Le note e i colori dell’arcobaleno nel nuovo disco di Roberto Cacciapaglia
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Le note e i colori dell’arcobaleno nel nuovo disco di Roberto Cacciapaglia

Un tour italiano con cinque date in varie città, cominciando da maggio, sarà l’occasione per ascoltare le canzoni di «Invisible Rainbows» l’ultimo disco di Roberto Cacciapaglia.

Le note e i colori dell’arcobaleno nel nuovo disco di Roberto Cacciapaglia
Roberto Cacciapaglia
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5 Maggio 2023 - 16.40


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di Giordano Casiraghi

Un tour italiano con cinque date in varie città, cominciando da maggio, sarà l’occasione per ascoltare le canzoni di «Invisible Rainbows» l’ultimo disco di Roberto Cacciapaglia. L’album inizia con «Atlantis» e «Islands», due brani che introducono uno stile certamente riconoscibile, ma il mondo sonoro dell’artista milanese sa risvegliare sensazioni assopite, sa proiettare l’ascolto verso nuovi territori. Utilizzando la forma degli «Interlude» il disco scorre in uno sviluppo concept, dove brani come «Moonrise», «Overland», «Helios» e «Electa» si arricchiscono di parti orchestrali grazie ai Virtuosi Italiani. Già i primi tre singoli, “Atlantis” (primo posto fra i Top di iTunes Classic), “London Sleeps”, unico pezzo per piano solo, e “Rainbows” (primo in classifica su Apple Music), hanno messo in evidenza il tratto dell’album che come un arcobaleno si compone di più colori, scanditi dagli interlude che prendono i colori del bianco, rosso, giallo e blu. Arcobaleno come messaggio di speranza, di un ritorno al bel tempo, in un mondo che sempre più soffre dei cambiamenti climatici. Colori e vibrazioni che vanno preservati.

Così, quando Cacciapaglia invita a considerare la sua proposta come uno yoga del pianoforte sposta l’argomento verso una dimensione di ricerca individuale dove ciascuno possa trovare risposte a domande millenarie. Di certo ascoltare oggi un disco come «Invisible Rainbows» o assistere a un concerto di Cacciapaglia diventa necessariamente un’esperienza vivificante. C’è un pubblico sempre più numeroso che fa a meno dei clamori di certe manifestazioni o trasmissioni televisive e cerca invece un contatto autentico con la musica.

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L’esperienza che Cacciapaglia propone attraverso la sua musica va certamente in questa direzione: «La presenza dà una qualità interiore alle note, pensiamo alle sfere infinitesimali riempiendole con la presenza, si arriva così a un contatto più profondo con chi ascolta. Nei concerti incontro bellissime esperienze, persone che arrivano già predisposte a questo percorso, mentre altre che vengono per la prima volta ne restano catturate. Al di là delle bellezza della partitura è la qualità che fa la differenza. È la qualità che fa vivere le note in un certo modo». 

E questo fa parte di un lavoro costante che l’artista svolge da decenni, fin dal primo album «Sonanze» che riportava in copertina uno scacciapensieri: «Il mio precedente album aveva come titolo Diapason – precisa Cacciapaglia – e se vogliamo c’è un collegamento con lo scacciapensieri, sono quasi identici dal punto di vista simbolico. Lo scacciapensieri che elude la mente, e la musica di questo tipo entra in vibrazione e diventa quel raggio di luce che fa sparire l’oscurità. Il mio lavoro è sempre andato in quella direzione, già ai tempi di Sonanze». A proposito, nel nuovo album «Invisible Rainbows» l’artista include una rivisitazione di «Sonanze» creando un collegamento e una continuità con tutto quello che è stato il suo inizio nel mondo della musica pop. Un inizio negli anni Settanta con l’etichetta dei Corrieri Cosmici distribuita in Italia dalla Pdu di Mina, dove l’elettronica delle tastiere e sintetizzatori vari dominava la scena. «Sonanze» in origine occupava l’intera facciata dell’album mentre oggi è posto al centro del nuovo album in una forma ridotta a quattro minuti, un tempo che si direbbe più lungo.

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Musica elettronica che nei primi anni Settanta ha avuto massima esplosione in Germania e musica minimale che ha avuto in America l’epicentro con artisti come La Monte Young, Steve Reich, Philip Glass e Terry Riley. Tra queste due correnti è iniziato il percorso artistico di Cacciapaglia: «È vero che il discorso dei Corrieri Cosmici non ha avuto una evoluzione importante, ma se vogliamo è stato generatore di tanta altra musica che ha adottato forme elettroniche e la lezione di Tangerine Dream, Popol Vuh e Kraftwerk è senz’altro servita di riferimento per molti. La proposta dei minimali ha sempre guardato all’oriente, a forme musicali che avessero anche una componente di ricerca. È quello che mi ha sempre interessato e non a caso ho avuto occasione di collaborare direttamente con Terry Riley». 

Musica minimale e ripetitiva che trae spunto dai canoni della musica indiana, dove la ripetitività è solo la parte superficiale, mentre è tutto da scoprire un mondo sotterraneo e interiore che dispone a forme di meditazione. La possiamo chiamare anche musica sacra quella che Roberto Cacciapaglia persegue da decenni, oggi più che mai, badando all’essenzialità delle note, perché in tutti i brani è sempre il pianoforte che fa da guida.

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Esperienza quasi mistica da provare assistendo a uno dei suoi spettacoli, prima dei consueti appuntamenti esteri con concerti in Inghilterra e Cina: il 19 maggio sarà al Teatro Ristori, Verona; il 24 maggio all’Auditorium Sala Petrassi di Roma, il 25 maggio al Teatro Duse di Bologna, il 26 maggio al Conservatorio Sala Verdi di Milano. Ancora concerti durante l’estate come quello al Teatro Romano di Fiesole il 5 settembre.

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