Il Cremlino non è stato espugnato e forse non lo sarebbe mai stato Ma come ne esce Putin? E come ne esce la guerra in Ucraina?
Gli esperti delI’ISW, affermano che sebbene non è all’orizzonte l’imminente crollo del governo russo, gli eventi del fine settimana “probabilmente danneggeranno in modo sostanziale il governo di Putin e lo sforzo bellico russo in Ucraina”.
Hanno detto gli analisti:
“Il Cremlino si trova ora di fronte a un equilibrio profondamente instabile. L’accordo negoziato da Lukashenko è una soluzione a breve termine, non a lungo termine, e la ribellione di Prigozhin ha messo in luce gravi debolezze nel Cremlino e nel Ministero della Difesa russo.
L’immagine di Putin che appare alla televisione nazionale per chiedere la fine di una ribellione armata e avvertire di una ripetizione della rivoluzione del 1917 – e quindi richiedere la mediazione di un leader straniero per risolvere la ribellione – avrà un impatto duraturo.
La ribellione ha messo in luce la debolezza delle forze di sicurezza russe e ha dimostrato l’incapacità di Putin di usare le sue forze in modo tempestivo per respingere una minaccia interna e ha ulteriormente eroso il suo monopolio sulla forza. La rapida spinta di Prigozhin verso Mosca ha ridicolizzato gran parte delle forze regolari russe e ha messo in evidenza a qualsiasi figura della sicurezza, imprese statali e altre figure chiave del governo russo che le forze militari private separate dallo stato centrale possono ottenere risultati impressionanti”.
In altri termini, se Putin resterà in piedi l’intera organizzazione delle forze armate e della sicurezza interna dovrebbe essere rivista. E forse rivalutata la scelta di favorire milizie armate, visto che sono diventate uno stato nello stato