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Dopo il voto in Francia si delinea 5 scenari possibili di governo: ecco quali

Dalle dimissioni della prima ministra Elizabeth Borne alla mozione di censura del Parlamento

Dopo il voto in Francia si delinea 5 scenari possibili di governo: ecco quali
Macron

globalist

20 Giugno 2022 - 14.54


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Sono i cinque gli scenari evocati in queste ore in Francia dopo che le elezioni legislative hanno stravolto gli equilibri all’Assemblèe Nationale:

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La prima ministra è stata eletta ieri, così come molti dei ministri che fanno parte del suo governo; ma anche se questa era la condizione necessaria per restare al governo, forse non è quella sufficiente. Gli esponenti dell’opposizione, da detra e da sinistra, hanno già fatto sentire la loro voce, dicendo che vista la sconfitta elettorale della coalizione Ensemble del presidente Emmanuel Macron, Elisabeth Borne non può restare a Matignon.

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La portavoce del governo Olivia Grègoire ha detto che, al momento, la questione sia sul tavolo, ma non ha escluso che se ne parli “nelle prossime ore”. Gli esponenti dell’esecutivo che non sono stati eletti alle legislative devono comunque andarsene: è il caso delle ministre della transizione ecologica, Amèlie de Montchalin e della salute Brigitte Bourguignon, oltre che della segretaria di Stato incaricata del mare, Justine Benin.

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Sconfitti e quindi fuori gioco anche il presidente uscente della stessa Assemblèe Nationale, Richard Ferrand, e il presidente uscente del gruppo LRM ed ex ministro dell’Interno, Christophe Castaner. Dall’opposizione, si chiedono le dimissioni della prima ministra; in ogni caso, ha osservato l’esponente della France Insoumise, Alexis Corbière, “il suo discorso di politica generale sarà minoritario in questa Assemblea”.

Fra le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica francese, prevista dall’articolo 12 della Costituzione, c’è la possibilità di sciogliere l’Assemblèe Nationale; “Il presidente della Repubblica può, dopo consultazione con il primo ministro e i presidenti delle Assemblee, pronunciare lo scioglimento dell’Assemblea nazionale – recita l’articolo secondo la versione del 1995 – Le elezioni generali si svolgono almeno 20 giorni e al massimo 40 giorni dopo lo scioglimento. L’assemblea nazionale si riunisce in pieno diritto il secondo giovedì dopo la sua elezione. Non si può procedere a un nuovo scioglimento durante l’anno che segue queste elezioni”.

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Quest’ultima formula provoca il dubbio che Macron non possa in realtà sciogliere la Camera prima di un anno; ma secondo molte interpretazioni questo caso riguarda solo le elezioni già avvenute dopo uno scioglimento e non, come in questo caso, regolari e di fine legislatura. Si considera dunque uno scenario possibile quello di uno scioglimento immediato da parte del presidente

Non avendo ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni legislative, la coalizione presidenziale si espone al rischio di essere sottoposta a una mozione di censura da parte della neoeletta Assemblèe Nationale. La possibilità è prevista dall’articolo 49 della Costituzione in caso di “profondo disaccordo” fra parlamentari e governo. Servono 58 deputati perchè una forza di opposizione possa presentare una mozione di censura: è un numero che viene superato agevolmente sia dal Rassemblement national, che dai Repubblicani, che dalla coalizione di sinistra Nupes.

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In teoria, è un meccanismo che può portare alle dimissioni del governo, se viene votata dalla maggioranza dell’Assemblèe, ovvero 289 voti. L’idea è già stata ventilata da un deputato della France Insoumise, Eric Coquerel, per la prima seduta utile.

Rientra nella fattispecie della “mozione di censura” anche un escamotage che il governo francese può utilizzare per legiferare senza bisogno della maggioranza parlamentare. Sempre nell’ambito dell’articolo 49 della Costituzione, comma 3, il primo ministro può assumere la responsabilità del governo su un determinato testo di legge, adottarlo senza voti nè emendamenti: in Italia parliamo in questo caso di “decreti legge” e anche in Francia viene utilizzato in caso di emergenza per quanto oggetto di forti critiche.

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Dalla riforma costituzionale adottata nel 2008, il 49.3 può essere usato dal governo solo una volta per ogni sessione parlamentare e non basta quindi ad attuare un intero programma legislativo: alla maggioranza di Emmanuel Macron serve comunque trovare alleati per realizzare le proprie riforme.

Per avere la maggioranza assoluta (289 eletti), il governo del presidente Emmanuel Macron dovrebbe cercare l’alleanza di una cinquantina di parlamentari, presumibilmente fra quelli della formazione di centro destra Les Republicains, oppure fra i deputati più moderati eletti all’interno dell’alleanza di sinistra. Non sarà un compito facile, ma potrebbe essere una soluzione se verrà adattata di volta in volta alle diverse parti del programma da portare avanti. 

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