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La vera storia di Riz Ortolani

Pochi sanno che la famosissima 'More' cantata da Frank Sinatra era stata scritta dal Maestro. Ma che calvario per i diritti!

La vera storia di Riz Ortolani

Piero Montanari

24 Gennaio 2014 - 15.59


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di Piero Montanari

La morte del maestro Riz (Riziero ) Ortolani mi riporta ad una storia che ho sempre sentito raccontare nell’ambiente musicale, dai dettagli però fumosi e complessi, che riguardano il suo brano più famoso, More, colonna sonora del film Mondo cane di Gualtiero Iacopetti.

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Questo film fu il capostipite di un filone di successo chiamato “mondo movie”, documentari sensazionalisti che mostravano usi e costumi di varie etnie nel mondo, con la voce fuoricampo a commentare in maniera pseudo-sociologica le immagini spesso scabrose e violente di torture, donne che partoriscono davanti alla MdP per la prima volta, iniziazioni tribali e anche ammazzamenti vari, quasi fossero degli ‘snuff movies’ ante litteram. Ne seguirono altri, appunto, ma con molto meno successo del primo, che addirittura ebbe un premio al Festival di Cannes e una nomination all’Oscar nel 1963.

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More, Il leitmotiv di Mondo Cane, di Ortolani e Nino Oliviero (l’altro musicista che collaborò alla stesura della colonna sonora del film) arrivò in America con la fortunata pellicola, tanto che Norman Newell, un paroliere americano, scrisse un testo e lo fece diventare una canzone che iniziò un percorso di successi a dir poco strepitoso. Venne incisa addirittura da Frank Sinatra, Nat “King” Cole, Doris Day, ma anche dall’ orchestra di Kai Windig, che fece arrivare il brano al 18° posto in classifica nella Billboard Top 100 per 15 settimane, da Count Basie o dal grande pianista Errol Gardner. Insomma, divenne quello che si dice normalmente un “evergreen”, un brano sempreverde, che viene eseguito continuamente nel tempo e da tanti artisti.

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Il successo inatteso di More e la valanga di soldi che il brano incassava nel mondo, fece scoppiare le liti tra editori e compositori, soprattutto perché dalle altre parti del mondo i sub-editori si mangiavano la fetta più grande dei diritti, e alla Siae arrivavano briciole per i compositori italiani, Ortolani e Oliviero, ai quali si era aggiunto l’autore del testo in italiano, Marcello Ciorciolini (Ti guarderò nel cuore), che si vide scavalcato così dall’autore statunitense.

Iniziò una terribile e lunghissima causa che di sicuro minò la serenità di Riz Ortolani e di sua moglie, la cantante Katina Ranieri (la ricordo bene nelle sue apparizioni nella tv dei ’60) e degli altri due autori italiani, ai quali, non ostante le nobili esecuzioni del loro brano e le vendite di dischi milionarie, arrivavano solo le briciole.

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La causa si protrasse negli anni, tra acerrime battaglie di avvocati e furibonde sfuriate di Ortolani, e credo si risolse con parziale soddisfazione del Maestro, il quale però rimase molto scosso dalla storia. So per certo che ne parlava continuamente con veemenza e rabbia, e che gli comportò una sequela interminabile di viaggi negli Stati Uniti, dalla sua villa isolata sull’Aurelia, vicino al fiume Arrone.

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