In Etiopia la guerra civile ha provocato 600 mila morti ma l'Italia pronta a dare armi ad Addis Abeba
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In Etiopia la guerra civile ha provocato 600 mila morti ma l'Italia pronta a dare armi ad Addis Abeba

La ripresa della cooperazione nel settore della difesa è stata annunciata da Giorgia Meloni durante l'incontro con il presidente dell'Etiopia Abyi Ahmed. Eppure lì c'è la guerra civile

In Etiopia la guerra civile ha provocato 600 mila morti ma l'Italia pronta a dare armi ad Addis Abeba
Giorgia Meloni e il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali
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6 Febbraio 2023 - 23.25


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La domanda è: se poi arriveranno sulle navi etiopi, soprattutto dal Tigray,  “La ripresa della cooperazione nel settore della difesa annunciata da Giorgia Meloni durante l’incontro con il presidente dell’Etiopia Abyi Ahmed, che ha ricevuto oggi a Roma, è fortemente inopportuna. Abyi è responsabile della guerra civile contro la regione indipendentista del Tigray” che «è costata 600mila morti e due milioni di sfollati, in una regione di sei milioni di abitanti che l‘esercito etiopico, insieme a quello eritreo hanno sigillato per due anni, impedendo l’accesso sia ai giornalisti, che agli operatori umanitari che portavano aiuti alimentari e cure mediche, che agli osservatori indipendenti”.

Così Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico e vice presidente della Commissione Esteri della Camera.

“La guerra contro il Tigray è stata più sanguinosa della guerra in Siria – continua Quartapelle – Le denunce sono state del più alto livello, dall’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Linda-Thomas Greenfield, all’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea Borrell. Gli onori con cui il presidente Abyi è stato accolto a Palazzo Chigi occultano la sua responsabilità in quello che è avvenuto nella regione. Meloni avrebbe dovuto essere meno affrettata nel cercare di cogliere chissà quale vantaggio da un rapporto con il presidente etiopico. Il nostro paese dovrebbe stare dalla parte di un reale sforzo di pace, giusto, sostenibile, equo».

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«Dovrebbe stare dalla parte di chi indaga contro quei crimini, della popolazione civile, di chi si sforzerà di mettere insieme i pezzi di un paese complesso come l’Etiopia squassato dalla guerra civile in Tigray e oggi da problemi in Oromia. Già una volta il mondo si è illuso che il presidente Abyi fosse un avvocato della pace, quando nel 2019 è stato insignito del premio Nobel per la pace. Un anno dopo il suo esercito assediava una regione del suo stesso paese. Questa volta almeno l’Italia, che conosce bene l’Etiopia, le sue complessità e la necessità di mantenere un equilibrio, avrebbe dovuto usare maggiore cautela», conclude.

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