Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha definito l’America “una figlia dell’Europa” e ha avanzato un’offerta emotiva ma fortemente condizionata per una nuova partnership, insistendo sul fatto che i due continenti “appartengono l’uno all’altro”.
In un discorso molto atteso alla conferenza annuale sulla sicurezza di Monaco — la Munich Security Conference — Rubio ha affermato che gli Stati Uniti intendono contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, aggiungendo: “Anche se siamo pronti, se necessario, a farlo da soli, la nostra preferenza e la nostra speranza è farlo insieme a voi, i nostri amici qui in Europa.”
Ammettendo che gli americani possano apparire diretti e impazienti, ha spiegato che ciò deriva dalla profonda preoccupazione degli Stati Uniti per il destino dell’Europa e dalla consapevolezza che i loro destini sono intrecciati.
Nel complesso, il tono del discorso è stato accolto con sollievo dai delegati presenti, anche se molti hanno osservato che Rubio non stava proponendo una partnership tra pari, ma un’alleanza in larga parte definita secondo i termini di Donald Trump.
Offrendo una mano all’Europa — in netto contrasto con il tono adottato dal vicepresidente JD Vance nello stesso evento l’anno precedente — Rubio ha chiarito che l’approccio fondamentale degli Stati Uniti non cambierà.
Ha dichiarato che gli Stati Uniti sotto Trump non vogliono un’Europa debole o paralizzata dal senso di colpa.
“Non abbiamo alcun interesse a essere i custodi educati e ordinati del declino gestito dell’Occidente”, ha detto. “Non cerchiamo la separazione, ma di rivitalizzare una vecchia amicizia e rinnovare la più grande civiltà della storia umana.”
Rubio ha aggiunto che l’alleanza dovrebbe riconoscere che i problemi delle società occidentali non derivano solo da politiche sbagliate, ma anche da “una crisi di speranza e di compiacenza”.
Ha poi cercato di collegare l’Europa alla visione politica di Trump, sostenendo che Stati Uniti ed Europa avrebbero commesso gli stessi errori: piegarsi a quello che ha definito un “culto climatico”, espandere lo stato sociale a scapito della difesa nazionale, abbracciare la globalizzazione e promuovere “un mondo senza confini in cui tutti sarebbero cittadini del mondo”.
Secondo Rubio, controllare i confini nazionali non è un’espressione di xenofobia o odio, ma “un atto fondamentale di sovranità nazionale”. Il mancato controllo delle frontiere, ha aggiunto, rappresenta “una minaccia urgente alla struttura delle nostre società e alla sopravvivenza stessa della nostra civiltà”.
Parlando della ricostruzione dell’ordine globale, Rubio ha affermato che non sarebbe necessario smantellare istituzioni come l’Nazioni Unite, ma piuttosto riformarle. Ha sostenuto inoltre che sarebbe stata l’azione di Trump — e non quella dell’ONU — a contribuire alla soluzione delle crisi a Gaza e in Ucraina.
“In un mondo perfetto tutti questi problemi sarebbero risolti da diplomatici e risoluzioni fortemente formulate. Ma non viviamo in un mondo perfetto”, ha dichiarato, aggiungendo che non si può permettere a chi minaccia la stabilità globale di nascondersi dietro il diritto internazionale che essi stessi violano.
“Questo è il percorso intrapreso dal presidente Trump e dagli Stati Uniti. È il percorso che chiediamo all’Europa di seguire.”
Rubio ha infine attribuito a una “trasformazione sciocca ma volontaria” delle economie occidentali la dipendenza da altri paesi per risorse e produzione. Ha definito la migrazione di massa non una preoccupazione marginale, ma “una crisi che sta trasformando e destabilizzando le società in tutto l’Occidente”.
Durante il discorso ha elogiato la storia europea, ma lasciando anche intendere dubbi sulla capacità dell’Europa di partecipare alla ricostruzione dell’ordine mondiale guidata dagli Stati Uniti.
Rubio ha parlato poco dell’Ucraina. Dopo aver saltato un incontro con i leader europei la sera precedente per problemi di agenda, ha dichiarato che le divergenze tra le parti si sono ridotte, ma che restano le questioni più difficili da risolvere.