La Siae affama i vecchi autori: la vera storia
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La Siae affama i vecchi autori: la vera storia

Seconda puntata sull' iniquo provvedimento da parte della Siae di non dare più la pensione ai vecchi autori. Spieghiamo perché. [Piero Montanari]

La Siae affama i vecchi autori: la vera storia
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Piero Montanari Modifica articolo

21 Gennaio 2012 - 10.36


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di Piero Montanari

Diamo conto su queste pagine di una pubblica assemblea voluta dall’Anart (associazione che raccoglie gli scrittori radiotelevisivi e di teatro) che si terrà martedì 24 gennaio alle 11:30 al Teatro Quirinetta di via Minghetti a Roma, dove verrà letto un appello al Presidente Napolitano, Monti e Ministro Ornaghi, per chiedere la sospensione dell’approvazione del nuovo regolamento del fondo fino a quando non verrà trovata una soluzione equa per gli autori, garantendo agli ex soci i diritti che hanno acquisiti per continuare a percepire l’assegno, e trovando ovviamente una soluzione anche per gli associati che hanno versato il 4 %.

Hanno aderito al nostro appello anche la Federazione Autori e l’Associazione (quella di Gino Paoli, Lucio Dalla ed altri).

Ricordiamo il precedente articolo sulla chiusura del Fondo di Solidarietà della Siae ai vecchi autori:
http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6311&typeb=0&La-Siae-cancella-la-pensione-ai-vecchi-autori

Ecco come stanno i fatti: la questione della chiusura del Fondo di Solidarietà è esclusivamente politica. Gli Editori Musicali tutti versano il 2% dei loro incassi al Fondo che erogava i circa 600 euro mensili ai soci Siae che avevano maturato, nel corso della loro vita lavorativa, questo diritto.

Per capire meglio, Grandi Editori Musicali (Universal, Emi, Rca, Sony etc.) che in sede direttiva comandano a bacchetta nella Siae, essendo loro i potenti incassatori. Di fatto, quindi, hanno tutto l’interesse che il Fondo di Solidarietà scompaia, perchè: proviamo ad immaginare il 2% di molti milioni di euro a fondo perduto (la “solidarietà” viene purtroppo considerata così dalla maggior parte di essi) e senza avere concretamente nulla in cambio.

Il Fondo di Solidarietà godeva anche del 4% dell’incasso Siae degli Autori, quindi anche quello di nomi importanti come: Baglioni, Morricone, Gino Paoli, Venditti, Pino Daniele, Zero e compagnia cantante (e suonante) che questo diritto percepivano come i più poveri, ma che certamente al fondo davano molto di più di ciò che il fondo erogava loro. Magari, con questa somma sicuramente esigua per questi famosi artisti, grandi incassatori di diritti, ci comprano le caramelle ai nipotini (o le mutandine di pizzo alle nipotine).

Il Presidente della Repubblica, dopo l’”uscita” del Presidente della Siae, l’avvocato Giorgio Assumma, ha commissariato l’Ente per cercare di farlo “funzionare meglio” e, per tutta risposta, il direttore generale Gaetano Blandini e i commissari straordinari Gian Luigi Rondi, e i sub-commissari Domenico Luca Scordino e Mario Stella Richter, si mettono a favorire il potentato dei Grandi Elettori e chiudono il Fondo agli Autori che, è bene ricordare ancora, hanno contribuito, con loro incassi, a far crescere la Siae.

La maggior parte di questi autori (i percettori del Fondo sono 1.085) non sono più nel mercato del lavoro ed aspettano i soldi del fondo anche per motivi legati alla sola sopravvivenza.

C’è ancora da dire che i beneficiati del Fondo di Solidarietà, godevano anche di una piccola assicurazione malattia, di queste che ti pagano al massimo 10 giorni di ricovero (l’11esimo paghi tu…).

Rivolgiamo un pensiero ai vecchi artisti finiti (il ‘rutilante’ mondo dello spettacolo è spietato, anche più di altri ambienti) che hanno alimentato, con i loro diritti, il Fondo per tutta la loro vita, che poi si vedono privati anche di questa piccola sicurezza, un ombrellino sulla testa.

C’è da chiedersi a 70, 80 anni quale assicurazione ti rimette in piedi una polizza malattie? Penso nessuna.

Ricordiamo le parole di un autore importante come Giancarlo Governi il quale scrive sull’argomento:

“Si tratta di un fondo di solidarietà messo da parte degli stessi autori e quindi la Siae non ha nessun diritto su di esso. Tantomeno i grandi editori che oramai sono dei veri parassiti. Una volta gli editori musicali avevano una reale funzione di diffusione del prodotto degli autori, vendendo gli spartiti e pubblicizzandone l’opera. Oggi gli editori non hanno più ragione di esistere, anzi esistono soltanto per prendersi i 12/24. E spadroneggiare sulla Siae. E’ arrivato il momento di fare due Siae: quella degli autori e quella degli editori, così si potrà vedere chi produce e chi campa su chi produce”.

Ciliegina sulla torta: la Siae chiude l’erogazione dei soldi e non avvisa nessuno, se non con un sibillino trafiletto sul suo sito. Immaginiamo chi fa conto sull’assegno per pagare le proprie spese, apre il rubinetto e l’acqua è finita. Una vera iniquità, ammantata di perversione!

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