: apre «lo sguardo su un abisso che riguarda tutti noi» e soprattutto sulla «nostra tendenza a non comprenderlo ma giustificarlo, il male», fino a «raccontarci che poi alla fine tanto male non è».

Portare lo spettacolo davanti a pubblici differenti significa allora anche sottoporlo a una prova. «È molto importante viaggiare e incontrare pubblici diversi, perché questo ti dà la possibilità di testare che cosa è invariante, cioè che cosa è forte del lavoro che fai. Sono molto curioso di vedere come questi altri sistemi teatrali accoglieranno questa operazione a cui noi teniamo moltissimo».

È una drammaturgia che, sottolinea, vive interamente anche nell’intesa scenica con Montanari: Sacco ha costruito «un congegno a spirale» che arriva fino all’ultima frase, alternando black comedy e dramma e imponendo ai due interpreti repentini cambi di registro.

Francesco Montanari riporta invece il discorso alla storia concreta che ha reso possibile quel viaggio. Per lui lo spettacolo è stato negli anni un «collante»: tra rapporti professionali e personali, produzioni, direzioni artistiche, il Teatro Manini, Narni Città Teatro e il rapporto con il Teatro Bellini.

Non un progetto nato con l’etichetta dell’internazionalità, ma cresciuto progressivamente. «Un pezzetto alla volta, un sassolino dopo l’altro, piano piano le cose si possono fare e non sai mai dove ti portano in realtà», racconta Montanari.

Ed è forse questo a dare consistenza alla dichiarazione politica che accompagna il tour: dietro l’idea di Europa ci sono anni di repliche, relazioni e lavoro produttivo. Perché, osserva Montanari, anche un grande testo, una grande regia e grandi attori non garantiscono da soli che accada qualcosa. In questo caso, sostiene, «questo testo ha quella magia in più»: il desiderio di fare qualcosa «che resti e che comunichi a qualcuno un pensiero».

Il tour ha ottenuto il contributo del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo del Ministero della Cultura e coinvolge gli Istituti Italiani di Cultura di Marsiglia, Barcellona, Parigi e Londra. Il viaggio della compagnia sarà inoltre seguito da un racconto documentario curato da Riccardo Sinibaldi. Per la tournée è stata realizzata anche una nuova pubblicazione del testo con materiali inediti. 

Portare oggi in Europa L’Uomo più crudele del mondo significa mettere lo stesso testo davanti a comunità diverse mentre tornano a farsi urgenti parole come responsabilità, potere, violenza, appartenenza.

Il teatro non risolve quell’abisso. Ma può ancora impedire, almeno per il tempo di uno spettacolo, di fingere di non vederlo.


IL TOUR

20 settembre – Pisa, Teatro Verdi
26 settembre – Aix-en-Provence, Théâtre du Jeu de Paume
28 settembre – Barcellona, Teatre Borràs
29 settembre – Bruxelles, Espace Lumen
30 settembre – Parigi, La Scala Paris
19 ottobre – Londra, Leicester Square Theatre 

Produzione dello spettacolo: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, LVF, Teatro Manini di Narni.
Promotori del progetto: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale del Mediterraneo, LVF, Teatro Manini, Comune di Narni.
Con il contributo di: Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo – Ministero della Cultura.

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