Le recenti affermazioni di Donald Trump su un possibile controllo statunitense della Groenlandia non sono state espresse soltanto sotto forma di provocazioni diplomatiche, ma contengono elementi più concreti e strutturati di quanto possa sembrare a prima vista. Secondo il settimanale The Economist, infatti, l’amministrazione americana starebbe valutando opzioni alternative a una “annessione” formale per rafforzare l’influenza di Washington sull’isola, comprese intese di natura politica e militare con il governo di Nuuk, potenzialmente bypassando Copenaghen e la corona danese.
Il “grande affare” della Groenlandia
L’efficacia propagandistica del blitz in Venezuela e la crescente attenzione per l’Artico hanno alimentato l’interesse di Trump per la Groenlandia. Dopo l’operazione militare contro il presidente Nicolás Maduro, il presidente statunitense ha nuovamente sottolineato la necessità di assicurarsi il controllo dell’isola per motivi di sicurezza nazionale e strategia geopolitica, raccogliendo preoccupazioni in Danimarca e in altri paesi alleati.
Sebbene l’idea che la Groenlandia diventi il “51° stato” degli Stati Uniti resti altamente improbabile — non solo per il forte rifiuto espresso dai groenlandesi, ma anche per le implicazioni giuridiche e politiche internazionali — la Casa Bianca considera seriamente strumenti alternativi per aumentare la propria influenza sull’isola, con l’obiettivo di ottenere vantaggi strategici, economici e militari.
L’importanza geopolitica dell’isola
La Groenlandia è dotata di enormi risorse naturali, tra cui minerali critici e risorse energetiche, e assume una posizione strategica fondamentale tra Nord America ed Europa, soprattutto in un contesto di crescita delle rotte commerciali artiche e di competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia. Questi fattori la rendono un nodo chiave per la sicurezza e l’equilibrio geopolitico mondiale.
L’ipotesi di accordo proposto dagli Stati Uniti
Secondo quanto riportato da The Economist, una delle ipotesi allo studio a Washington sarebbe quella di negoziare con il governo groenlandese un accordo di libero associazione di tipo politico e militare, ispirato agli strumenti con cui gli Stati Uniti hanno legami strategici con alcuni Stati insulari del Pacifico, come la Compact of Free Association (COFA) stipulata con la Micronesia, le Isole Marshall e Palau. Questo tipo di accordo consentirebbe a Washington di ampliare la propria presenza militare e operativa in Groenlandia senza passare attraverso Copenhagen, dando agli Stati Uniti maggiore libertà di schierare truppe e infrastrutture in loco.
Un’intesa di questo tipo — sebbene non equivalga a un’annessione formale — potrebbe avere effetti sostanziali sulla sovranità danese sulla regione e sulle dinamiche all’interno della Nato, dal momento che permetterebbe agli Stati Uniti di adottare decisioni strategiche sulla presenza militare senza l’approvazione diretta della Danimarca. (ANSA.it)
I contatti e le pressioni diplomatiche
I rapporti fra funzionari statunitensi e autorità di Nuuk sono effettivamente aumentati negli ultimi mesi, compresi contatti di alto livello e visite ufficiali di rappresentanti statunitensi. Tali iniziative avrebbero avuto l’obiettivo di creare un dialogo diretto con i leader groenlandesi, sebbene la Danimarca si sia sempre dichiarata contraria a qualsiasi negoziato che escluda il governo danese.
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