Vecchioni: "Salvini contro Carola come Creonte contro Antigone, la cieca legge contro l'umanità"

Il cantautore in una lettera a Repubblica: "lo scontro tra i due Capitani è antico, c'era già nella tragedia di 2500 anni fa"

Carola Rackete e Matteo Salvini

Carola Rackete e Matteo Salvini

globalist 29 giugno 2019
Uno scontro epico, "la madre di tutte le battaglie, il conflitto eterno tra ragione e cuore" quello tra Matteo Salvini e Carola Rackete. Lo scrive Roberto Vecchioni, in una lettera a Repubblica in cui il cantautore commenta i fatti di questi giorni, giunti a un drammatico epilogo: "qualsiasi storia, intreccio, episodio, qualsiasi accidente, doloroso percorso, strazio o trionfo che la vita ci presenti nelle sue infinite variazioni c'era già stato, era lì da 2500 anni nella tragedia, nella commedia, nella lirica o nell'epica, nel romanzo e nell'epigramma dell'antica Grecia", paragona la vicenda dei migranti bloccati a largo di Lampedusa a quella dei figli di Edipo, che "si prendono a mazzate per salire al trono", e "succede che quello legittimo la spunta ma crepa e l'altro, l'illegittimo crepa pure e manco la spunta".
"E qui - suggerisce Vecchioni - salta fuori Salvini, che allora si chiamava Creonte, fratello di Giocasta, regnante ad interim nell'attesa speranzosa che i due fratelli (le due anime del Pd) si facessero fuori l'un l'altro, Creonte ordina che il buono ''il bianco'' Eteocle venga seppellito con tutti gli onori, ma il cattivo, ''il nero'', rimanga insepolto. A questa decisione si oppone fermamente la sorella dei due, una meravigliosa, indomita ragazza: Antigone. Il suo scontro con Creonte è epico. Creonte non si sposta di un centimetro: la legge dice così e basta, caso chiuso. Ma Antigone gli tiene testa con una fierezza che la fa forte dentro di un'altra legge più alta, più universale delle convinzioni umane. No. Lei seppellirà il fratello a qualsiasi costo, a qualsiasi conseguenza potrà andare incontro". 
"Carola-Antigone - prosegue il cantautore-professore - non ha dubbi, non ha bilance, su cui pesare il male e il bene, il vero e il falso: lei entrerà in quel porto qualsiasi siano le conseguenze. La dabbenaggine degli uomini è credere che un contratto sociale sia ferro temprato da Dio in persona. Può anche darsi, ma certo l'umanesimo è diamante; di una luce che stravolge e sconvolge quando senti di averla dentro. Io me la vedo Carola, bella, ritta sul ponte a prendere quella decisione che per lei è solamente normale. Nessun tentennamento, nessuna paura, un riso naturale, convinto, gli occhi semichiusi nel sole accecante, nella certezza che tutti gli uomini sono diamanti".