Palestina: Guterres ricorda 56 anni di occupazione e Israele ne chiede le dimissioni
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Palestina: Guterres ricorda 56 anni di occupazione e Israele ne chiede le dimissioni

La situazione nel conflitto di Gaza è giunta all'attenzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, causando un acceso scontro tra il Segretario Generale Antonio Guterres e Israele.

Palestina: Guterres ricorda 56 anni di occupazione e Israele ne chiede le dimissioni
Antonio Guterres, segretario generale dell'Onu
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24 Ottobre 2023 - 22.33


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La situazione nel conflitto di Gaza è giunta all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, causando un acceso scontro tra il Segretario Generale Antonio Guterres e Israele.

Il Ministro degli Esteri Eli Cohen, presente a New York, ha rifiutato un incontro con Guterres, mentre l’Ambasciatore israeliano Gilad Erdan ha chiesto le dimissioni immediate del Segretario Generale.

«È importante – ha detto Guterres intervenendo a Palazzo di Vetro in un clima incandescente – riconoscere che gli attacchi di Hamas non sono arrivati dal nulla. Il popolo palestinese è stato sottoposto a 56 anni di soffocante occupazione». Poi ha aggiunto che certo, «le sofferenze del popolo palestinese non possono giustificare gli spaventosi attacchi di Hamas», ma anche che quegli stessi attacchi «non possono giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese». 

Guterres ha quindi deplorato le «chiare violazioni del diritto umanitario internazionale» che si stanno consumando nella Striscia e insistito con la richiesta di «un cessate il fuoco umanitario», che Israele ha più volte rispedito al mittente.

Il primo a reagire è stato il rappresentante israeliano: «Un segretario generale dell’Onu che mostra comprensione per la campagna di sterminio di massa di bambini, donne e anziani non è adatto a guidare l’Onu. Lo invito a dimettersi immediatamente». «Non c’è alcun senso – ha denunciato Erdan – nel parlare con coloro che mostrano compassione per le più terribili atrocità commesse contro i cittadini di Israele e il popolo ebraico. Semplicemente, non ci sono parole». Cohen su X ha rincarato la dose: «Non incontrerò il segretario generale dell’Onu. Dopo il 7 ottobre non c’è spazio per un approccio equidistante. Hamas deve essere cancellato dal mondo». Il ministro degli Esteri di Netanyahu ha anche avvertito che «l’Europa sarà la prossima ad essere colpita da Hamas» e che se non agisce «avrà i terroristi alla porta».

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«La responsabilità del 7 ottobre è di Hamas, solo di Hamas. Non di Israele, né dei civili innocenti», ha commentato in serata il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale americana John Kirby. E le parole di Guterres hanno indignato anche le famiglie dei 222 ostaggi israeliani, che le hanno definite «scandalose». Il segretario generale, hanno incalzato, «ignora vergognosamente il fatto che sabato 7 ottobre è stato perpetrato un genocidio contro il popolo ebraico e ha trovato un modo indiretto per giustificare gli orrori che sono stati commessi contro gli ebrei».

Lo scontro tra Nazioni Unite e Israele era in un certo senso atteso visto che i dissensi sono palesi: a cominciare dagli aiuti umanitari a Gaza. Israele ha più volte espresso il timore che questi arrivino ad Hamas invece che alla popolazione civile. Ed è stato irremovibile sulle forniture di carburante, invocate invece da Guterres come necessarie per le attività di assistenza dell’Unrwa, l’organizzazione dell’Onu per i rifugiati palestinesi. Il capo dell’Onu si è poi opposto più volte ai raid dell’aviazione sia nel nord sia nel sud della Striscia, mentre Israele ha continuato a martellare Gaza aumentando sempre più l’intensità degli attacchi «contro le strutture militari di Hamas e i suoi capi». Solo la notte scorsa sono stati oltre 400, secondo l’esercito, gli obiettivi centrati nell’enclave palestinese con l’eliminazione di decine di uomini. I vicecomandanti dei battaglioni di Nuseirat, Shati e Furqan sono stati tutti uccisi. L’obiettivo, è stato spiegato dai vertici militari, è ridurre al minimo la resistenza di Hamas in vista dell’ingresso via terra nella Striscia.

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L’esercito sta spingendo per l’invasione il prima possibile ripetendo ogni giorno di essere ormai «pronto». Ma la decisione finale, ha spiegato il capo di stato maggiore Herzi Halevi, sarà presa insieme al potere politico. Che evidentemente ha ben chiari i timori dell’alleato americano per una possibile escalation del conflitto in tutto il Medio Oriente, soprattutto con l’Iran. Gli Hezbollah libanesi non smettono di attaccare attaccare il nord di Israele. E ancora Halevi ha citato «considerazioni tattiche e anche strategiche» tra le cause che hanno ritardato l’offensiva di terra. «Stiamo comunque facendo tesoro di ogni minuto – ha sottolineato il capo di stato maggiore parlando con i giornalisti sul fronte sud, proprio davanti a Gaza – per essere meglio preparati. E continuiamo a colpire il nemico sempre di più, uccidendo terroristi, distruggendo infrastrutture e raccogliendo più intelligence».

«Siamo davanti al prossimo passo, sta arrivando», ha promesso d’altra parte ai soldati il premier Benyamin Netanyahu che oggi ha ricevuto a Tel Aviv il presidente francese Emmanuel Macron, con quest’ultimo che ha lanciato la proposta di una coalizione anti Hamas sulla base di quella che ha combattuto l’Isis.

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Per Israele – su cui oggi si è riversata una grande quantità di razzi da Gaza – continua inoltre ad esserci il rebus degli ostaggi, specie dopo gli ultimi rilasci con il contagocce da parte di Hamas. Oggi nella zona di Khan Yunes sono piovuti volantini mediante i quali lo Stato ebraico ha chiesto alla popolazione locale di aiutare nelle ricerche degli israeliani tenuti prigionieri nella Striscia in cambio di «discrezione, protezione e premi in denaro».

Il bilancio a Gaza invece – dove una popolazione stremata tenta di spostarsi sempre più a sud – è arrivato a 5.791 morti, di cui 2.360 minori e bambini. Secondo il ministero della Sanità locale, 12 ospedali e 32 cliniche hanno già dovuto chiudere i battenti.

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