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Luca Mariani: "I lupi solitari non esistono: da Utøya a Christchurch, una rete nera insanguina il pianeta"

Luca Mariani, giornalista parlamentare, nel suo saggio 'Rete Nera' unisce i puntini degli attacchi terroristici di estrema destra e dimostra che i lupi solitari non esistono

Luca Mariani: "I lupi solitari non esistono: da Utøya a Christchurch, una rete nera insanguina il pianeta"
Il saggio di Luca Mariani

globalist

1 Aprile 2022 - 14.27


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di Rock Reynolds

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“Nessun uomo è un’isola e non ci sono lupi solitari. Chi lo sostiene mente o è complice. Da Utøya a Christchurch c’è un filo nero che ha insanguinato il pianeta, uccidendo innocenti nel silenzio generale. Una rete che si nutre sul web, odia il diverso, condivide ideologie suprematiste di estrema destra e godi di appoggi insospettabili.”

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È questo il vero e proprio mantra che Luca Mariani, giornalista parlamentare, ripete in apertura di ogni capitolo del suo saggio Rete Nera. Non ci sono lupi solitari, (Futura Editrice, pagg 293, euro 16), facendogli seguire una serie di domande come “Perché per i brigatisti rossi… si parlò giustamente del loro ‘brodo di cultura’ e nessuno si pone la stessa domanda per i nazionalisti xenofobi?” oppure “Perché i media occidentali mettono maggiormente in evidenza il terrorismo islamista rispetto a quello suprematista di destra?”.

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Quesiti inquietanti ma ineludibili per ottenere una reale comprensione del fenomeno della violenza che, negli ultimi anni, si è nutrita di fantomatici ideali di un cristianesimo travisato e di modelli di riferimento razzisti se non apertamente nazi-fascisti. Le rispose, forse, non le troverete tutte in questo libro, ma, di certo la sua lettura vi permetterà di fare maggior luce sulla degenerazione e la deriva suprematiste che la globalizzazione ha fatto crescere a macchia d’olio nell’intero pianeta, lordandolo del sangue di centinaia di innocenti e del delirio mediatico di chi l’ha voluto propagandare come una lotta di civiltà e un’estrema difesa dei valori dell’Occidente cristiano.

C’è, di fondo, una paura diffusa e irrazionale in molti strati della popolazione bianca, paura amplificata da una confusione geopolitica grazie alla quale le potenze mondiali fanno affari con i paesi stessi che covano nel proprio seno la serpe più sfuggente e velenosa dell’autentico terrorismo internazionale. Fino a non molti anni fa, infatti, pochissimi avrebbero potuto dire di aver mai sentito i termini ‘sovranismo’ e ‘pericolo della sostituzione’. Con Rete Nera, Luca Mariani ci aiuta a dar loro una giusta collocazione, avvalendosi nella seconda metà del libro delle parole sempre assennate e del tutto prive di ambiguità, al punto di rischiare di essere tacciate di partigianeria, di padre Giulio Albanese, per il quale “un’informazione distorta crea ragionamenti distorti… crea consensi falsi… è un vulnus per la libertà e la democrazia”.

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Varrebbe la pena di leggere Rete Nera anche solo per questa lunga intervista in cui padre Albanese rimarca come la presunta superiorità del mondo e della cultura occidentali portino “ad avere inevitabilmente un atteggiamento di disprezzo non solo nei confronti del mondo islamico, ma nei confronti di ogni genere di alterità”, perché “essere cattolici significa essere aperti all’universalità”.

Ma partiamo dagli elementi che danno il senso a questo libro: una serie di attentati terroristici sanguinosi, un retroterra culturale malato e un delirio di onnipotenza crociata (con tanto di sfoggio di simbologie templari) che rappresentano il filo nero – che si fa rosso di sangue – di figure solo apparentemente malate di mente come Anders Breivik, (autore del massacro di Utøya, in Norvegia, nel 2011 e in qualche modo iniziatore della inquietante sequela di stragi supremastiste bianche), Brenton Tarrant (che nel 2019 uccise 51 fedeli radunatisi in una moschea e in un vicino centro islamico in Nuova Zelanda), Patrick Crusius (a cui si deve l’assassinio di 23 persone in un centro commerciale di El Paso, Texas, per combattere il rischio di ‘ispanizzazione’ degli USA) e altre ancora.

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Ci sono molto differenze ma molte più analogie tra gli autori di queste stragi, peraltro accomunati dalla scelta di farsi arrestare e di non morire con le armi in pugno. E non c’è da stare allegri nemmeno qui in Italia. È ancora relativamente fresco l’orrore di quanto accaduto a Macerata nel 2018, quando il ventottenne Luca Traini ferì a colpi di pistola sei immigrati a caso, per vendetta contro il brutale omicidio di una ragazzina da parte di un nigeriano che non aveva il minimo legame con le sue vittime se non la provenienza dal continente africano.

Qual è quel ‘filo nero’ che da Utøya a Christchurch ha insanguinato il mondo?

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Oslo e Utøya, luglio 2011: Breivik uccide 77 persone, tra cui molti giovani socialisti e laburisti, ‘colpevoli’ di avere aperto le porte con i loro valori “all’invasione islamica”. Firenze, dicembre 2011: due senegalesi uccisi da un simpatizzante di Casapound. Charleston, giugno 2015: nove afroamericani uccisi nella Chiesa espiscopale metodista africana. Birstall, giugno 2016: Mair, simpatizzante di Breivik, accoltella e uccide la giovane deputata laburista Jo Cox, impegnata nella campagna elettorale contro la Brexit. Monaco di Baviera, luglio 2016: esattamente 5 anni dopo Utøya, stessa data stessa ora, Sonboly, che considera Breivik “un eroe”,  uccide nove persone, prevalentamente immigrati, in un Mc Donald’s di periferia.

Quebec City, gennaio 2017: sei musulmani uccisi in una moschea. Macerata, febbraio 2018: Luca Traini, candidato della Lega alle comunali di Corridonia, spara e ferisce sei immigrati, ‘colpevoli’ di avere la stessa pelle nera dell’assassino della povera Pamela Mastropietro. Christchurch, marzo 2019: Tarrant ammazza in due moschee 51 fedeli islamici inermi in preghiera, tra cui un bambino di tre anni. Dichiara di avere preso ispirazione da Breivik e cita, fra gli altri, Traini e i killer di Charleston e Quebec City. Poway, aprile 2019: Earnest uccide in una sinagoga californiana, si ispira a Tarrant e scrive: “Ispanici e negri sono marionette utili all’ebreo per sostituire i bianchi”. Istha (Germania), giugno 2019: Lübcke della Cdu viene ucciso da un neonazista nella sua abitazione per le sue posizioni favorevoli all’integrazione dei migranti. El Paso, agosto 2019: Crusius si definisce un sostenitore di Tarrant e uccide 23 persone per fermare “l’invasione ispanica del Texas”.

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Hanau (Germania), febbraio 2020: Rathjen uccide nove immigrati in due diversi narghilè-bar. Washington, gennaio 2021: l’assalto dei sostenitori di Trump al Parlamento Usa lascia sul campo cinque morti. Roma, ottobre 2021: l’assalto alla sede nazionale della Cgil devasta l’edificio del principale sindacato italiano. Alla testa del corteo il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, citato positivamente da Breivik. La ‘Rete nera’ è evidente. C’è un ‘brodo di coltura’ che lega tutti questi fatti.

Lei è stato tra i primi al mondo a scrivere un libro su Anders Breivik e la strage di Utøya. Cos’è che ti ha colpito particolarmente di quell’episodio?

In primo luogo il tentativo di dipingere una strage politica contro giovani socialisti e laburisti come il gesto di un pazzo. Addirittura, all’inizio i media percorsero la falsa pista del terrorismo di matrice islamista. Poi, quando emerse la verità, quando emerse il manifesto di Breivik, il terribile massacro venne derubricato. Oggi l’opinione pubblica fatica a ricordare le motivazioni di quella carneficina. Non ci sono, a parte qualche lodevole eccezione, ricorrenze, anniversari, prese di posizione ‘di peso’ nella politica, sui media e nel mondo della cultura per celebrare il sacrificio di quei giovani innocenti, che persero la vita per i propri ideali. Volevano costruire ponti, un mondo migliore e  sono stati trucidati per questo.

Che valore simbolico (o magari pratico) ha avuto per la rete internazionale suprematista e sovranista l’attacco al Campidoglio del gennaio 2021?

I manifestanti pro Trump rifiutarono di accettare la vittoria di Biden. La loro reazione aggressiva e inconsulta fu la causa dell’attacco a un tempio della democrazia mondiale, il Parlamento Usa. Il significato simbolico è il seguente: le élite, il ‘deep state’, i media hanno in mano la democrazia, che quindi è un gioco truccato. Va rovesciata, anche con la forza. Molti manifestanti erano armati. Il mondo ha sempre guardato agli Usa come un possibile esempio di libertà e democrazia. Trump oggi definisce Putin, Xi e Kim “intelligenti”, mentre Biden è “un debole”. Invadere l’Ucraina e reprimere i tibetani sono segni di intelligenza?

Che valore attribuisce all’assalto alla sede romana della Cgil?

Non fu una ‘carnevalata’. I dirigenti di Forza Nuova, Roberto Fiore in testa, erano davanti alla sede della Cgil. I devastatori hanno voluto colpire il più grande sindacato italiano anche per una valenza simbolica. I fascisti fecero lo stesso il secolo scorso prima di instaurare la dittatura. Il 9 ottobre 2021, fui uno dei primi giornalisti a recarmi a Corso d’Italia. Distrussero soprattutto l’ala della Cgil dove si trovano gli uffici della comunicazione e dell’editoria. Tra gli scaffali e i libri gettati a terra in una sorta di ‘rogo’ catartico c’erano anche copie del mio libro Il silenzio sugli innocenti dedicato proprio alla strage di Utøya.

Scrive che “Brevik e Tarrant detestano i conservatori”. In che senso?

Per Breivik e Tarrant i conservatori sono sostanzialmente una perdita di tempo. Per Tarrant “i conservatori non credono nella nazione, nella religione, nella razza. Li guida solo il profitto, tutto il resto è secondario”. Tarrant vorrebbe uccidere Angela Merkel perchè la considera “la madre di tutte le istanze anti-bianche e anti-germaniche”. Breivik pone la Cdu di Angela Merkel sullo stesso piano dei socialdemocratici della Spd: sono due partiti capitalisti, globalisti, umanisti suicidi. Per Breivik anche il Partito del Progresso, populista e anti immigrazione, dà “false speranze al popolo norvegese e contribuisce così a placarlo”. 

Esiste un profilo dello stragista solitario che condivide il suo pensiero con la sua rete, ma si mantiene nell’ombra per sfuggire alle maglie della giustizia?

Tutto dipende dal lavoro dell’intelligence e delle forze di sicurezza. La Reale Commissione d’inchiesta neozelandese sui fatti di Christchurch, presieduta dal giudice della Corte Suprema Young, è la prima istituzione occidentale a mettere nero su bianco una verità incontestabile: “Per molto tempo l’estremismo di destra non è stato visto (e in alcuni Paesi non è ancora visto) come una minaccia alla sicurezza nazionale e internazionale come l’estremismo islamista. In parte questo è dovuto al fatto che le persone che manifestano l’estremismo di destra spesso non sono etnicamente, socialmente o culturalmente distinte dalla maggioranza della popolazione. Concludiamo che c’è stata una concentrazione inappropriata di risorse sulla minaccia del terrorismo estremista islamista”.

L’autofinanziamento di uno stragista attraverso siti compiacenti è fantapolitica?

Sia Breivik sia Tarrant affermano di essersi arricchiti con internet. Tarrant scrive di avere fatto soldi investendo su Bitconnect. L’eredità ricevuta dal padre da sola non avrebbe potuto consentirgli di viaggiare 70 volte per mesi e mesi nei cinque continenti senza lavorare. Breivik scrive di avere messo da parte 500mila euro in pochi anni con l’e-commerce. Questi soldi gli sono serviti per dedicarsi completamente dal 2007 in poi alla sua ‘missione’ di estirpare alla radice i valori dei giovani laburisti e socialisti, favorevoli al multiculturalismo. Per quattro anni si dedicò senza distrazioni alla scrittura del manifesto politico e alla preparazione dell’esplosivo e delle armi per l’attacco terrorista del 22 luglio 2011. L’obiettivo finale è cacciare gli immigrati dall’Europa entro il 2083, data simbolo perchè cade quattro secoli dopo il fallito assedio degli Ottomani a Vienna.

Che idea si è fatto del sempre più frequente uso pubblico di termini che sono retaggio di una narrazione militarista e fascista?

I terroristi suprematisti vogliono il ritorno al nazionalismo. Ritengono normale che le forze dell’ordine e della sicurezza siano in larga parte loro presunti simpatizzanti. Breivik disegna le uniformi dei ‘Cavalieri Templari’ che prenderanno il potere per cacciare gli immigrati. Prevede addirittura tombe monumentali per i ‘Cavalieri’ martiri. Tarrant si emoziona di fronte al cimitero dei caduti in guerra e si chiede perchè “abbiamo permesso agli invasori di conquistarci senza neppure un singolo colpo di risposta”. La narrazione militarista e fascista è parte integrante del loro pensiero. Tarrant, australiano, scrive anche di avere combattuto contro Al Qaeda e di essere “il miglior cecchino delle forze armate Usa”. Non ci sono riscontri in proposito. Ma altri killer suprematisti hanno fatto parte delle forze armate nei loro paesi di origine.

Il nome di Putin affiora spesso tra le pagine del suo libro, come se per gli stragisti come Breivik e Tarrant sia una sorta di icona. Perché lo è diventata?

Non c’è dubbio che molti terroristi suprematisti e xenofobi guardino alla Russia di Putin. Breivik la cita più di 300 volte nel suo manifesto politico di circa 1.500 pagine. Lo stragista norvegese cita espressamente le parole di Putin: “L’Europa occidentale procede nella direzione che la renderà colonia delle loro ex colonie”. Dal punto di vista militare, Breivik prevede che l’Europa nazionalista guarderà a est per distruggere l’Unione Europea e allontanare gli Stati Uniti. Dopo aver preso il potere, “i primi sei mesi avremo vulnerabilità” per la reazione degli Usa e della Nato. Ci sarà bisogno della “protezione della Russia”, anche minacciando l’uso dell’arma nucleare. Roberto Fiore è anche più esplicito: “Vogliamo un’Europa che vada da Vladivostok a Lisbona. Il nostro naturale alleato non è l’America”. Breivik elenca i partiti amici che potranno dare una mano ai ‘Cavalieri Templari’ per prendere e mantenere il potere: tra loro Russia Unita, Le Pen, Lega, Forza Nuova, Alleanza Nazionale, Fpoe, Pvv, Vlaams Belang, Likud e molti altri.

Come fanno assassini spietati come Tarrant e Breivik ad avere il seguito che hanno?

Tarrant pensa che uscirà dal carcere 27 anni dopo l’arresto, una volta preso il potere, come avvenne per Nelson Mandela. Breivik ritiene necessario sacrificarsi per la causa. Nel mondo ci sono molti razzisti che vedono gli immigrati come fumo negli occhi. La globalizzazione senza regole e la crisi economica hanno inoltre incendiato gli animi delle classi sociali più deboli che vedono il lavoro a basso costo degli immigrati come un pericolo. Va stabilito per legge o tramite contratti di lavoro con validità ‘erga omnes’ che per lo stesso tipo di lavoro non possano esserci differenze salariali a seconda della nazionalità del lavoratore.

Questo è estremamente importante. Resta comunque sullo sfondo la diversa accoglienza che l’Europa ha fornito a chi scappa oggi dalla guerra in Ucraina e a chi scappa dalle guerre in Siria, Yemen o Etiopia. È brutto dirlo, ma molti nostri concittadini pensano a profughi di serie A e profughi di serie B. Il tutto su base religiosa o razziale. Mi piace ricordare le parole della premier laburista neozelandese, Jacinda Ardern, dopo la strage di Christchurch: “Il razzismo esiste ma qui non è benvenuto. Un attacco alla libertà di ciascuno di noi di praticare la propria religione non è benvenuto qui. La violenza e l’estremismo in tutte le loro forme non sono benvenuti qui. Non siamo immuni dai virus dell’odio, della paura degli altri. Ma possiamo essere la nazione che scopre la cura. Abbiamo del lavoro da fare”. Penso che gli esseri umani di buona volontà abbiano molto lavoro da fare. Rimbocchiamoci le maniche.

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