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L'Onu: "In Ucraina stupri come arma di guerra, abbiamo raccolto la documentazione"

Pramila Patten, Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per la violenza sessuale nei conflitti. Stupri russi ma in alcuni casi anche ucraini

L'Onu: "In Ucraina stupri come arma di guerra,  abbiamo raccolto la documentazione"
Pramila Patten, Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei conflitti

globalist

6 Giugno 2022 - 19.58


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Cosa diranno le truppe cammellate putiniane?  “Lo stupro viene utilizzato come arma di guerra. Le vittime sono donne ma anche uomini ucraini, gli aguzzini tuttavia non sono solo da una parte”. La denuncia è di Pramila Patten, Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per la violenza sessuale nei conflitti.

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“Sono stata a Kiev e Leopoli, non ho incontrato personalmente vittime di violenze sessuali ma – spiega – ho incontrato Ong e funzionari governativi che hanno riportato ampia documentazione di casi di violenze sessuali su cui si sta investigando. Ci hanno raccontato casi di violenza sessuale compiuti davanti ai famigliari, magari con un fucile puntato alla testa della vittima o di chi era costretto ad assistere a questo orrore. Si tratta di famiglie che ora vengono seguite da personale specializzato, ci sono state violenze su ragazzine, ci sono stati stupri di gruppo avvenuti negli scantinati delle zone occupate che sono durati giorni. Le Nazioni Unite hanno dispiegato squadre di investigatori sul campo per capire quanti casi ci sono stati e per darne documentazione, ovviamente per fare le opportune verifiche occorre del tempo ma è un lavoro imprescindibile”.

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“Abbiamo ricevuto denunce di violenze sessuali avvenute tra le fila delle forze ucraine. Si tratta di casi che ho portato all’attenzione dei funzionari governativi di Kiev quando sono stata lì e devo dire che da parte loro non c’è stata un atteggiamento negazionista o ostruzionista”, conclude Patten, per la quale “le vittime devono sempre denunciare, altrimenti il rischio è che ci troviamo davanti a una nuova Bosnia. Occorre fare giustizia, dimostrare che l’impunità non è la regola. Nessuna amnistia, nessuna giustificazione, nessuna tolleranza”.

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