La Corte internazionale dell'Aia dovrà esprimersi sui territori palestinesi occupati: aperta l'udienza
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La Corte internazionale dell'Aia dovrà esprimersi sui territori palestinesi occupati: aperta l'udienza

Si è aperta stamani alla Corte internazionale di giustizia (Icj) con sede all'Aia, l'udienza chiesta dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha richiesto al tribunale di fornire un parere consultivo relativo ai territori palestinesi occupati

La Corte internazionale dell'Aia dovrà esprimersi sui territori palestinesi occupati: aperta l'udienza
Militare israeliano
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19 Febbraio 2024 - 13.10


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 Si è aperta stamani alla Corte internazionale di giustizia (Icj) con sede all’Aia, l’udienza chiesta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga), che ha richiesto al tribunale di fornire un parere consultivo relativo ai territori palestinesi occupati. I legali avranno tre ore per esprimere le loro argomentazioni, mentre quelli della controparte israeliana non prenderanno parte.

È la seconda volta che l’Unga sollecita questo tema al parere dei giudici. La prima, nel 2004, l’Icj stabilì che il muro di separazione israeliano nella Cisgiordania occupata violava il diritto internazionale e doveva essere abbattuto.

Intanto il ministero della Salute di Gaza fa sapere che i morti nella Striscia sono saliti a 29.092. Oltre l’80% della popolazione palestinese – pari a 1,8 milioni di persone – si concentra ormai in campi profughi a Rafah e nei pressi dell’ultima città a sud, indicata come luogo sicuro per i civili dalle autorità israeliane. Nonostante questo, l’esercito ha compiuto raid sulla città e attacchi negli ospedali, causando ulteriori morti e sfollamenti. Stamani Benny Gantz, deputato della Knesset e membro del Gabinetto di guerra israeliano, ha detto che l’offensiva su questa località, annunciata da giorni, avverrà il prossimo mese se Hamas non avrà liberato tutti gli ostaggi sequestrati nell’aggressione del 7 ottobre scorso.

Da tutto il mondo continuano a giungere appelli al cessate il fuoco e all’ingresso di aiuti umanitari per la popolazione, ormai allo stremo. Domani il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe votare una risoluzione di cessate il fuoco umanitario proposta dall’Algeria, ma gli Stati Uniti – che con il Regno Unito ha sempre posto il veto a risoluzioni che chiedono la fine dei combattimenti – hanno già fatto sapere che valuteranno nuovamente il veto, in quanto sono in corso negoziati per raggiungere una soluzione politica tra Israele e Hamas, fondata sul rilascio degli ostaggi.

Ieri intanto l’Unione africana (Ua), nel corso del vertice nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, ha aderito all’appello per il cessate il fuoco, definendo l’offensiva israeliana la violazione «più flagrante» del diritto internazionale umanitario, accusando Israele di «stare sterminando» gli abitanti di Gaza.

Il presidente della Commissione dell’Ua Moussa Faki Mahamat, alla presenza del primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh, ha detto: «Siate certi che condanniamo fermamente questi attacchi che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. Vogliamo rassicurarvi della nostra solidarietà con il popolo palestinese».

Azali Assoumani, presidente delle Comore e presidente uscente dell’Unione africana, ha aggiunto: «La comunità internazionale non può chiudere gli occhi di fronte alle atrocità commesse, che non solo hanno creato il caos in Palestina ma hanno anche conseguenze disastrose nel resto del mondo».

L’ex capo dell’Ua ha quindi citato l’iniziativa del Sudafrican, che ha portato lo Stato di Israele alla Corte internazionale di giustizia (Icj), per rispodnere dell’accusa di genocidio. Il procedimento si è concluso con sei ordinanze che chiedono al governo di Tel Aviv, tra le altre cose, di intraprendere «ogni azione possibile» per scongiurare questo crimine contro i civili.

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