Amnesty denuncia: i condannati a morte in Iran prima stuprati e picchiati (uomini e donne)
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Amnesty denuncia: i condannati a morte in Iran prima stuprati e picchiati (uomini e donne)

Nell'ultimo rapporto dell'organizzazione, che esprime seri dubbi sulla correttezza del sistema giudiziario iraniano, Amnesty descrive il caso di Mehdi Mohammadifard, violentato dalle guardie carcerarie

Amnesty denuncia: i condannati a morte in Iran prima stuprati e picchiati (uomini e donne)
Uomini e donne violentati in Iran nelle carceri
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31 Gennaio 2023 - 12.41


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Stuprati dalle guardie carcerarie, che poi li hanno percossi con violenza. Queste alcune delle torture documentate da Amnesty International ai danni di almeno tre condannati a morte in Iran. Nell’ultimo rapporto dell’organizzazione, che esprime seri dubbi sulla correttezza del sistema giudiziario iraniano, Amnesty descrive il caso di Mehdi Mohammadifard, violentato dalle guardie carcerarie e duramente picchiato, tanto da aver subito lesioni anali che hanno richiesto cure in un ospedale fuori dalla prigione in cui era detenuto. Il diciannovenne si era nascosto dopo essere stato convocato per essere interrogato dai Guardiani della rivoluzione iraniana, i Pasdaran, prima del suo arresto il 2 ottobre. Durante il suo arresto è stato gettato a terra e ha subito una frattura al naso, ha detto Amnesty.

Mohammadifard è stato condannato a morte insieme al 18enne Arshia Takdastan e al 31enne Javad Rouhi in relazione alle proteste a Noshahr, nella provincia di Mazandaran, il 21 settembre, scoppiate in risposta alla morte di Mahsa Amini dopo essere stata arrestata dalla polizia. I tre. che sono stati condannati alla pena capitale con diverse accuse tra cui «corruzione sulla Terra» e «inimicizia contro Dio”, hanno presentato ricorso presso la corte suprema.

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Amnesty ha denunciato che anche Rouhi è stato sottoposto a gravi percosse e fustigazioni, anche sulla pianta dei piedi e mentre era legato a un palo, e che gli è stato messo il ghiaccio sui testicoli. Anche Takdastan è stato ripetutamente sottoposto a percosse, ha affermato l’organizzazione. A tutti e tre gli imputati, denuncia Amnesty, è stato negato il diritto a un avvocato di loro scelta in un’udienza durata meno di un’ora.

Diana Eltahawy, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa , ha detto che ‘«il fatto che Arshia Takdastan, Mehdi Mohammadifard e Javad Rouhi e i loro parenti angosciati vivano sotto l’ombra dell’esecuzione mentre gli agenti delle Guardie Rivoluzionarie e i funzionari dell’accusa ragionevolmente sospettati di responsabilità o complicità nei loro abusi sessuali e altre forme di tortura godono di assoluta impunità evidenzia la pura crudeltà e disumanità del sistema giudiziario iraniano». Un appello è stato quindi rivolto alle «autorità iraniane che devono immediatamente annullare le condanne e le condanne a morte di questi giovani e far cadere tutte le accuse relative alla loro partecipazione pacifica alle proteste. Devono inoltre ordinare un’indagine tempestiva, trasparente e imparziale per consegnare alla giustizia, in processi equi, tutti coloro ragionevolmente sospettati di responsabilità per la loro tortura”.

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