Prodi: "Senza unità l'Europa sarà ridotta a vassalla mentre Cina e Usa si dividono il potere"
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Prodi: "Senza unità l'Europa sarà ridotta a vassalla mentre Cina e Usa si dividono il potere"

 Lo ha affermato afferma Romano Prodi a margine della seduta che il Consiglio comunale di Bologna ha dedicato oggi alla Festa dell'Europa.

Prodi: "Senza unità l'Europa sarà ridotta a vassalla mentre Cina e Usa si dividono il potere"
Romani Prodi
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15 Maggio 2023 - 16.55


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Parole chiare e nette: senza gli <Stati Uniti d’Europa o una configurazione simile la Ue non conterà mai nulla, divisa tra veti e concorrenza interna tra stati.

A livello europeo «siamo in un momento in cui dobbiamo deciderci sulla politica estera comune. In questo nuovo secolo abbiamo perso un ruolo, se non abbiamo una politica estera comune lo perdiamo completamente. In un mondo in cui Stati Uniti e Cina si dividono il potere, alla fine siamo solo ridotti a essere dei vassalli. Invece dovremmo essere dei forti alleati, con una nostra capacità decisionale e una nostra politica».

 Lo afferma Romano Prodi a margine della seduta che il Consiglio comunale di Bologna ha dedicato oggi alla Festa dell’Europa.

Nel suo intervento in aula, l’ex premier ed ex numero uno della Commissione europea, oggi presidente della Fondazione per la cooperazione tra i popoli, ripercorre la «lunga e complessa via» dell’integrazione europea: dal «sogno di Ventotene» al mercato Comune, fino a diventare «una realtà con quasi mezzo miliardo di abitanti e 27 Paesi». 

Un’Europa che «ha avuto un ruolo sempre più importante nel mondo fino all’inizio di questo secolo» per poi rallentare, continua Prodi, sottolineando in particolare il «grave incidente» della bocciatura della Costituzione da parte dei francesi: «L’inizio non diciamo della paralisi europea, ma della difficoltà». 

L’ex presidente si sofferma poi sul voto all’unanimità che regola il Consiglio europeo: un meccanismo in cui «un nano si sente gigante. Non è democrazia e dal punto di vista dell’efficienza non si governa neanche un condominio con l’unanimità». Altro passaggio cruciale, la crisi del 2008 e il crollo della Grecia: Paese che «aveva largamente imbrogliato» falsificando i bilanci, afferma Prodi, ma la situazione era «risolvibile» visto che «si trattava di 30 miliardi di euro, una cosa che in un clima diverso poteva essere messa a posto». 

Ma in Germania c’era in vista un voto regionale e Angela Merkel «non voleva andare alle elezioni dicendo che faceva la carità a noi terroni», quindi «i 30 miliardi sono diventati 300 perché la speculazione ha fatto il suo lavoro». 

Ma, sottolinea Prodi, «è lì che è nato un forte movimento antieuropeo», ovvero «nel momento in cui l’Europa non dimostrava una sua forza unitaria e solidarietà».

Prodi dedica poi un passaggio al Pnrr: «Non una piccola cosa, non solo soldi, è un vero cambiamento politico dovuto a tre motivi»: il Covid («Una disgrazia che nessuno poteva imputare agli italiani o ai greci»), la Brexit («Perché con la Gran Bretagna dentro, un atto di solidarietà così non sarebbe arrivato») e il cambiamento del ruolo della Germania («Il grande business tedesco ha capito che senza un discorso di forte unione europea anche il disegno di crescita industriale avrebbe avuto difficoltà»). Intanto, il mondo è diventato «estremamente bipolare» e la guerra in Ucraina «ha sancito questa situazione: una debolezza europea nei confronti degli Usa, una dipedenza totale e una debolezza russa nei confronti della Cina impressionante», rileva Prodi, aggiungendo che il conflitto in corso sta producendo anche «il riarmo tedesco». 

Ci vorranno anni «perché la Germania possa avere un ruolo anche militare che ora non ha, ma quando si mettono a bilancio spese copiose questo si può avere e in questa situazione noi avremmo bisogno di una politica estera e di difesa comune», ribadisce Prodi.

Parole chiare e nette: senza gli “Stati Uniti d’Europa o una configurazione simile la Ue non conterà mai nulla, divisa tra veti e concorrenza interna tra stati.

A livello europeo «siamo in un momento in cui dobbiamo deciderci sulla politica estera comune. In questo nuovo secolo abbiamo perso un ruolo, se non abbiamo una politica estera comune lo perdiamo completamente. In un mondo in cui Stati Uniti e Cina si dividono il potere, alla fine siamo solo ridotti a essere dei vassalli. Invece dovremmo essere dei forti alleati, con una nostra capacità decisionale e una nostra politica».

 Lo afferma Romano Prodi a margine della seduta che il Consiglio comunale di Bologna ha dedicato oggi alla Festa dell’Europa.

Nel suo intervento in aula, l’ex premier ed ex numero uno della Commissione europea, oggi presidente della Fondazione per la cooperazione tra i popoli, ripercorre la «lunga e complessa via» dell’integrazione europea: dal «sogno di Ventotene» al mercato Comune, fino a diventare «una realtà con quasi mezzo miliardo di abitanti e 27 Paesi». 

Un’Europa che «ha avuto un ruolo sempre più importante nel mondo fino all’inizio di questo secolo» per poi rallentare, continua Prodi, sottolineando in particolare il «grave incidente» della bocciatura della Costituzione da parte dei francesi: «L’inizio non diciamo della paralisi europea, ma della difficoltà». 

L’ex presidente si sofferma poi sul voto all’unanimità che regola il Consiglio europeo: un meccanismo in cui «un nano si sente gigante. Non è democrazia e dal punto di vista dell’efficienza non si governa neanche un condominio con l’unanimità». Altro passaggio cruciale, la crisi del 2008 e il crollo della Grecia: Paese che «aveva largamente imbrogliato» falsificando i bilanci, afferma Prodi, ma la situazione era «risolvibile» visto che «si trattava di 30 miliardi di euro, una cosa che in un clima diverso poteva essere messa a posto». 

Ma in Germania c’era in vista un voto regionale e Angela Merkel «non voleva andare alle elezioni dicendo che faceva la carità a noi terroni», quindi «i 30 miliardi sono diventati 300 perché la speculazione ha fatto il suo lavoro». 

Ma, sottolinea Prodi, «è lì che è nato un forte movimento antieuropeo», ovvero «nel momento in cui l’Europa non dimostrava una sua forza unitaria e solidarietà».

Prodi dedica poi un passaggio al Pnrr: «Non una piccola cosa, non solo soldi, è un vero cambiamento politico dovuto a tre motivi»: il Covid («Una disgrazia che nessuno poteva imputare agli italiani o ai greci»), la Brexit («Perché con la Gran Bretagna dentro, un atto di solidarietà così non sarebbe arrivato») e il cambiamento del ruolo della Germania («Il grande business tedesco ha capito che senza un discorso di forte unione europea anche il disegno di crescita industriale avrebbe avuto difficoltà»). Intanto, il mondo è diventato «estremamente bipolare» e la guerra in Ucraina «ha sancito questa situazione: una debolezza europea nei confronti degli Usa, una dipedenza totale e una debolezza russa nei confronti della Cina impressionante», rileva Prodi, aggiungendo che il conflitto in corso sta producendo anche «il riarmo tedesco». 

Ci vorranno anni «perché la Germania possa avere un ruolo anche militare che ora non ha, ma quando si mettono a bilancio spese copiose questo si può avere e in questa situazione noi avremmo bisogno di una politica estera e di difesa comune», ribadisce Prodi.

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