Israele ha ampliato la propria zona militare a Gaza, con la cosiddetta “Linea Arancione”, designata dalle Nazioni Unite, che ora copre un ulteriore 11% del territorio.
Nel complesso, le restrizioni israeliane si applicano a circa il 64% della Striscia, lasciando appena il 36% disponibile per oltre due milioni di palestinesi.
La nuova estensione della zona militare si inserisce nella progressiva ridefinizione delle aree di controllo all’interno della Striscia di Gaza nel corso del conflitto in corso. Le autorità israeliane giustificano queste misure con esigenze di sicurezza e di contrasto alle infrastrutture militari di Hamas, mentre sul terreno si traducono in una crescente compressione degli spazi di movimento per la popolazione civile e per le attività economiche e umanitarie.
In questo quadro, la frammentazione del territorio rende sempre più complessa la gestione degli aiuti, l’accesso ai servizi essenziali e la continuità delle operazioni umanitarie, già fortemente condizionate dai combattimenti e dalle restrizioni ai valichi. La conseguenza è un’ulteriore riduzione degli spazi effettivamente abitabili e utilizzabili da parte dei civili, in un contesto di crisi prolungata e di forte instabilità.