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Gigi Proietti su Salvini&Co: "Non condannano il razzismo perché a molta gente va bene così"

L'attore e regista proccupato per il caso Segre: "Da tempo nel paese ci sono segnali inquietanti. Spesso le dichiarazioni di persone che dovrebbero rappresentare il popolo sono preoccupanti.

Gigi Proietti
Gigi Proietti

globalist

7 Novembre 2019 - 14.22


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C’è un clima plumbeo e oscuro nel quale gli spacciatori dei odio vendono Lamorgese loro merce avvelenando le menti delle persone.
E lo fanno con una strategia che è nello stesso tempo sapiente e primitiva perché parla alla pancia della gente e punta sull’ignoranza.
“Mo’ Salvini dice di essere minacciato? Diamo la scorta pure a Salvini così è contento!”. 
Questa è la battuta dell’attore e regista Gigi Proietti dopo la decisione del Comitato per l’ordine e la sicurezza di Milano di assegnare la scorta alla senatrice a vita Liliana Segre, a causa dell’escalation di minacce e insulti antisemiti contro di lei sul web e sulle dichiarazioni dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che, lasciando piazza Montecitorio oggi ha affermato: “Le minacce, da parte di chiunque, sono gravissime. Quelle che io quotidianamente ricevo, quelle contro la Segre, contro Salvini e contro chiunque sono gravissime”.
“Forse ci siamo distratti – prosegue Proietti – è da tempo che in questo paese ci sono segnali strani, direi inquietanti. Spesso le dichiarazioni di persone che dovrebbero rappresentare il popolo sono preoccupanti. Io se parlo, parlo per me mentre i politici parlano per i propri elettori e questa cosa è molto preoccupante”, ribadisce l’attore.
E sull’astensione di tutto il centrodestra al Senato alla mozione presentata da Liliana Segre per istituire una Commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo l’attore sottolinea: “Se uno non condanna drasticamente, senza se e senza ma (l’odio, il razzismo e l’antisemitismo ndr) significa che c’è molta parte degli italiani che vuole questo ed è la cosa che mi angoscia di più. Ci dovrà essere una presa di posizione da parte di un fronte più progressista e democratico per far capire che il paese non è solo questo, è anche diverso da quello di cui si parla continuamente. Di quell’altro paese però non si parla mai”, conclude.

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