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Il j'accuse di Zelensky: "La vendita di droni suicidi dall'Iran alla Russia non sarebbe avvenuta se Israele..."

La cooperazione militare di Mosca con Teheran porterà probabilmente la Russia ad assistere l'Iran nello sviluppo del suo programma nucleare. Ma...

Il j'accuse di Zelensky: "La vendita di droni suicidi dall'Iran alla Russia non sarebbe avvenuta se Israele..."

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

25 Ottobre 2022 - 17.39


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L’accusa è pesantissima: “La vendita di droni suicidi dall’Iran alla Russia non sarebbe avvenuta se Israele non avesse scelto di restare neutrale nel conflitto”. A lanciarla è il presidente dell’Ucraina, Volodymir Zelensky.

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Il j’accuse di Kiev

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Resoconta su Haaretz Sam Sokol: “La cooperazione militare di Mosca con Teheran porterà probabilmente la Russia ad assistere l’Iran nello sviluppo del suo programma nucleare, ha dichiarato lunedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, affermando che Israele avrebbe potuto impedire la nascente alleanza tra i due Paesi. Rivolgendosi alla Conferenza sulla democrazia di Haaretz in un videomessaggio preregistrato, il leader ucraino ha affermato che la vendita di droni suicidi da parte dell’Iran e la fornitura di istruttori militari alle forze russe che operano nel suo Paese non sarebbero state possibili senza la decisione di Israele di rimanere neutrale nel conflitto. “In otto mesi di guerra totale, la Russia ha usato quasi 4.500 missili contro di noi. E le loro scorte di missili si stanno esaurendo. Per questo motivo la Russia è andata a cercare armi a prezzi accessibili in altri Paesi per continuare il suo terrore. Le ha trovate in Iran”, ha detto Zelensky. Ha aggiunto che l’intelligence ucraina stima che la Russia abbia ordinato circa 2.000 droni Shahed da Teheran. 

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“Ho una domanda per lei: In che modo la Russia paga l’Iran per questo, secondo lei? L’Iran è interessato solo al denaro? Probabilmente non si tratta di denaro, ma di assistenza russa per il programma nucleare iraniano. Probabilmente è proprio questo il senso della loro alleanza. E questa loro alleanza semplicemente non sarebbe avvenuta se i vostri politici avessero preso una sola decisione all’epoca: quella che abbiamo chiesto noi”. L’Ucraina ha chiesto l’assistenza militare israeliana sin dall’inizio dell’invasione russa a febbraio. “Se avessimo messo immediatamente in sicurezza i nostri cieli di fronte alla minaccia dei missili e dei droni, la Russia non avrebbe nemmeno il motivo di andare dall’Iran e offrirgli qualcosa in cambio di assistenza per il terrorismo”, ha dichiarato. Zelensky ha invitato Israele ad “agire insieme” alle democrazie occidentali che armano Kiev. L’establishment di sicurezza israeliano si è ripetutamente opposto all’armamento dell’Ucraina, sostenendo che irritare Mosca potrebbe mettere in pericolo la libertà d’azione delle Israel Defense Forces in Siria, dove le forze russe si sono tenute in disparte consentendo attacchi aerei contro obiettivi iraniani. Per rispondere alle preoccupazioni israeliane, Zelenskyy ha dichiarato lunedì che “la presenza russa in Siria è stata significativamente ridotta grazie ai nostri difensori, che stanno sconfiggendo gli occupanti. Ma purtroppo non abbiamo il nostro Iron Dome”, ha aggiunto, riferendosi al sistema di difesa israeliano contro i missili a corto raggio.


Martedì scorso, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha chiesto ufficialmente al ministero degli Esteri israeliano sistemi di difesa aerea e addestramento. Ha osservato che l’Iran sfrutterebbe l’opportunità di dispiegare i suoi sistemi di armamento in Europa per perfezionarne le capacità, che potrebbero poi essere rivolte contro Israele. Tuttavia, Israele ha chiarito che non invierà assistenza militare, con il Ministro della Difesa Benny Gantz che ha sottolineato “che non venderemo armi all’Ucraina”.

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In una telefonata di lunedì, Gantz ha ribadito al suo omologo ucraino Oleksii Reznikov che “a causa delle limitazioni operative che lo Stato di Israele deve affrontare, Israele non fornirà sistemi d’arma all’Ucraina”, secondo Barak Ravid di Walla New.


I ministri, tuttavia, hanno concordato di tenere un dialogo professionale nel tentativo di aiutare l’Ucraina nello sviluppo di un sistema di allarme civile contro le minacce aeree, ha detto l’ufficio di Gantz, aggiungendo che la telefonata è stata positiva.

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L’unico membro del governo che ha chiesto l’invio di armi all’Ucraina è il Ministro degli Affari della Diaspora Nachman Shai. Di recente ha twittato che “alla luce degli [ultimi] barbari attacchi alle città ucraine, è tempo che il nostro Paese prenda una chiara posizione morale e sostenga [Kyiv] con passi pratici, compresa la fornitura di armi difensive per proteggere la popolazione pacifica”. L’Ucraina ha contattato le organizzazioni ebraiche in Europa e negli Stati Uniti come parte di un tentativo di arruolare l’ebraismo mondiale per spingere Israele a porre fine alla sua neutralità autoimposta. Tuttavia, secondo un sondaggio condotto la scorsa settimana per conto dell’emittente pubblica israeliana Kan, il 41% degli israeliani si oppone ancora all’armamento dell’Ucraina, mentre il 21% è favorevole e il 38% è incerto. Ringraziando Haaretz per avergli consegnato il premio per la democrazia 2022, Zelensky ha detto che, pur apprezzando il sostegno, “non è forse giunto il momento che anche il vostro Stato scelga con chi stare? Con il mondo democratico, che sta combattendo fianco a fianco contro la minaccia esistenziale alla sua esistenza? O con coloro che chiudono un occhio sul terrore russo, anche quando il costo del continuo terrore è la completa distruzione della sicurezza globale?”.
Così Haaretz.

Intanto istruttori militari iraniani stanno addestrando forze russe in Bielorussia nel lancio di droni forniti dalla stessa Teheran da usare contro l’Ucraina. È quanto riferito dal Jerusalem Post, secondo il quale un gruppo di addestratori dei Pasdaran è stato visto nel villaggio bielorusso di Mykulichi, sotto la protezione di soldati russi e funzionari dell’intelligence di Mosca. Questi istruttori iraniani coordinano gli attacchi dei droni kamikaze lanciati dai russi dalle basi bielorusse di Baranovichi e Lida contro le infrastrutture ucraine.

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Le mosse di Tel Aviv

Ne scrive David Bartocci in un documentato report su Inside Over: “Secondo quanto riportato al New York Times, i servizi segreti dello stato ebraico stanno fornendo ai soldati di Kiev informazioni essenziali per abbattere i droni iraniani Shahed-136: le piccole e capaci ali volanti sviluppate da Teheran che vengono impiegate dai russi come arma del terrore nel territorio ucraino. Armi che hanno l’obiettivo di “paralizzare le infrastrutture elettriche e di riscaldamento nelle città ucraine nella speranza di demoralizzare la popolazione”.

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Sono stati sviluppati per “colpire Israele” sostengono i vertici di Mossad, e per questo motivo i commandos dei Serayet si sono “addestrati” a sopprimere efficacemente questo tipo di minaccia. Una lezione che può essere impartita facilmente a quanto pare e spedisce un messaggio abbastanza chiaro agli hezbollah che intendessero inviarsi sul territorio ebraico.

A svelare questo ulteriore retroscena è stato un funzionario del governo ucraino rimasto come di consueto protetto dall’anonimato. L’uomo di Kiev ha dichiarato che l’intelligence israeliano sta condividendo ”informazioni utili per colpire i droni iraniani” che vengono impiegati dalle forze russe. Un tipo di armamento che secondo fonti d’intelligence britanniche – molto attive sul territorio – si starebbe rivelando estremamente inefficace; dal momento che il 70% dei droni che riescono a penetrare il primo livello delle difese aeree ucraine viene poi intercettato e abbattuto prima di raggiungere l’obiettivo. 

La strategia per abbattere i “kamikaze” made in Iran

I resoconti divulgati dal Times in merito alle tecniche di abbattimento dei droni killer  – rimarca Bartocci – riportano la memoria alle temibili bombe volanti V-1 che durante la Seconda guerra mondiale venivano avvistate, segnalate e eliminate dai caccia che le intercettavano e abbattevano prima che potessero terminare la loro corsa letale. Un pilota ucraino riportato col nome in codice di “Juice” ha spiegato come i droni kamikaze impiegati dai russi vengono tracciati/illuminati dai controllori di terra che indicano il bersaglio al caccia, il quale, attraverso il vantaggio concessogli dalla velocità, deve intercettarlo e abbatterlo. Viene riportato con un missile aria-aria, ma è lecito supporre venga abbattuto con una raffica di mitragliatrice/cannoncino aeronautico che montano sia MiG che Sukohoi. Una missione comunque pericolosa dato che i detriti della preda una volta esplosi – oggi come allora – potrebbero investire il velivolo cacciatore e costringere il pilota a lanciarsi dal suo aereo prima di perdere il controllo. Il caso si sarebbe verificato a un pilota di MiG che aveva ingaggiato un drone kamikaze diretto sulla città di Vinnytsia, nell’Ucraina centrale.

Sempre secondo quanto riportato dalla fonte reperita dagli americani, i droni di fabbricazione iraniana sono accompagnati da un tipico rumore o “ronzio”, paragonato a quello di una motosega in funzione e provocato dal sistema di propulsione affidato ad un’elica posizionata nella sezione posteriore del drone. Ragione per cui un altro caso di abbattimento si sarebbe verificato attraverso delle semplici raffiche di fucili d’assalto concentrate da 3 soldati ucraini che avevano riconosciuto il rumore e scovato il bersaglio mentre si abbassava per colpire l’obiettivo. Una sorta di “ultima chance” possibile.

Sarebbero tre infatti i livelli di protezione innalzati dalla difesa di Kiev per eliminate la minaccia dei droni kamikaze iraniani: la prima linea di difesa consiste nei jet da combattimento che vengono riportati in “missioni di pattugliamento 24 ore su 24” (contribuendo a confermare in tal caso come la supremazia aerea dei russi in Ucraina sia rimasta un miraggio); la seconda linea sui sistemi missilistici di vario genere e portata schierati a terra che costituiscono la bolla di difesa; la terza sulle squadre di soldati dotati di mitragliatrici pesanti e leggere che come in passato concentrato il fuoco incrociato sui droni che hanno violato la difesa aerea e sono in procinto di raggiungere un obbiettivo appositamente difeso. La vera difficoltà, confermano gli ucraini, consiste sempre nell’individuare sui radar i droni che, in virtù nella loro forma e ridotta dimensione, lasciano una firma facilmente confondibile con altri oggetti che non rappresentano una minaccia. Il contatto visivo spesso avviene troppo tardi.

Il delicato dilemma di Tel Aviv 

Kiev ha usato pochi giri di parole per esortare il governo israeliano a unirsi alle potenze occidentali che contribuiscono a rifornire l’Ucraina di armi difensive/offensive da contrapporre all’invasione russa. Appellandosi – proprio in seguito ai più recenti attacchi di droni kamikaze e missili di fabbricazione iraniana – all’occasione di misurarsi con quelle “armi di distruzione” che, secondo quanto dichiarato apertamente dal ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, sono state create appositamente “per colpire Israele“. La risposta della Difesa israeliana a tale sollecitazione si sarebbe conclusa tuttavia nel veto imposto in virtù della stretta collaborazione che intercorre tra Tel Aviv e Mosca sul fronte siriano; dove IAF e VVS (rispettivamente aeronautiche militari israeliana e russa, ndr) collaborano nella soppressione delle minacce lanciate da hezbollah ai danni dello Stato ebraico.

Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz avrebbe garantito l’esclusiva fornitura di sistemi di allerta precoce ma nessun tipo di sistema d’arma difensivo. Si era parlato nelle settimane precedenti – addirittura e sproposito – del famigerato “Iron dome”. Le dichiarazioni che fanno menzione dei fondamentali informazioni d’intelligence offerte al governo ucraino potrebbero frenare o addirittura interrompere la collaborazione tra Mosca e Tel-Aviv. È tuttavia “impossibile” – fino a ulteriore controprova o se non attraverso un successo dello spionaggio russo -dimostrare se il Mossad sta aiutando seriamente Kiev con le sue preziose “lezioni”. 

Le intelligence occidentali continuano ad avanzare l’ipotesi che i droni kamikaze iraniani vengono impiegati dai vertici militari di Mosca per supplire la sempre maggiore scarsità di munizioni di precisione, quali “sostituti di armi di precisione a lungo raggio”. Un’altra informazione difficilmente conformabile, anche se più che plausibile dato quanto scritto  in precedenza, e data il riscontro fattuale nell’impiego di questo e non di altre armi. Oltre allo spiacevole titolo di “suicida”, quello che potrebbe guadagnarsi lo Shaehd- 136 attualmente è “drone della discordia” – adesso che è entrato in linea nell’arsenale russo arginato dalle potenze del Patto Altantico, e minaccia dunque di allargare ulteriormente la portata del conflitto. Non più Washington / Mosca via Kiev dunque, ma anche Tel Aviv / Teheran via Mosca passando per il fronte di Damasco. Una trama complessa, che per un istante fa quasi dimenticare – vergognosamente –  le vittime collaterali civili che questa elementare “loitering munition made in Teheran” continua e continuerà a mietere fino al giorno di un sempre più complesso “armistizio”.

Così l’analista di Inside Over. 

Resta l’appello-denuncia di Zelensky. Al futuro Primo ministro israeliano la risposta. 

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