Groenlandia: le pretese di Trump sull'isola hanno gelato gli entusiasmi verso di lui dei reazionari europei
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Groenlandia: le pretese di Trump sull'isola hanno gelato gli entusiasmi verso di lui dei reazionari europei

L’entusiasmo e l’ammirazione che in passato circondavano Trump si scontrano ora con uno dei pilastri fondamentali dell’estrema destra europea: la sovranità nazionale.

Groenlandia: le pretese di Trump sull'isola hanno gelato gli entusiasmi verso di lui dei reazionari europei
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27 Gennaio 2026 - 18.23


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L’iniziativa di Donald Trump per appropriarsi della Groenlandia ha aperto una frattura tra il presidente statunitense e alcuni dei suoi alleati ideologici europei. L’entusiasmo e l’ammirazione che in passato circondavano Trump si scontrano ora con uno dei pilastri fondamentali dell’estrema destra europea: la sovranità nazionale.

A peggiorare la situazione sono arrivate le dichiarazioni sprezzanti del presidente americano secondo cui le truppe dei Paesi Nato “sono rimaste un po’ lontane dal fronte” durante la guerra in Afghanistan. Parole che hanno irritato profondamente il patriottismo dell’estrema destra europea, provocando una valanga di critiche.

La scorsa settimana Trump ha fatto parzialmente marcia indietro, assicurando che non avrebbe preso la Groenlandia con la forza né imposto dazi ai Paesi che si oppongono alle sue mire. Di fronte alle reazioni negative, ha anche cercato di attenuare le sue affermazioni sulle truppe Nato non statunitensi.

Ma per i populisti della destra radicale – che governano o sostengono governi in circa un terzo degli Stati membri dell’UE, e che avevano visto in Trump un potente alleato per le loro politiche nazionaliste, anti-immigrazione e critiche verso l’Unione europea – il presidente Usa sta diventando sempre più un problema.

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Questa frattura rischia di compromettere gli obiettivi della strategia di sicurezza nazionale americana, che punta a “coltivare resistenze” contro l’“attuale traiettoria” europea collaborando con “alleati patriottici” per evitare una presunta “cancellazione della civiltà”.

Solo un anno fa, i leader dell’estrema destra europea avevano accolto con entusiasmo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Pochi mesi dopo si erano ritrovati a Madrid per applaudire il suo programma “America First” sotto lo slogan “Make Europe Great Again”.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. I sondaggi mostrano con costanza che Trump è largamente impopolare in Europa. Molti europei, compresi elettori dell’estrema destra, lo considerano una minaccia per l’Unione e desiderano un’Europa più forte e autonoma.

Un’indagine pubblicata martedì dalla piattaforma francese Le Grand Continent indica che tra il 18% e il 25% degli elettori dell’estrema destra in Francia, Germania, Italia e Spagna considera Trump un “nemico dell’Europa”.

Tra il 29% e il 40% dei sostenitori di Rassemblement National, AfD, Fratelli d’Italia e Vox definisce la politica estera del presidente Usa come “ricolonizzazione e predazione delle risorse globali”. Ancora più sorprendente: tra il 30% e il 49% degli elettori di questi partiti sosterrebbe l’invio di truppe europee in Groenlandia qualora le tensioni con Washington dovessero aumentare.

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L’espansionismo di Trump e la sua disponibilità a usare il peso economico degli Stati Uniti mettono l’estrema destra europea in una posizione difficile. Leader in Francia, Germania e Italia hanno criticato i suoi piani, talvolta con toni molto simili a quelli dei politici “di sistema” che normalmente disprezzano.

Nel corso di un dibattito al Parlamento europeo, eurodeputati di estrema destra, solitamente filo-Trump, hanno sostenuto il congelamento della ratifica di un accordo commerciale UE-USA, definendo l’approccio del presidente americano “coercitivo” e una “minaccia alla sovranità”.

Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e delfino di Marine Le Pen, che poche settimane prima aveva definito Trump “un vento di libertà”, ha parlato di “sfida diretta alla sovranità di un Paese europeo”. “Quando un presidente Usa minaccia un territorio europeo con pressioni commerciali – ha detto – non è dialogo, è coercizione”.

Bardella ha persino invitato l’Unione europea a reagire compatta: “Non è un’escalation, è autodifesa. La scelta è semplice: sottomissione o sovranità”.

Anche Alice Weidel, co-leader dell’AfD tedesca, ha accusato Trump di aver violato una promessa fondamentale: non interferire negli affari interni di altri Paesi. Persino Nigel Farage, leader di Reform UK e storico sostenitore di Trump, ha definito “un atto ostile” l’idea di minacciare dazi per ottenere il controllo della Groenlandia senza il consenso della popolazione locale.

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Viktor Orbán ha evitato di prendere posizione netta, definendo la questione “un affare Nato”.

Se sulla Groenlandia alcuni hanno scelto il silenzio, quasi unanime è stata invece l’indignazione per le parole di Trump sull’Afghanistan. Meloni le ha definite “inaccettabili”, ricordando i 53 militari italiani morti e i più di 700 feriti. “L’amicizia – ha detto – richiede rispetto”.

Analisti ritengono sia presto per dire se la frattura durerà. Secondo Daniel Hegedüs del German Marshall Fund, molte forze dell’estrema destra saranno costrette a reagire a nuove minacce alla sovranità per ragioni elettorali, ma Trump e i suoi alleati europei potrebbero riavvicinarsi su temi come l’immigrazione.

Pawel Zerka dell’ECFR osserva che i leader dell’estrema destra difficilmente pagheranno un prezzo politico: hanno mostrato critiche tempestive agli eccessi di Trump, mentre i leader tradizionali e l’UE, sostiene, non sono riusciti a dimostrare sufficiente unità e fermezza.

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