Trump vuole imporre la legge del West e del Sud schiavista e Giorgia Meloni non condanna
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Trump vuole imporre la legge del West e del Sud schiavista e Giorgia Meloni non condanna

Il nostro primo ministro, messo alle strette, ha fatto una dichiarazione che, se non celasse un palese slancio a stelle di Davide e strisce, avrebbe un che di pilatesco

Trump vuole imporre la legge del West e del Sud schiavista e Giorgia Meloni non condanna
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Seba Pezzani Modifica articolo

10 Marzo 2026 - 16.36


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Solo l’altro ieri si celebrava la Giornata Internazionale della Donna. Stamattina vorrei che fosse passato un secolo. Anzi, un millennio.

Il nostro primo ministro, messo alle strette, ha fatto una dichiarazione che, se non celasse un palese slancio a stelle di Davide e strisce, avrebbe un che di pilatesco. Alla domanda se condividesse o condannasse l’intervento militare statunitense e israeliano in Iran, Giorgia Meloni ha risposto, «Non ho oggettivamente gli elementi necessari, come non ce li ha quasi nessuno in Europa, anzi nessuno, per prendere una posizione che sia da questo punto di vista categorica.

Tant’è che al netto del premier spagnolo, nessun altro ha condannato l’iniziativa così come nessuno sta partecipando al conflitto». Non ha gli elementi necessari! A dieci giorni dallo scoppio delle ostilità. Il primo ministro di una delle nazioni fondanti dell’Europa. E, come pare vada assai di moda dalle nostre parti ma non solo, ha buttato la palla in tribuna, accampando come giustificazione nebulosa il fatto che l’ordine internazionale è saltato. Con la stessa nonchalance che avrebbe usato per commentare un rigore dato o non dato in una partita di calcio dei pulcini. E ha messo nell’angolo Pedro Sanchez, l’unico leader europeo ad avere mostrato rettitudine.

Innegabile che abbia approfittato del cattivo esempio del ministro degli Esteri da lei stessa scelto, che non tanto tempo fa ebbe a dichiarare che «Il diritto internazionale vale, ma solo fino a un certo punto». Ci dica, caro ministro Tajani – e, se le va, commenti anche lei, presidente Meloni – chi stabilisce il punto fino a cui tale diritto potrebbe continuare a valere.

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Ma non sarebbe giusto, all’indomani dell’8 marzo, strappare alle donne il palcoscenico che si sono guadagnate nella storia a prezzo di indicibili e perduranti sofferenze.

Pertanto, occhio di bue su Ursula Von der Leyen che, con leggerezza pari alla sua acconciatura fresca di casco e lacca, ha ricordato a tutti che l’Europa «non può più essere custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà» e che «sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi».

L’ossessione compiaciuta per la scomparsa delle regole che hanno sempre governato l’ordine internazionale o che, quantomeno, hanno consentito alla legittimità di non sgretolarsi del tutto sotto i colpi dei soliti bulli di quartiere è tale che si fa fatica a non cogliere un sorriso sotto i proverbiali baffi. Sì, baffi: gli stessi che sfoggia dietro la maschera di nordico e algido rigore l’alto commissario europeo per gli affari esteri, Kaja Kallas, che a più riprese ha fatto eco alle parole di Ursula, sottolineando l’indebolimento delle norme internazionali per fare una improvvida chiamata alle armi. E non in senso figurato. L’alto commissario non è nuova a simpatici siparietti in cui rivendica orgogliosamente i suoi slanci militaristi – ve la ricordate in posa su un carro armato? – il suo antirussismo arrembante e l’assoluto spregio per qualsiasi slancio autenticamente pacifista. Eh già, cosa ci si poteva attendere se non che mettesse al primo posto, tra le inevitabili mosse da compiere, un innalzamento della spesa bellica comune?

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Man forte le stanno dando parecchie altre esponenti di quello che un tempo veniva definito il sesso debole e che, ora che occupano posizioni di primo piano nello scacchiere internazionale, scimmiottano i peggiori atteggiamenti dei vituperati colleghi maschi. Un nome su tutte? Facciamo un indovinello: è italiana e vicepresidente del Parlamento europeo.

E che dire di Roberta Metsola che quel Parlamento presiede? Che sia andata a ripetizioni dal ministro Tajani? La tempestività con cui ne ha ricalcato le parole è diabolica: «Per il Parlamento europeo il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico».

Sarebbe il caso che qualcuno chiedesse cosa si intenda per abuso del diritto internazionale? Non sarebbe, piuttosto, il caso di concentrarci su tutto ciò che viene fatto fuori dal diritto internazionale?

La sensazione preoccupante è che il cosiddetto “nuovo ordine internazionale”, dettato dagli USA di Trump sotto l’imbeccata di Israele e da Putin e compari, sia una nebulosa senza confini, uno specchietto per le allodole per aumentare ovunque la spesa militare, calpestare i diritti dei paesi più poveri, favorire i conglomerati economici, soffocare ogni dissenso reale e far digerire al volgo profano nuove guerre e colpi di mano.

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Che lo sceriffo nuovo – Donald Trump – sia arrivato è un fatto noto. La sua legge è assenza stessa di legge. È un ritorno alla giustizia divina, ancestrale, quella cara agli evangelici e pure agli ebrei sionisti – il biblico “ricordati di Amalek” – quella a cui nessuna legge degli uomini può sostituirsi. È la legge del West e del Sud schiavista, dove si organizzavano posse – squadre di volontari per dare la caccia a criminali ma pure a oppositori o neri e pellerossa – e, una volta catturato il malcapitato di turno, impiccagioni sulla pubblica piazza o nella boscaglia senza uno straccio di processo. È una mentalità in cui la giustizia è più che altro vendetta sbrigativa e oppressione spiccia. Un sistema che non prevede un autentico contraddittorio: la volontà di Dio è manifesta, la sua preferenza inconfondibile, la sua voce forte e chiara.

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