Panjuskin: "Putin è un bugiardo ossessionato dai bambini ai quali vuole negare la libertà"
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Panjuskin: "Putin è un bugiardo ossessionato dai bambini ai quali vuole negare la libertà"

Valerij Panjuskin, scrittore russo dissidente, ha parlato all'Auditorium di Roma

Panjuskin: "Putin è un bugiardo ossessionato dai bambini ai quali vuole negare la libertà"
Valerij Panjuskin all'Auditorium di Roma
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25 Marzo 2023 - 20.05


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di Tancredi Omodei

Giornalista e scrittore, lui adesso, come tanti altri russi, vive a Riga. Avendo raccontato tre guerre, quando il suo Paese sferrò l’attacco all’Ucraina, chiese di poter fare quel che ha sempre fatto, l’inviato di guerra. “Mi dissero che ero troppo vecchio – ride Valerij Panjuskin – allora pensai di raccontare i profughi, quello che ciascuno di loro ha pensato e ha pensato di dover fare allo scoppio della guerra.

“L’ora del lupo”, il libro nel quale Panjuskin ha raccolto le storie che fanno la Storia è questo. E c’è tutto quello che accompagna donne e uomini in momenti come questo, pagine drammatiche, tragiche, anche elementi di commedia. Si, anche quelli ci sono nel libro di Panjuskin.

Valerij Panjuskin, che parla italiano per i suoi studi a Firenze, quando senza le guerre ci si poteva concentrare a raccontare la civiltà dell’uomo, ha incontrato i lettori di Roma nell’ambito di potere, titolo e denominatore comune dello straordinario festival del libro dell’Auditorium. Lunghe file per ascoltare, tanta gente.

 Panjuskin inizia partendo dal suo rapporto col vecchio padre: “Questa guerra ha segnato una faglia tra noi, mio padre come tanti vecchi ha approvato questa guerra. Come tanti altri vecchi. La propaganda in Russia funziona benissimo, accendi la tv e vedi una sola Russia, compatta con Putin, una Russia che ha fatto suoi gli argomenti che il Cremlino avanza per dare un motivo all’invasione. Certo, il giorno che i russi capiranno, questa compattezza sparirà”.

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“I russi, per la loro storia – dice Panjuskin – hanno l’idea che tutto debba essere monolitico, che la diversità è nemica. Non sono mai stati liberi e pensano che questa sia la normalità”. La Russia è così, racconta: “Da Mosca a Vladivostok ci sono 8 ore e mezza, ebbene in questo arco di impero russo c’è, e c’è sempre stata, una sola lingua, senza dialetti, la stessa cucina, senza varianti, come invece è qui in Italia. Questo per dare il senso…”.

Guardando alla cronaca degli ultimi giorni, al mandato della Corte Penale Internazionale, Panjuskin dice:”Putin è ossessionato dai bambini, dai giovani, lui non vuole che vivano una loro vita, diversa da quella che ha vissuto lui. Quelli di oggi devono essere come quelli di ieri”.

La guerra, la pace: “Trattative? Sapete, Andrej Gromyko (ministro degli Affari Esteri dell’Unione Sovietica per quasi 30 anni) diceva “Meglio dieci anni di trattative che un solo giorno di guerra”. Ebbene, con Putin questo è impossibile, è impossibile con un bugiardo come Putin”.

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Questo è il momento più buio per la Russia? “Probabile, e non voglio pensare al futuro…Credo che dopo la sconfitta, e mi auguro con tutto il cuore che Putin sia sconfitto, dopo la sconfitta prevedo una guerra civile. In Russia si moltiplicano gli eserciti “personali”, pensate alla Wagner, ai ceceni, ora c’è una sorta di”Wagner” in Crimea…Putin non potrà che essere sconfitto, lo pensai già al tempo della rivoluzione arancione, al tempo di Maidan”.

Le storie di Panjuskin. All’inizio ha cominciato a cercarle con Facebook, a chiedere a chi scappava dalla guerra di raccontarsi. “All’inizio mi ha aiutato mia moglie, ucraina, anche grazie a lei ho capito la forza e la capacità di resistere degli ucraini. Poi sono andato nei campi profughi, a Riga, in Polonia, a Praga, e ho raccolto un’infinità di racconti. Mi interessava sentire cosa succede nella testa delle persone il giorno in cui si scappa”. Panjuskin è stato colpito dal fatto che tra i primi pensieri di chi è costretto a fuggire ci fosse il gatto di casa, il proprio cane. “Ricordo di un veterinario che fu costretto a scappare coi suoi pitoni, voleva capire dove fosse meglio andare. Qualcuno gli rispose: in Australia”. Ecco, nei racconti della guerra ci sono anche elementi di commedia. passaggi che fanno sorridere. 

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“Ecco, il mio cane odia Putin. In Russia avevamo un grande giardino tutto per lui, ora a Riga è costretto ad andare a spasso al guinzaglio”. 

Altri racconti. “Una giovane donna mi disse che la mattina del primo giorno di guerra era a spasso, fu la madre ad avvertirla della guerra. Ebbene, la sua preoccupazione fu quella di comprare tre brioche alla pesca”.

Alla fine dell’incontro, la richiesta di una frase che sintetizzi Putin. “Putin? E’ uno che lotta contro il futuro”.

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