Medvedev dimentica l'imperialismo di Putin e attacca il colonialismo: "Le Malvinas sono argentine"
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Medvedev dimentica l'imperialismo di Putin e attacca il colonialismo: "Le Malvinas sono argentine"

Dmitry Medvedev si schiera per la sovranità argentina sulle Falkland (Malvinas) e propone la Russia come interlocutori di chi vuole eliminare il colonialismo residuale di Francia e Regno Unito

Medvedev dimentica l'imperialismo di Putin e attacca il colonialismo: "Le Malvinas sono argentine"
Dmitry Medvedev
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6 Marzo 2023 - 16.23


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Ora Mosca sposta il tiro e si occupa dell’altra metà del pianeta (ossia le isole Falkland o Malvinas) non per spirito umanitario o altro ma per disturbare Londra – tra i paesi più impegnati a sostenere l’Ucraina – e magari farsi bella e conquistare qualche consenso internazionale (che è ridotto ai minimi dopo l’invasione dell’Ucraina) e qualche appoggio alle Nazioni Unite.

E che ha detto Dmitry Medvedev, vice capo del Consiglio di Sicurezza russo e presidente del partito Russia Unita? “L’Argentina sta giustamente lottando per riconquistare la sovranità sulle isole Malvinas (Falkland), che sono ancora considerate un territorio britannico d’oltremare”, Una questione legata al colonialismo residuo di Francia e Regno Unito

Medvedev ha poi ricordato che l’Argentina si è ritirata dall’accordo con il Regno Unito che regola le attività amministrative ed economiche sulle Malvine.

“Sebbene questo pezzo di carta sia abbastanza nuovo per gli standard storici, risalendo solo al 2016, politicamente è diventato marcio e maleodorante (come, tra l’altro, è il caso di quasi tutto ciò che la mano pestilenziale di Londra tocca). La determinazione di Buenos Aires a continuare la sua giusta lotta per riconquistare la sovranità sui territori contesi dimostra chiaramente un percorso verso il rafforzamento dell’indipendenza giuridica degli Stati e la loro lotta contro le vergognose pratiche moderne di neocolonialismo, a cui molti Paesi continuano a indulgere”, ha scritto in un articolo caricato sul sito web di Russia Unita lunedì.

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Medvedev – con la solita retorica guerrafondaia – ha affermato che la lama affilata delle turbolenze nelle relazioni internazionali è servita per scacciare un bubbone incancrenito da problemi globali di lunga data.

“Per molti decenni si sono limitati a coprirli con “cerotti politici” invece di eliminare le cause della malattia. Tuttavia, nessun ascesso può durare per sempre. I tempi sono maturi per un intervento chirurgico internazionale che rimuova il tumore maligno del passato coloniale”, ha affermato.

Medvedev ha sottolineato il fatto che, secondo la classificazione delle Nazioni Unite, nel mondo ci sono ancora molti territori non autogestiti, che ha descritto come “rudimenti del sistema coloniale crollato tra gli anni ’50 e ’70 del XX secolo”. “Le ex potenze coloniali vogliono forse dare loro una vera libertà? Difficilmente”, ha detto Medvedev.

A suo avviso, la Gran Bretagna non restituirà mai l’arcipelago delle Chagos alle Mauritius, così come la Francia non restituirà mai Mayotte all’Unione delle Comore o le Isole Sparse nell’Oceano Indiano (in francese: -les -parses) al Madagascar. “Pertanto, questi Paesi hanno sviluppato una crescente comprensione della correttezza di resistere ai resti delle pratiche neocoloniali e ai tentativi di imporre loro atteggiamenti culturali perversi, che provengono dalle ex potenze coloniali occidentali”, ha sottolineato il vice capo del Consiglio di Sicurezza.

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In conclusione, ha avvertito che il mondo multipolare emergente sarà molto più complesso di un “sistema bipolare bidimensionale o di un diktat unipolare”.

“Mentre l’Unione Sovietica ha contribuito attivamente al crollo del sistema coloniale mondiale, ora, insieme ad altri Paesi, possiamo piantare l’ultimo chiodo nella bara delle aspirazioni neocoloniali del mondo occidentale”, ha concluso. Perfetto. Ma questo non giustifica l’imperialismo neo-zarista di Putin e le invasioni dfi stati sovrani o l’assassinio di chi vuole liberarsi della cappa di Mosca. Dalla Cecenia alla Georgia fino ad arrivare all’Ucraina.

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