Trump e Putin, le due facce dell'imperialismo che alimenta il disordine globale
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Trump e Putin, le due facce dell'imperialismo che alimenta il disordine globale

Può essere differente la matrice, ma l’intento è lo stesso: per Trump si tratta di un regime cleptocratico nel quale la Legge è quella degli affari, mentre Putin sembra essere animato da una sorta di missione mistico religiosa

Trump e Putin, le due facce dell'imperialismo che alimenta il disordine globale
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Antonio Rinaldis Modifica articolo

25 Gennaio 2026 - 22.02


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È sempre più difficile districarsi nel labirinto della politica internazionale, le analisi, le riflessioni invecchiano precocemente, diventano rapidamente anacronistiche. Per circa quattro anni abbiamo inseguito le vicende della guerra intentata dalla Russia di Putin ai danni del popolo ucraino, e che continua, nonostante le promesse di una pace che sembra sempre più lontana e irraggiungibile, ma nelle ultime settimane, a causa dell’interventismo compulsivo del Presidente americano Trump, i focolai di crisi si sono moltiplicati, come se il caos fosse diventato l’unica chiave di lettura per spiegare il disordine mondiale. 

In realtà una trama sembra accomunare la tragedia ucraina, con le il Venezuela, l’Iran e persino la Groenlandia e si può riassumere in un termine che apparteneva all’armamentario ideologico del ‘900, e che pensavamo fosse scomparso con l’inizio del nuovo millennio. Il fantasma novecentesco che inquieta i cuori e le menti dei noi contemporanei è la rinascita dell’imperialismo, che trasforma la politica e le relazioni internazionali in prove di forza, dove il Diritto viene sostituito dalla Potenza.

Può essere differente la matrice, ma l’intento è lo stesso: per Trump si tratta di un regime cleptocratico nel quale la Legge è quella degli affari, mentre Putin sembra essere animato da una sorta di missione mistico religiosa con una forte connotazione patriottica. La sostanza non cambia. Si tratta di aspirazioni imperiali, che vogliono imporre, attraverso gli strumenti della forza militare ed economica una visione del mondo gerarchica e cinica. 

Se non bastasse il marasma contemporaneo, ad aggravare il disorientamento, si aggiungono anche le differenti valutazioni di eventi molto simili, dettati dalla stessa logica imperiale, che vengono proposte all’interno da quella che un tempo poteva apparire come l’area culturale della cosiddetta sinistra politica italiana. 

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È il caso, per l’appunto del conflitto delle interpretazioni intorno alle ragioni dei due imperialismi, quello russo e quello americano, che divide quella che un tempo era la sinistra italiana. 

Un esempio significativo dello strabismo con cui alcuni intellettuali e politici che si vorrebbero collocare nello schieramento progressista guardano agli eventi è riconducibile a un convegno che si è svolto nel mese di dicembre in aula accademica, che aveva come finalità la difesa delle ragioni dell’aggressione russa. 

Tra gli organizzatori dell’evento segnaliamo l’Anpi, che per la sua storia e natura dovrebbe salvaguardare, difendere i valori della Resistenza e della difesa della libertà di tutti i popoli. La sede prescelta per l’incontro è stata un’aula dell’Università Federico II di Napoli, a cui hanno partecipato tra gli altri il libero pensatore convertito alla causa russo-palestinese, Alessandro Di Battista e il professor Angelo d’Orsi, nel corso della quale sono state presentate le linee ufficiali del Cremlino, alla presenza di un discreto numero di studenti dissenzienti, che hanno tentato vanamente di rivolgere domande ai relatori, i quali, insensibili alle regole democratiche hanno ritenuto di non dover rispondere. 

Gli estimatori della Russia di Putin dunque crescono. Uno degli organi di stampa italiani che dimostra maggiore attenzione alle ragioni della Madre Russia è il Fatto Quotidiano, che ha ospitato nei giorni precedenti il Natale un lungo articolo di un fisico esperto di geopolitica, Francesco Sylos Labini, che è un compendio della vulgata italiana delle ragioni che hanno giustificato l’operazione speciale della Russia nei confronti degli ucraini. 

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L’incipit è dell’articolo è una sentenza: “la principale causa del conflitto” è quella di impedire “l’espansione della Nato in Ucraina”. Da ciò deriverebbe quindi l’invasione dei territori russofoni, principalmente il Donbass da parte dei russi.

Non conosciamo la competenza professionale di Sylos Labini, rampollo di una famiglia di intellettuali prestigiosi, ma ci permettiamo di segnalare alcuni fatti che dovrebbero interrogare la nostra intelligenza critica. Quando nel febbraio del 2022 i russi invadono l’Ucraina, una parte consistente delle forze militari si dirige verso Kiev con l’obiettivo, piuttosto evidente, di occupare la capitale, sostituire il Presidente che era stato eletto con il 75% dei consensi e sostituirlo con un fantoccio collaborazionista.

Come si giustifica questa azione, come si configura? È un atto legale, previsto, consentito dalle norme del diritto internazionale? È una guerra preventiva? Potrebbe essere spiegata in questo modo, ma dove tutti coloro che, giustamente, avevano condannato l’intervento della Nato in Serbia, le due guerre del Golfo, l’aggressione della Libia, che cosa rispondono? Si trattava di atti di banditismo, che rientravano in una ideologia imperialistica, che non teneva in nessun conto l’autodeterminazione dei popoli.

La guerra preventiva è un assurdo logico, perché si basa sul principio che si fa la guerra per impedire la guerra, è un insulto all’intelligenza credere che abbia una giustificazione. Ma anche volendo concedere che l’argomento della guerra preventiva abbia un fondamento, e abbiamo visto che è tutt’al più un pretesto, l’Ucraina non stava entrando nella Nato, e ciò rende ancora più evidente la menzogna di Putin e di chi lo segue in maniera acritica, per ragioni che sfuggono. 

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L’articolo procede con un’altra serie di luoghi comuni della propaganda putiniana. La guerra degli ucraini è in realtà una guerra “per procura”, ovvero il popolo ucraino è composto da minus habens, stolti, che si farebbero ammazzare per conto dei veri burattinai, americani, europei, alieni, provenienti da altri mondi. È l’apoteosi del paternalismo occidentale, la presunzione di sapere come vanno le cose, mentre gli altri sono troppo stupidi per capire.

L’argomento della guerra per procura è particolarmente irritante, soprattutto perché trova consenso presso l’Anpi, che invece dovrebbe riconoscere la virtù di un popolo che si oppone alla prepotenza di un esercito invasore, come hanno fatto gli italiani tra il ’43 e il ’45, ma questo parallelismo storico sembra non convincere gli attuali verti dell’associazione che dovrebbe rappresenta l’eredità della Resistenza. 

Neppure l’argomento della Realpolitik sembra sostenibile, anche perché il principio che ha ispirato i partigiani italiani ed europei è stato esattamente il contrario. Realpolik significa che la realtà è più importante dei valori, e ciò, in pratica, equivale alla richiesta di una resa alla forza del più forte. Se i partigiani fossero stati realisti, non sarebbero insorti contro la straripante forza dell’esercito tedesco. La loro unica forza è stata la fiducia che i valori di giustizia e libertà potessero sconfiggere i panzer tedeschi. 

Lo stesso coraggio e la volontà di resistenza che stanno dimostrando gli ucraini, dopo quattro anni di guerra. 

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